Cosimo Rotolo – A piedi nudi 1


A cura di Augusto Benemeglio

1. Le cose

Parecchie cose mi accomunano a Cosimo Rotolo, uomo gentile, a partire dalla città in cui vive, Gallipoli, unica nel suo genere, che , o la si ama subito, o la si detesta, senza mezze misure; il suo mare meraviglioso, con le sue due riviere, sogno dei velisti, due abbracci d’azzurro, con lo sguardo che si perde lungo coste di roccia grigia o di sabbia fine e bianca è già poesia vivente. E poi la professione ( è Ufficiale delle Capitanerie di Porto), l’amore profondo per la famiglia ( ha una splendida moglie e due bellissimi bambini), e, infine, la letteratura, ( ricordo una felice serata romana in cui presentai il suo primo libro di poesie, “Verso l’orizzonte”) , che può essere conforto e consolazione dell’esistenza, ma anche illusione, fuga nel sogno e nell’irrazionale, luogo di rifugio, o dannazione. E talora me lo immagino durante le lunghe giornate di guardia, magari d’autunno, ( inizia con questa stagione, come da planetario, la sua seconda silloge) quando –nelle sue ore di “necessaria” solitudine,- si pone in attesa e in ascolto delle cose, di tutte le cose, che hanno una loro voce, una loro anima, un loro segreto, una redenzione. Si avvolge nella rete dell’anima, si fa crisalide e attende la metamorfosi , che non può mancare: i gabbiani volano bassi/oggi/nel greve cielo/confondono il loro canto/al vento/ aspettano/ in spire decise/ un segno invisibile/ impercettibile ai nostri sensi/ tronfi di superficialità/ io sto con loro/ in apparente/flebile attesa.(vds. Pag 14)

2. A piedi nudi

L’autore di “A piedi nudi” è un poeta impressionista, senza polvere e senza peso, che sa librarsi tra gli spazi bianchi e le parole ( la sua è una poesia che ha bisogno d’essere declamata, con le pause e i ritmi, le cesure che vengono indicati nella composizione), tra i cromatismi e le voci della natura. Ha scritto questa sua seconda silloge come una partitura musicale, in cui si alternano , in versi liberi, componimenti brevissimi, simili all’haiku, e liriche che talora spezzano l’endecasillabo alla maniera del primo Ungaretti; è una sorta di controcanto, respiro e fiamma delle quattro stagioni, che si rincorrono rapidamente, come la memoria e gli anni, la vita, che è poco più di un sospiro autunnale, “nella bruma tra i fantasmi della notte”, quando “le foglie si posano /senza salutare”.
Ma perché “a piedi nudi”? Forse per essere connessi alla terra, ricuperare l’armonia e il potere di guarigione della natura, come hanno scritto alcuni autori americani ,adepti della medicina alternativa, in “Earthing” (A piedi nudi)? O semplicemente perché chi scrive, chi percorre un sentiero così impervio e difficile , pieno di insidie, spine, rocce, cocci di vetro montaliani, etc, non può e non deve barare con sé stesso, deve farlo con le sole proprie forze, a piedi nudi, con la sola “geometria delle proprie sofferenze”?
A tutte le possibili domande rinchiuse nella nostra mente, luogo sconfinato e sconosciuto , senza nome e senza ore, non è data alcuna risposta certa, ma dubbi , emozioni, un nuovo sguardo sulle cose, e un solo colore , quello dell’assenza e della morte: “ha uno strano sapore la morte/sa di lacrime amare /lasciate asciugare sulle fronde/degli alberi del tempo / e il vento ne trasporta le foglie/ lungo le vallate della memoria / dove vanno a disperdersi/ e confondersi/ nella malinconica bruma” (vds. Pag 6). Ogni libro è un viaggio, il racconto di un ritorno, e cioè di una perdita e una salvezza. Cosimo sa una sola cosa: che i sentieri , o i labirinti che deve percorrere per trovare se stesso sono circolari, un cerchio nel cerchio, una pista infinita dove si può solo sognare di poter tornare indietro, in un’Itaca da dove forse non si è mai veramente partiti, e ascoltare la foglia dell’albero , che si fa nostalgia e memoria d’infanzia, che ti parla:…l’allegria dei giochi di una volta/ che riecheggiavano in questa piazza / viva come un porto di mare/ ora triste binario morto di una stazione / dimenticata dall’incuria dell’uomo.(vds. Pag.8)

