Cotto e mangiato


raccontidi Serenella Menichetti

Si chiamava Pasquale Smerigli, amava gli animali e pure i figli, mi piaceva l’idea che fosse vegetariano, lo sentivo sensibile, puro, rispettoso e umano.
Disdegnava assolutamente qualsiasi elemento in pelle animale, per lui, solo fibra sintetica e vegetale.
Me ne resi conto quando gettò nell’immondizia, peraltro senza un briciolo di mestizia, le bellissime scarpe di pelle pura, che mia madre, “un po’dura” gli aveva regalato per il nostro matrimonio, non sto a dirvi quale fu il pandemonio. Io l’avevo avvertita, ma con l’età, lei, era un po’ partita.
Le verdure in pinzimonio che la mia dolce metà rumorosamente sgranocchiò durante il pranzo, evitando la bistecca di manzo, si sbrodolarono sulla camicia di non seta, mentre io tranquilla e cheta lo guardavo estasiata, anche quando sulla cravatta cadde tutta l’insalata. A dir la verità feci l’indiana, mi sentivo spartana, “e poi quella cravatta gialla assomigliava tanto ad una banana.” O Forse lo era”
Quel giorno di primavera, fu per me esperienza piena e vera. Il banchetto si trasformò in una fiera. La nonna mia acquistata, non proprio una fata, con questo non voglio dire fosse una strega, ma nemmeno una nonnina che prega, tracannò 23 calici di vino, di quello sopraffino e si ubriacò per benino. Io per non esser né ladra né spia le feci compagnia.
Nella più totale inconsapevolezza ed innocenza anche se qualcuno insinua che fosse invece sprovvedutezza, si presentò l’ebbrezza e persi la pazienza.
Epicurea, in barca a vela, tirai pure una mela, e la torta alla panna vegetale, cadde rovinosamente sullo smoking di un conoscente, un vero naufragio!
Poi adagio, e del tutto delirante mi feci pure tre bottiglie di spumante, finché sfilando dalla mano il brillante, lo lanciai al vegetariano, che tutto ad un tratto mi apparve strano. Non mi sembrava più nemmeno affascinante, e poi vegetariano non è gratificante, nemmeno interessante, allora lo colpii sul naso, forse gli ruppi un vaso. Quella epistassi secondaria, mi fece prendere una decisione arbitraria.
Avallata da una voglia animale e per niente razionale: al cameriere ordinai tre coniglietti arrosto ed un maiale. Mentre gustavo a tre palmenti i lombi di conigli e il codino del maiale,
Il vegetariano Pasquale Smerigli, amante di animali e figli, coniuge mio adorato, emise gran lamenti, rimase senza fiato, sembrava esalasse l’ultimo respiro, quando un urlo disumano, preceduto da un sospiro, si sparse nella sala, spazzando via la serata di gala.
Dopo calmatosi rimase in silenzio, versando lacrime a fiumi disperato, tanto che la bella tovaglia di lino s’impregnò di liquido salato.
Poverino? Chi l’ha detto! Perché mai ? E’ un inetto!
E non sopportando l’uomo che frigna, per dispetto diventai più maligna, dopo quel fatto, al solito cameriere ordinai addirittura un gatto; in salmì cucinato, e per contorno gabbiano brasato.
Dopo aver ben mangiato, chiamai l’avvocato, per motivi ovvi e comprensivi con ragione, chiesi e ottenni la separazione.
Si era fatto tardi, allora dalla mia barca a vela che ondeggiava sempre di più ordinai ai presenti di rompere gli ormeggi, aggiungendo -presto prima che albeggi!-
E se dico che quel giorno fu un’esperienza vera, non certamente è una chimera.
Lo scrisse anche il giornale locale “Nello stesso giorno sposati e separati, un vero guinness dei primati.”
Eppure: c’eravamo tanto amati.

Serenella Menichetti

 

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *