Chaim Potok – L’arpa di Davita


A cura di Anifares

Colmando con il lavoro tutte le ore della giornata, allontanava dalla sua vita i vuoti di ciò che chiamava tempi morti. I tempi morti portano alla solitudine, mi aveva detto una volta. E la solitudine, in certe occasioni, può spingerti a commettere sbagli e stranezze. La solitudine va prevenuta come si previene il dilagare di una pestilenza.

“L’Arpa di Davita” è un libro scritto da Chaim Potok (pseudonimo di Herman Harold Potok, scrittore e rabbino statunitense). Questo libro racconta la storia della piccola Davita che vive a New York nell’America negli anni 30.
Davita è ebrea sin dalla nascita perché sua madre è ebrea, ma non è mai vissuta all’interno di una comunità ebraica ma la piccola Davita possiede una famiglia particolare: il padre, Michael Chandal, è un cristiano non credente che scrive per un giornale di sinistra, la madre, Channah, che proviene dall’Europa, è un’ebrea non praticante, che fa l’assistente sociale e l’insegnante d’inglese.
La bambina scoprirà il significato di parole come “idea”, “sciopero”, “proletariato”, “magia”, “fascismo”, “stalinismo”, “capitalismo”, “guerra”, “pogrom” e scoprirà paesi e persone come “Spagna”, “Etiopia”, “Mussolini”, “Hitler”, “Franco” ma la piccola Davita si accosterà anche alle parole legate alla religione ebraica.
Il padre di Davita partirà per la Spagna come giornalista per raccontare la guerra civile e morirà proprio a Guernica nel 1937 nel tentativo di salvare una suora. Davita si avvicinerà alla religione ebraica dopo la morte del padre infatti s’iscriverà anche alla scuola ebraica dove diventerà un’eccellente studentessa.
Raccontata così sembrerebbe una storia di una bambina che si trova a vivere tra due mondi, il primo costituito dal marxismo stalinista dei genitori e il secondo è la religione ebraica, invece il libro va nel più profondo. La piccola Davita attraverso un percorso tutto suo si avvicina alla religione ebraica dove la religione non è sentita come un rifugio. Davita si avvicina alla religione per trovare quei sentimenti che portano allo sviluppo della propria persona, si avvicina alla religione per trovare uno strumento per leggere la realtà che la circonda, si avvicina per non morire dentro. Oltre a Davita il personaggio che colpisce è la madre. Donna delusa dalla religione, dal comunismo riesce insieme alla figlia a continuare la sua vita, crescendo ed affidandosi di nuovo all’amore. Alla fine ognuno cerca di convivere con un grande dolore per non soccombere e Davita crescerà nella religione ma non si abbandonerà stupidamente a rituali secolari andrà in fondo, perché forse solo chi convive con un grande dolore riesce a guardare il mondo da tutta un’altra prospettiva.

Titolo: L’ arpa di Davita
Traduttore: Villa D.
Editore: Garzanti Libri
Collana: Gli elefanti
Prezzo: € 9.81
Data di Pubblicazione: 1994
ISBN: 8811668395
ISBN-13: 9788811668398
Pagine: 368
Reparto: Narrativa

Chaim Potok, pseudonimo di Herman Harold Potok (New York, 17 febbraio 1929 – Merion, 23 luglio 2002), è stato uno scrittore e rabbino statunitense. Divenne famoso nel 1967 con il racconto The Chosen (Danny l’eletto), una storia quasi autobiografica su un brillante giovane figlio di un rabbino chassidico desideroso che il proprio figlio diventi anch’egli rabbino. La notorietà gli venne anche dalla trasposizione cinematografica del romanzo proiettata nel 1981. Potok nacque nel Bronx newyorkese da ebrei immigrati dalla Polonia. Secondo la tradizione i genitori gli diedero pure un nome ebraico (Chaim Tvzi, Chaim significa vita in ebraico). L’educazione ortodossa gli insegnò sia il Talmud che conoscenze secolari. Dopo la laurea in letteratura ebraica e la successiva nomina a rabbino, Potok venne arruolato come cappellano nell’esercito statunitense, dove rimase per oltre un anno nella guerra di Corea. Divenne editore di Conservative Judaism e della Jewish Publication Society. Nel 1965 ricevette il Ph. D dall’University of Pennsylvania

Anifares

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