Cesare Canevari


A cura di Gordiano Lupi

Il regista di Io, Emmanuelle
Cesare Canevari (1927) è un regista – sceneggiatore, autore di fotoromanzi e persino attorer, che si ricorda soprattutto per l’erotico – sociale Io, Emmanuelle (1969), interpretato da Erika Blank. Tutta la sua produzione viene ricompresa nell’arco temporale 1964 – 1982, dopo di che il regista scompare nel nulla e torna nell’oblio. Il debutto alla regia avviene con un western all’italiana all’insegna del risparmio, girato nelle Prealpi lombarde: Per un dollaro a Tucson si muore (1964), un film dilettantesco firmato con lo pseudonimo D. Browson, pure interpretato con il nome d’arte di C. Iravenac.
Il secondo lavoro, Una jena in cassaforte (1967), è un modesto lavoro drammatico incentrato sulla storia di sei rapinatori che si contendono il bottino di una rapina e finiscono per diventare vittime e carnefici di loro stessi. Budget modesto, scrittura poco originale a quattro mani con Alberto Penna, montaggio frammentario e svolazzi psichedelici che conferiscono un tono d’epoca. Il regista tenta un primo scavo psicologico dei personaggi e si dimostra un abile artigiano. Io, Emmanuelle è del 1969, ma lo affrontiamo in separata sede, perché si tratta del suo lavoro più importante, alle prese con un’icona erotica modificata in chiave politico – sociale.
Matalo! (1970) è uno coproduzione italo – spagnola che segna il ritorno di Canevari al western, ma questa volta in chiave più originale, quasi pop e psichedelica, creando situazioni, ambienti e personaggi ai limiti del fumettistico. Lou Castel e Corrado Pani sono gli interpreti principali. Il romanzo di un giovane povero (1974) è la versione canevariana del romanzo di Feuillet, scritta e sceneggiata da Mino Roli e Daniele Del Giudice, che verrà riproposto nel 1995 da Ettore Scola con interprete Alberto Sordi. Raffaele Curi è del tutto inespressivo. Il film è odiato dallo stesso regista che lo giudica “brutto” e non vuole neppure sentirne parlare.
La principessa nuda (1976) è un film insolito da recuperare perché supera i limiti del trash. Ajita Wilson, un trans di colore scomparso prematuramente, è l’interprete principale, ma divide la scena con Tina Aumont che si abbandona a tentazioni lesbiche. Ricordiamo anche Luigi Pistilli e Walter Valdi. Si parte con intenzioni satiriche ma poi predominano erotismo e voyeurismo, orge, comicità involontaria, sequenze assurde ispirate a Fellini, ma quel che interessa a Canevari è mostrare il mostrabile.
Non poteva mancare un nazi-porno nella breve carriera di Canevari, che nel 1977 gira il modesto L’ultima orgia del Terzo Reich, che si ricorda per le belle interpreti Daniela Poggi (al suo secondo film, si fa chiamare Daniela Levy) e Antiniska Nemour. I nazi – porno nati sulla scia dello scandalo del pasoliniano Salò sono un po’ tutti uguali, un sottogenere triste partorito dalla degenerazione di una pellicola che calca la mano soltanto su erotismo e perversione. Allarme nucleare (1979) viene firmato da un certo Leslie Martinson, ma pare un film di Canevari, un fantanucleare improbabile e dimenticato, interpretato da Karin Schubert e John Carradine.
Delitto carnale (1982) è l’ultimo film di Canevari, uno dei pochi che non si produce da solo, in ogni caso povero e girato in dieci giorni in un albergo di Monopoli. Si tratta di un giallo classico, non molto originale, memorabile solo per alcune sequenze erotiche che vedono protagoniste Moana Pozzi e Sonia Otero. Tra l’altro Delitto carnale viene rimontato in versione hard e incassa molto sul mercato Home Video con il titolo Moana la pantera bionda. La storia porno che funge da cornice non è girata da Canevari e le scene aggiunte sono inserite malamente. In ogni caso il regista disconosce la versione porno da lui mai autorizzata.
Io, Emmanuelle (1969) è un film amato dalla critica, ma forse sopravvalutato, anche perché rivisto oggi pare irrimediabilmente datato. Il film rappresenta la noia di vivere di un’affascinante signora borghese che cerca nel sesso uno spiraglio di vitalità, ma vorrebbe anche criticare i vizi privati e le pubbliche virtù della classe dirigente e della piccola borghesia. Atmosfere psichedeliche, stile figli dei fiori, inquadrature azzardate tra specchi giganteschi e scenografie spoglie, personaggi assurdi e ridotti a macchiette, sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti.
Riconosciamo a Canevari di aver anticipato Emmanuelle di Just Jaeckin (1973) e tutti gli apocrifi targati Albertini, D’Amato, Pinzauti, Vari, Mattei e Fragasso. Diciamo che il film non ha niente a che vedere con il personaggio del libro di Emmanuelle Arsan, se non l’intenzione di sfruttare il successo di pubblico riportato dopo la sua uscita. Proprio per questo la Arsan cerca di ostacolarne l’uscita ma riesce solo a impedire che i flani riportino il titolo in lavorazione: Emmanuelle. Resta il fatto che questa borghese milanese, interpretata da una conturbante Erica Blank (perennemente annoiata) che passa da un letto all’altro mettendo in luce i difetti degli uomini, non convince. Il finale è ancora più patetico, perché dopo una giornata di sesso sfrenato per dimenticare il suo unico amore, Emmanuelle si rende conto che il suo uomo è morto. Adolfo Celi è un ridicolo giornalista di sinistra e soltanto la sua bravura salva il personaggio da uno schematismo spicciolo. Paolo Ferrari è un borghese succube della moglie che tradisce ma non vorrebbe essere tradito, ridicolo come commesso in calore di un negozio di biancheria intima. Sandro Luporini che mette a cuocere i libri di Marx e Marcuse è un intellettuale sessantottino che oggi fa tanto sorridere. Walter Valdi è un compassato medico che opera a un dito senza anestesia il giornalista Celi mentre lui fischietta Bandiera rossa. Erica Blank (Erica Bianchi Colombatto) viene scelta dal regista al posto di Edwige Fenech perché costa poco, ma da un punto di vista erotico è ineccepibile. Ottime le musiche di Gianni Ferrio, con la bella canzone Emmanuelle cantata niente meno che da Mina. Il film, tratto dal romanzo Disintegrazione 68 di Graziella Di Prospero (anche sceneggiatrice), rispecchia gusti e problemi di quella generazione. Incomprensibile per un giovane di oggi che non abbia studiato a fondo la storia contemporanea.

Alcune sequenze del film: http://www.youtube.com/watch?v=E4mpfxLdcmg

Gordiano Lupi
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