Cinema: Dorian Gray
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A cura di Silvio Danese
Il mito moderno della giovinezza
Forse Parker, alla terza trascrizione di Oscar Wilde dopo “L’importanza di chiamarsi Ernesto” e “Un marito ideale”, ha scambiato il celebre Faus moderno, che assegna al ritratto la sfida dell’immortalità, con l’eroe fumettistico di “La leggenda degli uomini straordinari”, tra Capitan Nemo, e l’uomo Invisibile, con una manciata di aforismi del perverso Watton (Firth sempre interessante). Tra il drappeggiato libertinaggio di fine ‘800 e la ribellione della Belle Epoque, l’anima di Dorian si sposta da un omicidio a un’orgia da filodrammatica, in un soft-horror privo di mistero. La forza del romanzo, l’idea della delega del tempo (la morte) all’immagine, per conservare nella carne la giovinezza (la vita), cioè la centralità del corpo della modernità, è tale che, a tratti, anche il film ne beneficia.
di Silvio Danese
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