Cinema: Gebo e l’ombra


L’arte di Manoel Ragazzo di 104 anni
Pochi metri quadri di un set teatrale, poche inquadrature a lume di candela nella modesta casa di un impiegato (Michael Lonsdàde) e della sua famiglia, dove il ritorno del figliol prodigo diventa il confronto con la figura malefica che è diventato. Dalla pièce di Raul Brandao, del 1923, “O Gebo e a Sombra” è un De Oliveira inconfondibile, lo sguardo di un giovanotto di 104 anni sul vampirismo esistenziale, la crisi economica, la corruzione alla luce dell’oscurità morale dei tempi, che soffia sulla “natura morta” di interni evocativi di cinema e letteratura del ‘900. Quanto è vicino e attuale ciò che ci sembra sepolto? Fluida e più coinvolgente del solito, la cinepresa indaga su parole e volti. Jeanne Moreau brava, ma è la Cardinale, la madre, austera e compassionevole, che lascia il segno. Grande interprete. Sorprendente come sempre la felice contraddizione di questo premiatissimo e imperituro cineasta che pensa alla cinepresa come una registrazione dell’ “arte teatrale” e finisce per reinventare le forme di comunicazione letteraria, nel senso che ci fa vedere ciò che si legge e leggere ciò che si vede.

Silvio Danese

Titolo originale: Gebo et l’ombre
Nazione: Protogallo, Francia
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 95′
Regia: Manoel de Oliveira
Cast: Claudia Cardinale, Jeanne Moreau, Michael Lonsdale, Ricardo Trepa, Leonor Silveira, Luis Miguel Cintra
Produzione: MACT Productions, O Som e a Fúria
Distribuzione: Mediaplex Distribuzione
Data di uscita: Venezia 2012

26 Giugno 2014 (cinema)

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