Daniele Sergi – L’ottavo giorno di Fidel Castro


cuba_fidelA cura di Augusto Benemeglio

1.Teleonda Gallipoli

Daniele Sergi, originario di Spongano, è uno scrittore che vive a Cuba, all’Avana, da oltre settant’anni. A suo tempo sposò una splendida meticcia afro-cubana che gli diede sette figli (uno per ogni viaggio), di cui ha perduto le tracce. Il vecchio Daniele , nonostante i suoi ottantotto anni compiuti il 3 gennaio scorso , è tuttora un instancabile viaggiatore . Ha girato più volte il mondo facendo mille mestieri, ma ogni tanto ritorna nella sua vecchia piccola
patria natia , dove ha ancora vivente una cugina. Qualche anno fa (credo che fosse il 2005), venne a trovarmi a Gallipoli (allora dirigevo un programma culturale su Teleonda Gallipoli, il net-work locale) per propagandare il suo ultimo libro, “L’ottavo giorno di Fidel Castro”, scritto in spagnolo (ormai è diventata la sua lingua ), che vorrebbe tradurre in italiano e far pubblicare da una casa editrice salentina ( Manni gli ha chiesto un contributo delle spese, che supera abbondantemente il costo di stampa, Congedo addirittura una cifra astronomica; gli ho detto di rivolgersi a Scarciglia di “Terra degli Ulivi”, che, se non altro, non chiede niente di più delle spese vive). Da parte mia gli ho assicurato un’eccellente traduttrice (Eleonora Del Piano da Sannicola), lettrice di Italiano all’Università di Città del Messico) che conosce lo spagnolo quanto l’italiano e si sarebbe contentata davvero di poco. Ma Daniele , più che per la gloria, era venuto per vedere se poteva raggranellare qualche soldo, “Nnunn’ è ccosa, caro Daniel, ammenoché non ammazzi tua moglie e i tuoi sette figli, allora l’editore lo trovi di sicuro”

2. Sono uno che tiene sientimento

Credo che quella fu la mia ultima trasmissione di “Sette giorni Salento” , ma non è che me la ricordi più di tanto. Allora mi vado a guardare la videocassetta registrata , ed estrapolo , in estrema sintesi, il contenuto dell’intervista. Daniele Sergi parla un italiano curioso , con un forte accento sudamericano e
qualche intercalare in lingua spagnola.

D: Signor Sergi , si dice di lei che a suo tempo è stato cercatore d’oro in Amazzonia, marinaio sui mari di mezzo mondo; e poi camionista, mercante d’armi, guerrigliero, cerusico e barbiere , interprete, insegnante di lingue e infine scrittore . Sembra impossibile che lei abbia potuto fare tutto questo in una sola vita . C’è dell’esagerazione, della leggenda o è proprio così.. Risponde a verità?
“Sì, è vero. Sono partito da Spongano che avevo sedici anni , una corda per cintura e le pezze al culo . Del resto se fossi rimasto lì sarei sicuramente morto di fame. Ho girato tutto il mondo, mi sono incrociato con tanti pugliesi e salentini , mi ricordo il gallipolino Eugenio Barba ,in Norvegia, ad Oslo , che faceva il pescivendolo di giorno e il regista teatrale di sera ; e poi ho conosciuto nelle Filippine un altro salentino, Monsignor Alberto Tricarico ; uomini davvero eccezionali , straordinari, a cui il Salento dovrebbe fare dei monumenti. Invece non gliene frega proprio niente di noi agli amministratori del Salento, pensano solo ad allargare i loro poteri, a rubare soldi alla povera gente, al pueblo, tutti uguali, nord sud est ovest, quando si tratti di burocrati e governanti sono cinici e ladri, “no tiengono sientimento, comprendi?” Del resto chi governa per forza di cose deve essere così. producono solo ingiustizie e mostruosità. Ma per rispondere a la tua domanda in modo esauriente dirò che ho jo ho fatto mille mestieri, ma non sono un avventuriero , “jo no tengo vocassione per fare l’avventuriero.jo sono poeta, tiengo sientimento , comprendi?”. Le avventure nelle quali mi sono trovato sono state solo il risultato di circostanze casuali, dovute quasi sempre a compromessi culturali e politici. Io son venuto a Cuba e c’era la rivolucion , “claro”?

3. La vocazione letteraria

Claro . Prendo nota. Ma mi dica , don Daniel , come è successo che lei abbia trovato pure il tempo di diventare scrittore?
Ti dico la verità. La vocazione per la letteratura l’ho sempre avuta, fin dall’infanzia. Mia cugina Pina Corvaglia ti può confermare che , anche se non ho fatto granchè di scuole , io fin da ragazzino non facevo che leggere e avevo una grande fantasia : disegnavo , intagliavo il legno , facevo giochi strani . Poi , in seguito , a bordo delle mani, durante la navigazione , ho letto molto e di tutto ma in specie i grandi classici, Omero, Virgilio, Sofocle , Eschilo , e poi Cervantes e tutti i drammaturghi spagnoli, Hyrbackal, Neruda, Alllende, de Andrade, Castillo, ma anche Corvaglia e Carrieri, che io ritengo dei classici e invece qui non li conosce nessuno o quasi . Insomma io per tanti anni non ho fatto che leggere , così, quando avevo tempo, disordinatamente e leggevo o in spagnolo o in inglese, comprendi? .Mai, o quasi mai, in italiano. Ci
pensavo ogni tanto a scrivere un romanzo, ma non avevo tiempo per fare un lavoro continuativo , sistematico, costante, perché tu sai che hai bisogno di una stabilità economica ed emotiva per poterti permettere di
scrivere tutti i giorni. Ed io con moglie e sette figli dovevo pensare a ben altro. Dovevo pensare a lavorare e sbarcare il lunario. Però al romanzo ci pensavo, ogni tanto, era un mio pallino, me lo scrivevo mentalmente, ma questo non basta ovviamente. Fare lo scrittore è in fondo come fare qualsiasi altro mestiere , ma allo stesso tempo è un tipo di mestiere completamente diverso da tutti gli altri, m’intendi?

3. Il mio primo libro

In questo senso io sono un prodotto dell’esilio. Solo a 65 anni ho pubblicato il mio primo libro, in spagnolo, a Cuba, che ha avuto un grande successo: fu subito tradotto in tutti i paesi socialisti, in russo,
in cinese, anche in francese. I critici erano sbalorditi perchè era il mio esordio ed io già possedevo un mio stile e una prosa piuttosto complessa, senza che avessi fatto il professore, ma io ti dico, ” amigo”, ( si può dire?) che i critici non capiscono un casso, comprendi?.
D: Beh, non generalizziamo, signor Sergi. Non mi sembra il caso. E poi lei ha avuto successo, è vero , come lo ebbe qualche anno fa Gianni Minà scrivendo di Castro, cioè facendo l’apologia del dittatore.
“Scussame, ma tu mi confermi appieno nelle mie convinzioni . Dimmi por favor che casso ne sanno i critici – quasi sempre scrittori falliti – de come se confenziona un prodotto letterario di successo?… Tu sei proprio
convinto che sia facile ottenere successo, vendere centomila copie di un libro , solo perché uno scrive bene di Castro? Se pensi questo, non hai capito niente della letteratura… Io ho fatto ricorso a tecniche
narrative moderne, come il monologo interiore, il flusso di coscienza, i dialoghi indiretti, che uno scrittore giovane non sempre padroneggia. Eppure a me risultavano facili, e credo proprio di doverlo alla lunga esercitazione con i classici e le traduzioni, comprendi?.

4. Castro dà da mangiare alle galline

D: Okay, va bene. Non si scaldi troppo. Diciamo ai telespettatori di che parla questo libro, don Daniel. Sulla copertina c’è Castro che dà da mangiare alle galline.è metafora di qualche cosa?

E’ una storia escatologica e metafora sull’esistenza. “L’ottavo giorno di Castro” è in realtà la storia di un idiota bastardo, figlio di una puttana, amante di un vecchio cavaliere rincoglionito e un mercante veneziano più avaro dell’avaro di Moliere. Cristoforo ( è il nome che lui si sceglie) s’imbarca come mozzo su una nave che sbarca in Spagna e passa di avventura in avventura attraverso decine e decine di città della Spagna, della
Francia e dell’Italia, come scudiero di questo o quel cavaliere, fa tutti i mestieri, l’oste, il sensale, il ruffiano, il pederasta, il finto ammalato, il servitore scemo, perfino l’aspirante sacerdote e il galeotto
sulle navi , fino a quando viene arrestato messo in carcere e infine impiccato. Ma prima di essere impiccato fa una profezia e dice: Ricordatevi che verrà un tempo in cui ci sarà l’ottavo giorno e l’ottavo giorno porterà un grande condottiero , una sorta di nuovo messia, un liberatore dell’umanità , che vi spazzerà via come sterco, rifonderà una nuova società e governerà il mondo con sapienza e giustizia.
E questo Messia secondo lei sarebbe Fidel Castro? Claro. Certamente. Fidel è come Gesù Cristo, solo che non si è fatto mettere in croce dagli americanos. Anzi è stato lui che glielo ha messo in quel posto…m’intiendi.
Certo, certo. Grazie, Signor Sergi. Auguri per il suo libro tradotto in italiano.

Ma non credo che quel libro sia mai stato tradotto, del resto anche in spagnolo si poteva capire benissimo. Solo che non credo siano rimaste molte copie in giro.

Augusto Benemeglio

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