Christian De Sica regista


A cura di Gordiano Lupi

Regista di se stesso, tra commedia e ricordo del padre
Christian De Sica (1951), figlio di Vittorio De Sica e Maria Mercader, comincia come cantante, segue le orme paterne e si dedica al cinema, ma i primi consensi di pubblico li ottiene in televisione (Bambole non c’è una lira, 1978). Interprete di moltissimi film, soprattutto commedie, ripete spesso il solito personaggio del giovane sbruffone, vanesio e immaturo, mentre in tempi recenti si specializza come marito traditore dei cinepanettone. In questa sede interessa la sua modesta attività da regista: Faccione (1990), Il conte Max (1991), Ricky e Barabba (1992), Uomini uomini uomini (1995), 3 (1996), Simpatici e antipatici (1998) e The Clan (2005).
Faccione (1990) è un debutto originale che vede esordire come protagonista l’enorme Nadia Rinaldi, scritto da Carlo Verdone e Marco Risi, si tratta del primo soggetto che Verdone portò a Sergio Leone quando gli chiese di fare un film per lui. La critica è unanime nel considerarlo il suo lavoro più riuscito, di buon auspicio per una carriera da regista che con i lavori successivi ha tradito le speranze. Nadia Rinaldi è una cicciona che pesa oltre il quintale, ma possiede un carattere solare, ha grande voglia di vivere e di amare, dopo alcuni rapporti sbagliati, incontra l’amore e diventa mamma. Il limite del film è la superficialità con cui vengono affrontati i problemi del paese, oscillando tra commedia e farsa, lasciandosi prendere la mano dalla volgarità. L’attrice che interpreta la protagonista è molto brava.
Il conte Max (1991) è un chiaro omaggio al padre, perché si tratta di un modesto remake di un grande film interpretato da Vittorio De Sica e diretto da Giorgio Bianchi (1957), mentre Mario Camerini aveva diretto un precedente Il conte Max (1938). De Sica figlio si ispira a entrambi, ma non riesce a centrare l’obiettivo di attualizzare un capolavoro. Nel cast ci sono Galeazzo Benti, Maria Mercader, Ornella Muti e Anita Ekberg. La trama ricorda molto il film di Bianchi, vediamo un meccanico romano innamorato di un’indossatrice che si finge il conte Max e segue la sua bella in capo al mondo. Il conte Max esiste davvero (Benti) ed è un anziano nobile che impartiva al ragazzo lezioni di francese. Il mondo dei ricchi sconvolge la vita al meccanico che finisce per rapire la sua bella e portarsela a Roma. Modesto e volgare. Una pellicola che perde tutta la poesia del film di Bianchi.
Ricky e Barabba (1992), invece, non è un brutto film, basato sulla comicità di Renato Pozzetto e Chstian De Sica, racconta l’improbabile complicità tra un ricco caduto in disgrazia e un simpatico barbone. La critica è impietosa, distrugge una commedia piacevole, definendola: trita e ritrita, confezionata male (Farinotti), un soggetto vecchio come il mondo condito di gag volgari e risapute (Mereghetti). In realtà la comicità compassata di Pozzetto si amalgama bene con la verve di De Sica, barbone filoso, la storia si sviluppa sui binari della farsa e diverte al punto giusto. Francesca Reggiani è la moglie di Pozzetto che molla il marito e lo lascia senza un soldo.
Sylva Koscina (1933 – 1994) è la bella riccona con le caviglie fini che si innamora del barbone De Sica e risolve i problemi economici dei due amici. La Koscina ha quasi sessant’anni ma è di una bellezza sfolgorante, purtroppo questo sarà il penultimo film della stupenda attrice nativa di Zagabria, italiana di adozione. Morirà due anni dopo per un tumore al seno. Nel cast anche Franco Fabrizi (il suocero di Pozzetto) e Marisa Merlini (la madre del barbone), in due rapide apparizioni.
