Continuavano a chiamarli i due piloti più pazzi del mondo di Mariano Laurenti


A cura di Gordiano Lupi

Mariano Laurenti delude non poco alla guida di un anonimo Franco e Ciccio movie che brilla per la pochezza di soggetto e sceneggiatura e si ricorda per tempi morti e povertà comica. Laurenti è uno dei nostri migliori artigiani del cinema popolare, colonna della commedia sexy, collaboratore di Risi, Mastrocinque, Steno e Mattoli, autore di musicarelli, parodie e ottimi film della coppia comica siciliana come Due allenatori nel pallone (1970). Si ricorda con simpatia per decamerotici, Pierini apocrifi, Nino D’Angelo movies, pellicole con Gloria Guida (L’infermiera di notte) e lavori inossidabili come Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, ma va dimenticato per questa scadente pellicola che per fortuna dura meno di 90 minuti.
Franco e Ciccio sono due piloti siciliani che vivono a pensione da una Marisa Merlini innamorata persa di Franco e restano coinvolti in due dirottamenti per amore condotti dalla figlia e dal figlio di Lino Banfi, un ricco industriale contrario ai matrimoni. Le due giovani coppie fuggono in Africa, i piloti si fanno rubare gli aerei dai palestinesi e tornano a Roma con mezzi di fortuna scatenando le ire dei superiori. Alla fine il padre e la madre dei ragazzi pagano Franco e Ciccio per tornare in Africa alla ricerca dei fuggitivi, ma anche nel continente nero Banfi è irremovibile e preferisce la fuga prima di accettare i matrimoni. I nostri due piloti si consolano con le attenzioni di due ragazze incontrate durante il viaggio.
La trama imbastita da Carlo Veo è risibile, buona la colonna sonora che scorre a tempo di marcetta comica, interessante l’idea del cartone animati come sigla di testa, pessima la fotografia. Franco Franchi interpreta un pilota corteggiato da tutte le donne che incontra, la pensionante come le hostess, ma è meno spontaneo del solito. Si ricorda un sua battuta memorabile riferita alla politica del tempo quando una palestinese gli chiede: “Sadat?”, per sapere se è dalla parte di Sadat, e lui risponde “Io m’adatt, m’adatt sempre!”. Ciccio Ingrassia è un pilota anonimo che nessuno considera, troppo serio e ingessato, ma alla fine trova la sua dolce metà. Marisa Merlini è brava come pensionante innamorata che sta in pena per il suo pilota e accende candele su un altare votivo per proteggerlo dai guai. Lino Banfi interpreta il personaggio più interessante del film, un industriale pugliese trapiantato a Milano che parla un buffo dialetto a metà strada tra il barese e il meneghino. Ivana Novak aggiunge un tocco di sensualità come giovane figlia di Lino Banfi. Didi Perego è diligente nel ruolo di moglie sottomessa e nevrotica di un dispotico industriale che pensa solo al denaro. Enzo Andronico non può mancare in una pellicola di Franco e Ciccio: interpreta un superiore infuriato per la perdita degli aerei. La vera nota nostalgica è costituita dalla presenza dei Delirium, storico complesso rock che vede tra i componenti un giovanissimo Ivano Fossati, prima che cantasse da solista La mia banda suona il rock. I Delirium attraversano un buon momento di popolarità grazie al pezzo Jesahel presentato a Sanremo, che vende milioni di copie, dopo aver vinto il festival dell’avanguardia di Viareggio. La presenza del gruppo fa prendere quota al film e lo trasforma in un insolito musicarello, specialità di Mariano Laurenti, che vede impegnato il gruppo in un paio di interventi musicali.
Continuavano a chiamarli i due piloti più pazzi del mondo è la pellicola numero 107 della coppia, mostra evidenti segni di crisi per il modesto risultato finale, anticipando le diverse scelte personali dei due attori. Nel 1972 Franco e Ciccio girano insieme solo sei pellicole, poche se si pensa ai ritmi precedenti. Si comincia a sentire aria di separazione con Ciccio Ingrassia che interpreta un piccolo ruolo drammatico ne La violenza: quinto potere (1972) di Florestano Vancini e in Amarcord (1973) di Federico Fellini. Franco Franchi nel 1973 lavora molto anche da solo: Il gatto di Brooklyn aspirante detective di Oscar Brazzi, Ku fu? Dalla Sicilia con furore e Ultimo tango a Zagarol di Nando Cicero, Il figlioccio del padrino di Mariano Laurenti e Il sergente Rompiglioni di Pier Giorgio Biagetti.
Lo strano titolo farebbe pensare a un sequel, ma non è così. Nella filmografia di Franco e Ciccio esistonon alcuni riferimenti alla parola pazzo, come ne I due della formula uno alla corsa più pazza, pazza del mondo (1971) di Osvaldo Civirani, oppure ne I due maggiolini più matti del mondo (1970) di Giuseppe Orlandini. Niente a che vedere con questa pellicola, ben definita da Paolo Mereghetti come un “tentativo di ridere sulle incomprensioni tra padri e figli”. Una stella. Pure troppo.

Regia: Mariano Laurenti. Soggetto e Sceneggiatura. Carlo Veo. Fotografia: Tino Santoni. Musica. Giancarlo Chiaramello e I Delirium. Montaggio: Mariano Laurenti. Produzione: Tre M leone. Interpreti: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Lino Banfi, Didi Perego, Ivana Novak, Marisa Merlini, Sergio Leonardi, Isabelle Marchall, Francesco D’Adda, Enzo Andronico, Gino Pagnani, I Delirium (Peppino Di Santo – voce e batteria, Ettore Vigo – tastiere, Ivano Fossati – voce, flauto e tastiera, Marcello Reale – basso, Mimo Di Martino – chitarra acustica).

Gordiano Lupi
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