Teatro: “Come un granello di sabbia. Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”


Teatro Cilea – Reggio Calabria
Domenica 23 aprile 2007 ore 21.00

COME UN GRANELLO DI SABBIA
Giuseppe Gulotta, storia di un innocente
testo e regia di Salvatore Arena e Massimo Barilla
con Salvatore Arena

una co-produzione
Mana Chuma Teatro, Fondazione Horcynus Orca, Horcynus Festival ‘15
in collaborazione con
La.P.E.C. E Giusto Processo
con il sostegno di
Provincia di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Comune di Bova

Spettacolo selezione In-Box Blu 2016.
Alla serata sarà presente Giuseppe Gulotta.

“Come un granello di sabbia. Giuseppe Gulotta, storia di un innocente” testo e regia di Salvatore Arena e Massimo Barilla, con Salvatore Arena ritorna, dopo la tournée nazionale degli ultimi mesi, al Teatro Cilea di Reggio Calabria domenica 23 aprile (ore 21), nell’ambito della prima edizione del festival MigrArtes, promosso e ideato dalla FONDAZIONE HORCYNUS ORCA e dalle associazioni Mana Chuma Teatro, Teatro di Figura Le Rane e Soledad.
La data, che coincide con la festività di San Giorgio, patrono della città, è stata concordata con l’Amministrazione Comunale, a sottolineare, simbolicamente e concretamente, il forte rapporto che lega Giuseppe Gulotta alla città dello Stretto, luogo in cui la sua lunghissima odissea ha trovato finalmente giustizia. Dopo lo spettacolo è previsto l’incontro con Giuseppe Gulotta.
La vicenda di Giuseppe Gulotta – contenuta nel libro “Alkamar-la mia vita in carcere da innocente” (ed. Chiarelettere) da lui scritta insieme a Nicola Biondo – è quella di un giovane muratore di 18 anni, con una vita come tante, che viene arrestato e costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri ad “Alkamar”, una piccola caserma in provincia di Trapani. Il delitto nasconde un mistero indicibile: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Gulotta ha vissuto ventidue anni in carcere da innocente e trentasei anni di calvario con la giustizia. Non è mai fuggito, ha lottato a testa alta, restando lì come un granello di sabbia all’interno di un enorme ingranaggio. Fino al processo di revisione (il decimo, di una lunga serie), ostinatamente cercato e ottenuto, che lo ha definitivamente riabilitato.
La sua storia, dalle conseguenze violentemente drammatiche e non risanabili, è raccontata nello spettacolo prodotto da Mana Chuma Teatro, Fondazione Horcynus Orca, Horcynus Festival ’15, in collaborazione con La.P.E.C. E Giusto Processo e con il sostegno di Provincia di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Comune di Bova.

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Prossime repliche: 28 aprile, TIP Teatro, Lamezia Terme, Ricrii14; 13 maggio, Teatro alla Guilla, Palermo, Da capo a capo; 28/29 maggio, Sala Laudamo, Teatro Vittorio Emanuele Messina.

Info MigrArtes https://www.facebook.com/events/183986098777220/
info@migrartes.it
Biglietto d’ingresso Euro 5,00.

Link trailer
https://www.facebook.com/events/183986098777220/permalink/186946738481156/

COME UN GRANELLO DI SABBIA
Giuseppe Gulotta, storia di un innocente
testo e regia di Salvatore Arena e Massimo Barilla
con Salvatore Arena
scene Aldo Zucco
musiche originali Luigi Polimeni
disegno luci Stefano Barbagallo
equipe tecnica di scenografia Antonino Alessi, Grazia Bono, Caterina Morano
assistente alla regia Ylenia Zindato
consulenza storica Giuseppe Gulotta e Nicola Biondo autori del libro “Alkamar-la mia vita in carcere da innocente” (ed. Chiarelettere)
una co-produzione Mana Chuma Teatro / Fondazione Horcynus Orca /Horcynus Festival ‘15
in collaborazione con La.P.E.C. E Giusto Processo
con il sostegno di Provincia di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Comune di Bova

