Prima visione: Coco


Recensione film d’animazione Coco, per la regia di Lee Unkrich, Adrian Molina

Messico & favole Cartoon nell’aldilà
In un Messico di colori sonanti, arancioni, ocra, gialli esplosivi, blu elettrici, spicca la chitarra bianco cenere di Miguel, nipotino della defunta Coco a cui è vietato suonare da una maledizione risalente a un antenato: «Forse siamo l’unica famiglia in Messico a odiare la musica». Nel Giorno dei Morti la chitarra e una tomba rivelano a Miguel il passaggio nell’aldilà. Tra scheletri canterini, città capovolte e un incontro speciale dovrà fare i conti con un passato assai lontano e inevitabilmente vicino nel cuore. Dopo “Up” (2009) e “Brave” (Oscar 2013), avevamo lasciato i maghi della Pixar al viaggio dentro la mente della piccola Riley in “Inside Out” (2015, altro Oscar), che forse è il maggior “influencer” di questa avventura nell’oltretomba, con gli “skeleton” e l’allegria macabra di Tim Burton. La gioia musicale che esplode finalmente nella vocazione repressa di Miguel è una felice novità nella classica vicenda di formazione alla ricerca del coraggio per seguire i propri sogni. Dalla scenografia ai punti luce delle inquadrature ai pezzi musicali si respira aria di alta animazione. Messico & favole.

Silvio Danese

Titolo originale: Coco
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Animazione
Durata: 105′
Regia: Lee Unkrich, Adrian Molina
Cast (voci originali): Gael García Bernal, Benjamin Bratt, Renee Victor, Anthony Gonzalez, Alanna Ubach, Edward James Olmos, Gabriel Iglesias, Jaime Camil, Cheech Marin, Alfonso Arau, Lombardo Boyar

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