La carriera di De Sica regista prosegue con Uomini uomini uomini (1995), interpretato da Leo Gullotta, Massimo Ghini, Alessandro Haber, Monica Scattini, Paolo Conticini e Carlo Croccolo. Quattro storie di omosessualità: Gullotta è un gay succube della madre, De Sica un architetto innamorato di un collega che sta per sposarsi, Haber un medico ipocondriaco, Ghini un produttore che ha fatto un figlio ma si è scoperto gay. La sceneggiatura è di Christian De Sica, Enrico Vanzina e Giovani Veronesi. Uno dei migliori film di De Sica regista, per niente prevedibile, che affronta con garbo e ironia la tematica gay, mettendo in scena una sorta di Amici miei goliardico e divertente. Marco Giusti non è convinto, non condivide la stella e mezzo concessa da Mereghetti, nonostante le critiche di poca originalità: “Una specie di commedia militante pro-gay. Amicizia amarezza solitudine. Un disastro al botteghino e spesso imbarazzante”. Pino Farinotti concede due stelle e lo giudica un prodotto ben recitato – anche se privo di sostanzaqualitativamente di poco superiore alla media (scadente) della commedia degli anni Novanta.
3 (1996) è un nuovo passo indietro, un film in costume ambientato nella Toscana di fine Settecento, interpretato da Anna Galiena, Paolo Conticini, Leo Gullotta e Carlo Monni. De Sica è il barone Dal Serchio, innamorato della moglie, ma desideroso di sperimentare la libertà sessuale e il triangolo amoroso. Pessimo film, velleitario e inconcludente, che invece di essere un inno alla libertà sessuale finisce per diventare un apologo moralistico sulla famiglia. De Sica è bravo come attore, anche se spesso cade nella farsa a lui più congeniale, ma come regista e sceneggiatore dimostra carenza di idee e mancanza di ritmo. Marco Giusti definisce il film trashissimo e a suo parere si tratta di un super gay movie, ma in realtà il tema è il rapporto a tre: marito – moglie – amante, raccontato male e tra mille luoghi comuni. Piace solo a Pino Farinotti che concede tre stelle e lo paragona a certe produzioni alla Frears o alla francese, soprattutto per i dialoghi misurati e di alto livello, scritti da Giovanni Veronesi.
Simpatici & antipatici (1998) è interpretato da Gianfranco Funari, Leo Gullotta, Alessandro Haber, Simona Izzo, Marco Messeri, Monica Scattini, Paolo Conticini, Riccardo Garrone, Stefano Masciarelli, Eva Grimaldi, Andrea Roncato, Gisella Sofio, Enzo Robutti. Il film è ambientato in un circolo sportivo, unità di interni e di luogo, dove varia umanità trascorre il tempo mostrando difetti e virtù. Funari è il presidente che evade il fisco, De Sica il marito che tradisce la moglie (Izzo) e viene ridotto sul lastrico dal suocero, i soci pensano solo al calcio (Masciarelli), oppure non sanno come tirare avanti (Haber). Tipico film dei Vanzina, che firmano la sceneggiatura insieme a Christian De Sica, per cercare di mettere alla berlina i vizi degli arricchiti romani, ma – come al solito – senza andare troppo in profondità. Tra i migliori film di De Sica regista, che non si compiace di inserire volgarità gratuite ma realizza una vera commedia all’italiana. Molti i riferimenti alla grande commedia del passato: Io la conoscevo bene, soprattutto, ma anche molte pellicole interpretate da Sordi e dirette dal padre. Il film non piace al pubblico ed è un disastro totale al botteghino, invece di spingere la carriera di De Sica come regista la blocca per sempre. La bravura di De Sica come attore comico resta fuori discussione.
The Clan (2005) è l’ultimo lavoro da regista, interpretato da Leo Gullotta, Paolo Conticini, Sabastien Torkia, Anna Longhi, Max Tortora e la rediviva Nadia Rinaldi (Faccione). Un disastro totale. Due meccanici (De Sica e Conticini) sono appassionati di motociclette e musiche, vanno a Las Vegas per vincere il premio di un raduno di Harley Davidson, ma vengono derubati. Si mettono insieme a un cameriere italiano per inventarsi un nuovo “Clan” stile Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis jr.. Il film è sceneggiato dal regista insieme a Marco Martani e Fausto Brizzi, uno sconcertante e poco divertente american dream, una commedia danzata e cantata, con le coreografie di Franco Miseria. Totale insuccesso di pubblico.

Per vedere alcune sequenze di The clan: http://www.youtube.com/watch?v=Yub859C5ONs

Gordiano Lupi
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