Cinema: Coda


Recensione film “Coda” per la regia di Stephen Nomura Schible

Definire o incasellare Ryuichi Sakamoto è impossibile. Letteralmente. Pianista, compositore, attore – e neo-ecologista – geniale ricombinatore dei più disparati elementi e generi musicali: dalle sonorità elettroniche a quelle etniche, dalla classica al jazz, dalla sperimentazione alla tradizione, Ryuichi ha intriso di sé questi ultimi decenni della scena artistica mondiale. Indimenticabili sono le sue colonne sonore: Furyo, L’ultimo imperatore (premio Oscar), Il tè nel deserto, Piccolo Buddha, il maestoso Revenant-Redivivo e tante altre ancora.
Per entrare nel variegato, complesso e affascinante universo di Ryuichi Sakamoto niente di meglio che andare a vedere il docufilm dedicatogli dal regista Stephen Nomura Schible, Coda. Già presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, la pellicola viene ora riproposta in anteprima dalla Fondazione Cineteca Italiana allo Spazio Oberdan di Milano sino al 6 febbraio.
Coda si apre con le terribili immagini del deserto urbano di Fukushima… funeste plaghe abbandonate dall’uomo – soltanto oggetti, case e cose abbandonate nel silenzio urlante del vento – dopo il terribile tsunami – ah la devastante potenza della Natura! – e il conseguente disastro nucleare. Un pianoforte era sopravvissuto al disastro e Sakamoto l’ha accarezzato e suonato. Un incipit duro e folgorante. Ryuichi si è apertamente e pubblicamente schierato contro il nucleare – del resto Hiroshima ha segnato il Paese del Sol Levante – ma la sua riflessione sulla Natura (e sull’impatto culturale umano) è molto più ampia. Dai fotogrammi che scorrono trapela tutta l’intelligenza del musicista nato a Nakano il 17 gennaio 1952: tutto il panorama delle sue meditazioni sulla musica e sul mondo che abitiamo e, ovviamente, la multiforme genesi della sua ispirazione.
Vediamo un Sakamoto giovanissimo alle prese con il techno-pop, lo scorgiamo dalle parti del Polo Nord a captare musica dalle nevi primordiali che si sciolgono o con un secchio di plastica in testa a udire il suono rimbombante e gli echi della pioggia, lo ammiriamo nelle intuizioni e nelle scelte: sempre curioso, sempre intento a mescolare, inventare, studiare. Sorprendente! E lo cogliamo nell’umana fragilità della malattia che l’ha colpito – un cancro alla gola – e che lui ha affrontato con coraggio (anche dialettico).
Ha dichiarato il regista nippo-americano Stephen N. Schible: “Ho voluto mostrare come la consapevolezza di Ryuichi Sakamoto delle crisi ambientali, sociali, e perfino personali sia alla base dell’evoluzione della sua musica. Fin dall’inizio avevo in mente il titolo Coda perché volevo che il film approdasse a un finale musicale, alla nascita di una nuova canzone. La mia speranza è che coloro che vedranno questo film lo possano vivere come un ampliamento della percezione, riuscendo a immaginare la visione del mondo di Sakamoto, fino a diventare testimoni di come l’artista, alla fine, trionfi nel trovare nuove espressioni musicali”.
La parola “genio” non è affatto usurpata nel caso di Ryuichi Sakamoto. La sua musica spalanca sentieri inusitati alla mente. Ed emozioni in perfetto mèlange con le più belle speculazioni dell’intelletto.

Alberto Figliolia

Coda. Regia di Stephen Nomura Schible. USA, 2017, 100′, v.o. sott. it. Fino al 6 febbraio. Spazio Oberdan, piazza Oberdan-ang. viale Vittorio Veneto 2, Milano (M1 Porta Venezia).
Info per gli orari: tel. 02.83982421; e-mail info@cinetecamilano.it; sito Internet www.cinetecamilano.it.
(Per tutto il 2018 i ragazzi fra i 16 e i 19 anni compiuti entrano gratuitamente a tutte le proiezioni organizzate dalla Cineteca Spazio Oberdan e MIC.Museo Interattivo del Cinema)

 

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