Cinema: Vizio di forma


A cura di Silvio Danese

Gli umori inafferrabili di una certa America
Dov’era finito Philip Marlowe? A farsi una montagna di spinelli. Eccolo, hippie puzzolente e (dis)incantato dalla marjuana sedotto da una dark lady in hot pants e voglia di impudicizia, detective pigro e allucinato nella nebbia dei potenti sempre più nebbia. Dalla voce narrante alla fotogenia retro, dalla fusion di classi sociali ai primi piani invadenti, tra Nixon, sette, guru e palazzinari sembra che Chandler e Altman si perdano in un sistema-incomprensibile anche alla fine della detection. Benvenuto nell’eterno presente della fine della Storia. Pynchon, tra i fondatori della letteratura posmoderna, qui ormai meno vitale, ispira uno dei grandi autori del cinema Usa (“Il petroliere”, “The Master”) che assorbe personaggi, atmosfera, ambiguità, critica sociale, citazionismo, e migliora il libro. Phoenix si abbandona a logorare il personaggio, assecondando l’idea che identifica lo spettatore nei suoi basettoni: tutto sembra a posto, niente è in ordine. Al di là del testo, il film cerca e trova l’umore inafferrabile, l’insieme dispersivo e agonizzante, di una certa “America Oggi”. Sfuggito a premi e onori che merita.

Titolo originale: Inherent Vice
Nazione: U.S.A.
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 148′
Regia: Paul Thomas Anderson
Cast: Joaquin Phoenix, Benicio Del Toro, Josh Brolin, Reese Witherspoon, Owen Wilson, Martin Short, Jena Malone, Maya Rudolph, Joanna Newsom, Martin Short, Eric Roberts, Sasha Pieterse
Produzione: Ghoulardi Film Company, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

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