Christian Lehmann – Il seme della colpa
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Titolo: Il seme della colpa Autore: Lehmann Christian Traduttore: Zucca G. Prezzo: € 13.50 Editore: Meridiano Zero Data di Pubblicazione: 2009 Collana: Meridianonero ISBN: 8882371891 ISBN-13: 9788882371890 Pagine: 158 |
A cura di Giuseppe Iannozzi
L’eutanasia e i baroni della medicina. Il vero volto del medical thriller
Se si escludono Kathy Reichs, Patricia Cornwell, Robin Cook, autori anglofoni, il solo autore di un certo rilievo per l’Europa sarebbe David Khayat, che è soprattutto un oncologo, di fama mondiale. Fortuna nostra, in Italia il medical thriller ha conosciuto soltanto delle comparsate con Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi per un volume antologico edito da Einaudi qualche anno or sono: il solo racconto meritevole, Una lunga quaresima di paura – che avrebbe meritato una edizione a sé – è quello di Eraldo Baldini, che mischia con comprovata sapienza leggende popolari, riti pagani ed elementi horror per un thriller all’ultimo spasimo. Insignificanti rimangono i lavori di Lucarelli e Rigosi, che tentando una strada, per certi verso meno specialistica, danno vita il primo al solito killer, il secondo a un commissario malato di premonizioni. Christian Lehmann è autore che rifugge il sensazionalismo spicciolo, i cliché tipici degli hard-boiled, per soffermarsi soprattutto sul cotidiano, sul mal di vivere di ogni giorno che colpisce indistintamente tutti, da chi ha una salute da leone a chi invece conta i minuti che gli rimangono sulle lancette dell’orologio. Il seme della colpa di Christian Lehmann è un romanzo che affonda il bisturi nel dolore di tutti i giorni, ma non tenta di esorcizzarlo o di estirparlo, semplicemente perché non è possibile, tranne nel caso si voglia credere alle impossibili promesse (e terapie) della New Age per andare incontro presto o tardi a una cocente delusione. Con Il seme della colpa Lehmann ci introduce in un tema più che mai attuale, quello dell’eutanasia o dolce morte.
La storia è quella di Laurent Scheller e Thierry Salvaing, due medici. Con il passare degli anni il primo diventa famoso dopo aver scritto un bestseller, ma il suo è un successo effimero; Thierry invece non la prova neanche la carta della fama, si dedica invece anima e corpo ai suoi pazienti, è un bravo padre e marito e non chiede poi molto altro alla vita, forse solo di riuscire ad alleviare il dolore di chi muore. Un brutto giorno Thierry viene accusato di omicidio: una paziente terminale, che solo sotto morfina trova un minimo di sollievo, muore in circostanze poco precise. Il medico viene subito accusato d’aver dato mano libera alla dolce morte. In un men che non si dica è in prigione. La moglie di Thierry disperata, dopo anni che non sente più Laurent, decide di chiamarlo per chiedergli il suo aiuto. E’ convinta che solo Laurent possa tirare fuori di prigione Thierry, perché adesso Scheller è un uomo di fama e poi è stato un grande amico di suo marito. Peccato che Scheller non sia più quello d’una volta: è ancora famoso, ma ogni giorno che passa è un passo in più incontro all’impietoso oblio. Tuttavia quando sente la voce di Béatrice Ferey, donna che è stata anche la sua amante, decide di aiutare Thierry, l’uomo che Béatrice alla fine ha deciso di sposare. Adèle Cellier, ricoverata nel reparto di oncologia del professor Grenier, curata dal medico generico Thierry Salvaing, muore. Grenier subito accusa Salvaing di aver praticato l’eutanasia su Adèle. A nulla servono le rimostranze di Thierry: il giudice Silvia Rijic ha ascoltato il medico, ma preferisce credere a Grenier, gran barone della medicina. Laurent, una volta a casa dell’amico insieme a Béatrice, sua ex fiamma, ha il sospetto d’aver sbagliato tutto nella vita: forse avrebbe dovuto sposare Béatrice e accontentarsi d’una vita umile e semplice. Tra Béatrice e Laurent rinasce subito l’amicizia e Laurent si illude che la donna provi ancora qualche cosa per lui; ma soprattutto capisce che se riuscirà a portare fuori di prigione il suo amico Salvaing per lui Laurent Scheller si spalancheranno ancora una volta le porte della fama. Perché sì, per riuscire a far scarcerare l’amico c’è una sola via praticabile: convincere l’opinione pubblica, con ogni mezzo possibile, che il medico di famiglia Thierry Salvaing è innocente mentre il gran barone della medicina Grenier potrebbe non essere quello che fa credere di essere. Coinvolgere giornali e televisione per dire ai francesi che Thierry è un bravo medico, un padre di famiglia e un uomo coscienzioso: di questo deve concedere l’opinione pubblica e soltanto lui può farlo interpretando il ruolo di “regista assoluto”. Ne Il seme della colpa non ci sono né iperbolici inseguimenti lungo le strade parigine né macabri cadaveri ogni cinque minuti, non c’è il serial killer né il poliziotto incazzato e duro a morire: c’è invece la terribile realtà, la vita quotidiana di un semplice medico di famiglia che viene accusato d’aver dispensato la dolce morte a una sua paziente. C’è il dramma di chi muore e lo sa, senza che nessuno si preoccupi di alleviare le sue pene. C’è l’accanimento terapeutico finché fa comodo ai baroni della medicina, ma poi, dopo, c’è la dimenticanza totale e assoluta, un paziente in fin di vita con le sue piaghe da decubito immobilizzato a letto che solo gli infermieri di tanto in tanto passano a trovare. C’è l’arroganza e l’indifferenza dei baroni della medicina che fanno i loro interessi e quelli delle case farmaceutiche. C’è che la normalità da (quasi) tutti accettata è quella di salvaguardare gli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Ne Il seme della colpa c’è tutto questo e c’è di più: la denuncia. Christian Lehmann non offre soluzioni contro lo strapotere dei baroni della medicina ma la denuncia c’è; e fra le righe, ma neanche poi tanto, ci suggerisce che la dolce morte in alcuni casi è compassione e pietas. Christian Lehmann nasce a Parigi nel 1958. Diventa medico generico nel 1985. Da allora affianca la sua professione con quella di scrittore e giornalista. Oltre a essere autore di gialli e noir è un apprezzato scrittore per bambini.
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