Cinema: Io e Marilyn
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A cura di Silvio Danese
Pieraccioni sotto la buona stella
Nell’idea che per parlare alle donne un uomo deve sintonizzarsi con la sua anima femminile, Pieraccioni tenta la commedia sentimentale “di coscienza critica”, con il fantasma celebre, nell’esempio di Allen (con Bogart), Loach (con il campione Cantona), nella scia dei classici (il coniglione Harvey di Jimmy Steward). Richiamata da una seduta spiritica, sorge la Monroe (s’impegna la Kennedy), vestale platinata e dedicata che lo sprona a riconquistare la moglie ora fidanzata con un napoletanissimo circense lanciatore di coltelli. Nonostante lo sceneggiatore Pieraccioni non rinuncia né alla franchigia comica (ma risate, poche) né al vecchi corredo di guitti (debito con il pubblico di Natale che crede irrinunciabile), e neanche a vizi e vezzi regionalistici e di costume, il regista Pieraccioni trova la via per sospendere la solita fragilità del Maschio Buono tra sogno e realtà, con qualche ambizione felliniana (il tavolo di nozze sospeso dalla gru) e qualche trovata di ironica surrealtà (il flash all’autovelox del fantasma Marilyn). Non tutti, ma molti attori sono centrati. Decimo titolo, sopra la media.
di Silvio Danese
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