3. La prigione

Dentro di lui si forma una memoria antica, con la testa tagliata , come la Vittoria alata di Samotracia, che se ne è andata in giro per proprio conto, e non ode più il gridolino del bambino , che è lui stesso, che corre felice intorno ad una piazza, ma solo la quieta malinconia della sera , quando tutto si fa calma , si accoccola tra le sue braccia e lo guarisce di un “altro” guarire da quella malinconia fatta di gocce minutissime , di umori e sensazioni , quella tristezza invisibile , pulviscoli d’atomi calpestati dal castigo feroce di quel “giardino violato”, del peso insostenibile dell’”essere”. Ma forse la vera escursione di Cosimo Rotolo è quella che ciascuno di noi deve compiere, prima o poi, attorno alla propria “ prigione” , come consigliava la Yourcenar: un riflettere dietro le inferriate del nostro passato, ascoltare i canti che fanno gli alberi, gli uccelli, il vento, e , soprattutto, il cuore , quando il gettito trasborda dal fondo e fa tremare di meraviglia la mano sul foglio: talvolta/la mia penna /inconsapevole/cade sul foglio candido/ e con gentil gesto /colora/di vita nuova/ un’anima inconsapevole /lambendone/i contorni sfumati/agli sguardi/degli schivi lettori( vds. Pag 10)

4. Le quattro stagioni

A piedi nudi è il canto delle “Quattro stagioni”, che ci rimandano , per associazioni di idee, al capolavoro di Antonio Vivaldi, di cui si diceva: « … una tale arte non è mai stata sentita e non potrà mai essere eguagliata … suona con le dita ad un pelo dal ponte con una velocità incredibile … se vi è del male nei suoi toni acuti e rapidi, allora Vivaldi ha molti peccati da espiare … ». Cosimo non credo abbia molti peccati da espiare, anche se alcuni suoi versi sono cimiteriali, da inferno dantesco, aguzzi e taglienti come colpi di sciabola: “neanche da morti/la coltre perdona/nel cimitero di Tamburi/ le foto vengono dimenticate/celate/ da polvere di ruggine/opalescente/ e i visitatori dannati/perennemente/ continuano vani/a ripulire i marmi/lasciando sui cenci/una madida stria/simile a sangue” (vds.pag 15).
In realtà , le quattro stagioni sono la scoperta metafora della nostra vita, ma un abitante dell’equatore ,ad es., balla per una sola stagione. Allora diciamo che questa silloge è soprattutto l’ardua ricerca di un “cacciatore” di orizzonti e di stelle che si scontra costantemente con la realtà: lampioni tristi , ombre invissute , torbida spuma, angoli vuoti, crose di mare , e anche un naufragio leopardiano. E’ un luogo mentale , quello della poesia, in cui hai facoltà di vedere in te stesso, i lampi e le idee, le luci e le ombre, un palcoscenico di riflessioni dove interrogarci sulle piccole e grandi questioni dell’esistenza e del destino umano, sulla loro molteplicità e il senso stesso della vita.

