Musica: Dario Salvatori e la musica


Dario Salvatori e la musica
Serata rock a Piombino

Serata rock a Piombino con un esperto come Dario Salvatori, intervistato da Fabio Canessa sulla musica in Italia, nel quadro del progetto Cover Green dedicato al 1968. Ne viene fuori una chiacchierata piacevole tra brevi filmati e aneddoti che coinvolge il numeroso pubblico presente in una piazza Bovio confortata da un vento di maestrale che ti par d’essere sul ponte d’una nave, in mezzo al mare. Salvatori è figlio musicale del rock and roll e della musica anni Cinquanta, introdotto nell’ambiente da Arbore e Boncompagni, grazie a loro ha frequentato La Capannina di Franceschi e ha cominciato a fare il mestiere di critico, intervistando mostri sacri come Bob Dylan e Aretha Franklin per la rivista Ciao 2001. Una carrellata di video musicali ci mostra la musica nera, il soul, il rock dei Rolling Stones, senza dimenticare le sonorità dei Beatles e dei gruppi meno noti; si ascoltano canzoni storiche come Sognando California, si accenna alla nostra musica d’autore e alle canzoni popolari. Salvatori paragona la temperie musicale inglese e nordamericana alle nostre sonorità involute – segno comunque dei tempi che vivevamo – come Non ho l’età di Gigliola Cinquetti e parla della traduzione di un pezzo famoso degli Stones da parte di Caterina Caselli. Affermazioni come “De Gregori è il solo che ha studiato Dylan perché aveva deciso sin da piccolo che avrebbe replicato il suo idolo per tutta la vita”, sono discutibili ma coraggiose. Aneddoti come il concerto personale che uno scontroso Dylan – per anni lontano dal suolo italiano – regalò al giovane Salvatori esperto di rock sono affascinanti. Sipario dedicato ad Azzurro di Paolo Conte, portata al successo da Adriano Celentano, per i suoi cinquant’anni, canzone alla quale Fabio Canessa ha dedicato un libro di duecento pagine affrontando ogni aspetto sociologico e musicale. “Potrebbe essere un inno d’Italia perfetto, perché racchiude nelle sue note e nelle parole tutta la mentalità italiana”, afferma Canessa. Resta il tempo di parlare anche dei sessant’anni di Volare di Domenico Modugno, del suicidio di Tenco, di Endrigo e De André (merito di una domanda della scrittrice musicofila Melisanda Massei Autunnali). Salvatori è critico musicale originale e fuori dagli schemi, sin dai suoi abiti per niente impiegatizi, visto che indossa pantaloni con i colori della bandiera nordamericana, si veste a Londra, dove quando può vola per trovare abiti esclusivi. Sta dalla parte dei Rolling Stones (ancora attivi) e non con i Beatles, mentre il pubblico presente – invitato a esprimere la sua opinione – vota per i ragazzi di Liverpool. Salvatori apprezza David Bowie e tutto quello che rappresenta una cultura rock decisa mentre non ama il progress, soprattutto italiano. La musica in vinile resta la sua passione, ha parole entusiaste per le copertine raccolte da Cover Green, non ama per niente quello che il mercato chiama musica liquida, perché “la musica dev’essere tutto ma non liquida!”. Nostalgia per i vinili – che stanno tornando di moda – e per gli album portati alle feste infilzati in un dito, grazie al foro centrale, dove c’era scritto tutto, persino chi suonava il basso e la chitarra, con copertine vissute che ricordavano tempi passati. E così finisce una serata condotta con spiritosa leggerezza da Fabio Canessa e interpretata con brio da Dario Salvatori, che ha appena licenziato l’ultima edizione de Il Salvatori, dizionario della musica italiana, oltre a un interessante libro sulle first lady. Per me, ignorante integrale di musica rock e amante acritico dei cantautori italiani, una vera e propria scuola di musica impartita con leggerezza e senza autoreferenzialità. Cultura alta e cultura bassa si danno la mano.

Gordiano Lupi

 

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