Info MANA CHUMA TEATRO
contatti +39.380.3204740 – email manachumateatro@glauco.it
twitter: @manachumateatro – https://www.facebook.com/manachumateatro/

ESTRATTI RASSEGNA STAMPA
Ogni tanto può capitare di assistere a messinscene che hanno una necessaria ragione di essere, che ci raccontano storie e lo fanno senza retorica, senza cercare a tutti i costi di fare presa sul pubblico e che ci tengono svegli, ci fanno riflettere e soprattutto hanno un’anima (…), messinscene che regalano veri “momenti di teatro”.
[Marco Menini, Krapp’s last post]

Nel lavoro mirabilmente interpretato grazie al talento dall’attore (…) aleggia un cupo e torbido clima di smarrimento, in un paesaggio opaco, umbratile e viscido, a suo modo sterminato, nonostante la voluta ristrettezza dello spazio scenico. La scrittura non è documentaria, non ha la freddezza della pura inchiesta sociale, ma vuole offrire del mondo, cui il malcapitato Gulotta appartiene, un’immagine intensa, calandosi all’interno dei suoi valori arcaici… E’ la catarsi del palcoscenico, l’antica medicina per purificare le passioni umane, comprendendole per superarle; facendo riaffiorare alla coscienza eventi subdolamente rimossi. Per non dimenticare.
[Francesco Tozza, Scenario on line]

Gulotta (…) ha visto sé stesso e la sua storia passargli davanti, attraverso, la voce, il corpo, i silenzi di un attore, Salvatore Arena, che ne ha raccontato con profonda partecipazione non solo artistica ma umana le vicende incredibili (…). Applauditissimo lavoro e convincente interpretazione. Un incontro a teatro che non sarà facile dimenticare.
[Antonia Dalpiaz, l’Adige]

Nella luce, piccole schegge di legno paiono esplodere nella follia di una violenza irrazionale. La narrazione procede, e il giovane raggiunge la maturità sotto il peso di una colpa inflittagli da altri, incapace di lavare il proprio nome. Arena dà voce ai vari personaggi che tessono questa insondabile trama: gli amici, la moglie, avvocati, giudici… Sono diversi i momenti che ci colpiscono con la loro sincerità, nella descrizione di una vita che, pur segnata da colpe altrui e quasi distrutta, si ricostruisce poco per volta, combattendo per la propria libertà, ignorando il funzionamento di un sistema più grande, impalpabile, pesantissimo.
[Sara Casini, Lo sguardo di Arlecchino]

Un clamoroso errore giudiziario raccontato in un monologo estremamente coinvolgente, l’orrore dell’ingiustizia, la paura, il carcere quasi come il rifugio dalla violenza, la speranza un giorno di liberarsi dell’onta di un crimine mai commesso. Una storia che viene “data” completamente allo spettatore, attraverso un’adesione vivissima alla vicenda umana del protagonista. Il teatro si fa qui testimonianza civile, forma pubblica di riscatto, e mette in guardia sui pericoli che in ogni società corre la libertà di ognuno, schiacciata sotto il peso di un potere che intreccia trame occulte per piegare a sé la vita del Paese. Un tema spesso trattato dalla compagnia reggina, una delle più interessanti del panorama nazionale del teatro contemporaneo.
[Oriana Schembari, Yes Calabria]

Una campana in mezzo alla scena, uno sgabello sul quale è seduto un uomo illuminato da una luce che si domanda costantemente “come si conta l’aria?”, quell’aria di tutta la vita che manca, che ingiustificatamente è stata tolta, violentemente sottratta. Sul palco, è lo straordinario attore Salvatore Arena a raccontare la storia di Giuseppe.
[Grazia Candido, Il quotidiano della Calabria / strill.it]

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