David Foster Wallace – Infinite Jest


A cura di Anifares

Udite… udite… ho terminato di leggere “Infinite Jest” di David Foster Wallace. Signore e signori un libro dal peso di gr. 1.038  e alto ben cm. 6 e di ben 1.281 pagine. Voglio essere sincera fino all’ultimo, arrivata a pagine 520 stavo cedendo… perché è scomodo fisicamente un libro così… ma anche perché il linguaggio non è scorrevole anzi io direi molto ma molto complesso ed è proprio questa complessità che ti avvolge. Una complessità che ti porta nel futuro… almeno questo ho pensato nelle prime pagine… povera ingenua. La storia è ambientata in America e precisamente a Boston in un futuro non troppo lontano. Il romanzo tocca argomenti diversi, quali il tennis, visto come metafora dell’agonismo nella società americana e delle “infinite soluzioni in uno spazio finito” (vorrei ricordare un altro scritto sul tennis di Wallace o meglio sulla tennista Tracy Austin contenuto in “Considera l’aragosta”); la dipendenza dalle sostanze e i programmi di recupero, vero fulcro su cui ruotano la maggior parte delle vicende del libro; l’abuso dei minori; la pubblicità e l’intrattenimento popolare, nelle loro forme parossistiche e alienanti; le teorie cinematografiche e il separatismo quebechiano. Insomma già così c’è molta carne a cuocere ma passiamo alla trama che s’incentra sulla cartuccia smarrita di un film, a cui spesso nel libro si fa riferimento denominandola “l’Intrattenimento”, ma intitolata Infinite Jest dal suo autore, James Incandenza (che si suicida con testa nel forno a microonde). Il film è così appassionante che i suoi ignari spettatori dopo pochi istanti diventano catatonici e perdono qualsiasi interesse per tutto ciò che non sia l’infinita visione del film. La cartuccia rappresenta l’incarnazione estrema della dipendenza, uno dei temi centrali del romanzo, che si svolge in gran parte nell’accademia di tennis fondata da Incandenza (l’ETA) situata nei sobborghi di Boston, e nell’attigua casa di recupero e reinserimento per tossicodipendenti (l’Ennet House) in cui presta servizio Don Gately, un ex ladro d’appartamenti e tossicodipendente in via di reinserimento. Nel mondo futuristico del romanzo, il Nord America è uno stato unico composto dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Messico, denominato Organization of North American Nations (O.N.A.N.). Le grandi imprese acquistano il diritto di dare il nome a ciascun anno del calendario e da ciò, ad esempio: “Anno del Pannolone per Adulti Depend” oppure “Anno di Glad”. Inoltre, quelli che una volta erano gli Stati Uniti del nord est sono diventati un’enorme e insalubre discarica annessa al Quebec. Volete di più? Il romanzo prende il nome, almeno in parte, da un verso dell’Amleto, in cui lo stesso protagonista fa riferimento a Yorick, il buffone di corte: “Ahimè, povero Yorick! L’ho conosciuto, Orazio: un compagno di scherzi infiniti” (infinite jest, in lingua originale). A tale citazione si fa allusione molte volte, dato che la compagnia cinematografica di James Incadenza si chiama “Poor Yorick Productions”. Insomma una volta iniziato questo libro si deve terminare perché si viene rapiti da questo mondo, ma non perchè è un mondo fantastico e forse considerato lontano… no cari miei questo è il nostro mondo: un mondo dove attaccano gli sponsor dovunque (ricordate quelle persone che offrivano il loro corpo per fare pubblicità), un mondo dove i bambini sono solo destinatari di prodotti commerciali, un mondo dove si spende sempre di più per i divertimenti e meno per la cultura, un mondo dove vi costringono a stare casa per guardare la tv,  un mondo dove la droga dilaga, un mondo che s’incatena al divertimento fino alla morte. Un terrorista canadese in sedia a rotelle dice al suo interlocutore americano: “Arrancate nel buio, questa confusione totale di opportunità. L’obbiettivo di una felicità senza fine ha permesso a qualcuno di farvi scordare le buone vecchie possibilità che, la felicità, la permettevano davvero”. Viene paragonato all’Ulisse di Joyce per la complessità ma c’è qualcosa in più, insomma se non l’avete capito questo è un manuale di sociologia dove Wallace studia l’uomo dei nostri tempi ma accanto allo studio sociologico c’è la ricercatezza dello stile ed una fantasia straripante … dove ad un certo punto mi sono chiesta “Ma che tipo di droga usa, sto’ tizio?” ma la risposta è semplice “Basta saper osservare, saper ascoltare l’essere umano che di scrivere non smetteresti mai”. E bravo Wallace facci na’ munezza e c’è lo meritiamo pure….

Titolo: Infinite jest
Autore: David F. Wallace
Traduttori: Nesi E., Villoresi A., Giua G.
Prezzo: € 27.00
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero big
Data di Pubblicazione: Ottobre 2006
ISBN: 8806178725
ISBN-13: 9788806178727
Pagine: 1281
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

David Foster Wallace (Ithaca, 21 febbraio 1962) è uno scrittore statunitense. Si è laureato all’Amherst College nel 1986 e all’University of Arizona. Ha ricevuto diversi premi tra i quali la MacArthur Fellowship. Ha insegnato alla Illinois State University per gran parte degli anni ’90. Nell’autunno del 2002, ha cominciato ad insegnare al Pomona College come professore di Scrittura Creativa ed Inglese. E’ uno dei rappresentati della corrente letteraria definita come Avantpop.

Anifares

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