Cinema: Il profeta
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A cura di Silvio Danese
La strategia della solitudine
Dall’innocenza criminale alla cultura del crimine, è un romanzo di formazione avvitato su un avvincente thriller carcerario che oppone un pivello analfabeta a un boss còrso. A 19 anni l’arabo Malik entra in carcere. E’ l’icona del delinquente ignaro delle regole, dei rischi,
dei ricatti. L’anziano Luciani lo costringe a uccidere. E’ la voglia di riscatto di Malik a spingerlo a imparare come funzionano le cose. Alla scuola del carcere prende lezioni per leggere e scrivere, conosce francese e arabo e impara il còrso. Studia anche un po’ di economia. Luciani percepisce l’intelligenza e lo mette alla prova come confidente… Nel passo del film, che combina il “noir” di Melville alla digressione di Tavernier, è la solitudine di Malik a generare una sorta di silenziosa e crescente strategia di adattamento e di cambiamento. Tra gli arabi con cui fa affari e i còrsi con cui è costetto a fare un gioco a parte, Malik scardina Luciani e, quando esce, è “un profeta” (il titolo italiano è impreciso) di una dirigenza gangster araba. Al franco-algerino Rahim e al maturo Arestrup, Audiard deve la continua credibilità dei personaggi.
di Silvio Danese
















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