Crisi economica, banche, pianti e felicità


A cura di Massimo Maugeri

È già trascorso un mese dalla fine del 2013: l’anno in cui la crisi economica e finanziaria ha fatto sentire tutto il suo peso, soprattutto in Paesi come il nostro. Anche i titoli di alcuni libri hanno espresso gli umori del periodo. Resistere non serve a niente”, recita per esempio il titolo del più recente romanzo di Walter Siti (edito da Rizzoli e vincitore dell’edizione 2013 del Premio Strega) puntando l’indice sulla zona grigia che collega criminalità e finanza, fatta di cinici broker, politici corrotti, malavitosi di nuova generazione e banchieri accondiscendenti.
E a proposito di banche, c’è andato giù duro Federico Rampini con il suo recente saggio “Banchieri. Storie dal nuovo banditismo globale” (Mondadori): il sottotitolo la dice lunga sui contenuti di un testo che tenta di spiegare le responsabilità della crisi economica (scoppiata nel 2008 con il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers) arrivando a un’affermazione molto forte: «i banchieri sono i grandi banditi del nostro tempo. Nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatti i banchieri».
Ancora più netto e pesante è il giudizio di Luciano Gallino che traspare dal titolo del suo nuovo volume: “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa” (Einaudi).
Cosa aspettarsi, dunque, dal 2014?
Quali potrebbero essere gli auspici per tentare invece di «resistere» nonostante tutto e, magari, andare avanti con più coraggio?
Basta piangere!”, dice Aldo Cazzullo dalle pagine del suo nuovo saggio edito da Mondadori dove racconta “Storie di un’Italia che non si lamentava”
(sebbene fosse «più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C’erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri»).
Del resto lo sostiene anche Paolo Crepet: «Immaginate un bambino che, tornando a casa, sente il papà che si lamenta del lavoro, la mamma che si lagna di un’altra cosa, il nonno che impreca contro il maltempo… Come volete che cresca quel bambino? Crescerà pensando che l’unica forma espressiva possibile è quella della lamentela». Basta lamentarsi, dunque. E poi? Quale potrebbe essere il passaggio successivo? Una possibile risposta coincide con il titolo del nuovo saggio dello stesso Crepet: “Impara a essere felice” (Einaudi). Attenzione, però – avverte Crepet: «La felicità è una ricerca. Non è avere qualcosa, e nemmeno essere felici in senso stretto… semmai è tentare di esserlo tenendo presente il fatto che, nel momento stesso in cui siamo riusciti a essere felici, abbiamo già cessato di esserlo. La felicità è una ricerca continua». Ecco l’auspicio, allora: che nel 2014 ciascuno di noi possa avere la forza di condurre questa ricerca; crisi o non crisi.

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