5. La scrittura
E la scrittura, in particolare, non è altro che la forma contenuta e perfetta dell’inguaribile tristezza del vivere, che nelle liriche compare e scompare in flashes improvvisi, come folate di vento , immagini, visioni in bianco e nero che, seguono un loro cammino e un loro incanto , nel formare la sera perfetta, senza rumori, e la città si ferma, raccolta in sé, quasi inginocchiata ai piedi del mare, vasto, profondo, con le sue rughe azzurre, enigma del suo essere sempre e dovunque, quel risorgere sempre , quella miracolosa rinascita che sempre permane con tutti i suoi gridi: conosco le urla del mare/riecheggiano /come fragili fantasmi/nelle mie orecchie/rimbombano vigorose nel gracile petto /e tutto tacciono/ nascondono/violano/lacerando nel profondo /ogni minima paura(vds. Pag 7)
Le ore si fanno piccole e dormono dentro le barbe lunghe e ramate , girovagano nel tuo sangue assopito , battono il tempo dei sogni , “ A piedi nudi nel parco”, in un parco di silenzi , dove il paradiso sembra man a mano disnebbiarsi lungo il sentiero dei ciliegi , ma è solo illusione di felicità perché “Nell’anima del bosco /stilla/tra i rami spogli/ eterea tristezza( vds. Pag11).

6.La bellezza

Sui fondali della silenziosa armonia del creato e della sete vitale , dove stillano gocce di rugiada e tenere albe , arcane emanazioni di una luce fanciulla che porta il giorno e la sera nei tersi domini delle cavità erbose, ecco oscillanti increspature e cartocci di cenere e chiodi striare il sentiero di ferite e sconfitte dove anche l’amore si è perduto: “Nevicano/petali di ciliegio/sul sentiero ramato/posano/il loro candore /senza importunare / l’afflato della natura/sono lacrime /inaridite /cicatrici senza tempo/del fragile tronco/ sconfitti/ vanno a velare/ lo sguardo timoroso / avido d’inedia”(vds. Pag.40) Ma i suoi occhi si aprono come vele di destino, si innervano nei ritmi della terra, si mescolano ai presagi del tuono e della tempesta, s’addormentano sulle foglie che hanno perduto i loro passi, dentro i fantasiosi viali delle nuvole verdi, tra le stelle dall’ ali più silenziose , nelle misteriose correnti dell’acque marine, nelle gocce della pioggia serale, tra gli scalmi dei pescatori, nel liscio grembo della levigata prora, nel cuore delle pause , tra gli estesi domini della fantasia, nella grazia di creature fantasmiche che si librano sulla vita del mondo, nel ritorno alla pura sorgente dove si raccolgono le ansie e le pene e si placano le passioni della terra con una carezza di voce che induce al silenzio come nuova e segreta rinascita: spesso / la bellezza ti sorprende / nei momenti più neri /si nasconde nel funambolismo del gabbiano controvento/nella voce di tuo figlio che ti cerca/ nello scoprire un mandorlo in fiore i primi di febbraio/nelle note e nelle parole di una canzone di De Andrè/ è una sensazione / di calore buono /che ti assale/come il focolare /a cui ci si stringeva /insieme /per riscaldarsi /e ascoltare dagli anziani / le storie dei tempi che furono (vds. Pag.16)
Ascoltare gli anziani, i ciurmadori della nostra lontana infanzia, che raccontavano storie meravigliose. E fabbricavano la pazienza, facevano tante cose, con la delicatezza e la gentilezza delle loro mani , per creare la loro “piccola bellezza”. E la bellezza è gratis, non si incatena, sfuma , s’allontana, ma poi torna sempre a noi, in silenzio, a piedi nudi, sotto forma di poesia, uno dei molti misteri dell’universo.

Roma, 3 novembre 2015 Augusto Benemeglio

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Un commento su “Cosimo Rotolo – A piedi nudi

  • Federica Alligri

    Ho conosciuto di persona l’autore anni fa e apprezzai sin da subito la sua vena poetica molto profonda,il suo inahissarsi in ricordi remoti,l’amore verso l’ermetismo mescolato alle onde del suo mare.. spero che arrivino a lui i complimenti per le sue opere.