Cinema: Adieu au langage – Addio al linguaggio


A cura di Silvio Danese

Il maestro Godard, la filosofia e il 3D
Addio al linguaggio, ma nel film si legge anche “a dio il linguaggio”. Adieu Godard, che a 84 anni, vincitore di Oscar alla carriera, con un marchio indelebile nella storia del cinema mondiale, rilancia con dolcezza rabbiosa la sua opera (almeno da “La cinese” a “Germania nove zero”), con un 3P geniale che getta in sala lettere dell’alfabeto, fiori di pittorica purezza, sangue vivo, pieno di fiducia nel montaggio delle attrazioni di Ejzenstejn e nella facoltà creativa combinatoria dello spettatore. E’ irraccontabile, a partire dal fatto che pone la questione del raccontare come l’esperienza che decide chi siamo, cosa vogliamo, da dove veniamo eccetera («è il faccia a faccia che inventa il linguaggio»), e qui già tutto diventa un po’ diverso, apparentemente complicato. Un uomo, una donna, un delizioso bastardino in un pretesto di relazione interrotta e ricominciata interrogando la Storia (da Richelieu a Hitler e il terrorismo), il sogno («tutti sognano, ma ciascuno crede che sia l’altro a sognare»), la natura («non esiste animale in natura che non sia nudo»). Opera cubista di un pensatore a mezzo cinema. Palma della giuria a Cannes.

Titolo originale: Adieu au langage
Nazione: Svizzera
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 70′
Regia: Jean-Luc Godard
Cast: Kamel Abdeli, Dimitri Basil, Zoé Bruneau, Richard Chevallier, Jessica Erickson, Héloise Godet, Alexandre Païta
Produzione: Wild Bunch

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