Cinema: In nome di mia figlia


Garenq racconta il caso Bamberski
Trent’anni di sospetti, indagini, prove, esumazioni, appostamenti, tribunali, richieste di estradizioni: l’ossesione di un padre, separato, per incastrare l’assassino della figlia adolescente, con una madre incapace di accettare la cruda realtà. Il cinema americano, abile in questi casi, sa coinvolgere e convincere anche quando è una storia plausibile, ma inventata, e fanno thriller. Gli europei ci riescono soprattutto quando è una “storia vera”, cioè giocando con lo spettatore sul corto circuito tra realismo (nella forma) e realtà (nella sostanza), e fanno melodramma a suspense. Qui riuscito. Dal caso Bamberski, concluso in Francia solo due anni fa. Ingrediente fondamentale, la star dalla faccia qualunque involucro di una personalità speciale: Auteuil è sofferente e reattivo, capace di narrare come il dolore acuisca intuito e intelligenza. Autore anche della sceneggiatura, il regista Garenq segue un preciso piano di visione dei fatti, sapendo scegliere l’essenziale. Qualche vezzo “noir” nel finale, ma resta l’energia della giustizia spinta dai legami di sangue.

innomedimiafigliaTitolo originale: Au nom de ma fille
Conosciuto anche come: Kalinka
Nazione: Francia, Germania
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 87′
Regia: Vincent Garenq
Cast: Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lila-Rose Gilberti, Emma Besson, Christian Kmiotek

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *