Video
1. Iniziamo con un domanda difficile, perché devi e mi devi convincere della bontà della tua proposta letteraria: il tuo libro, TempInVersi (Cicorivolta edizioni) si apre con una citazione da Sylvia Plath. Oggi sopravvivono poche donne-poeta, in particolare due o tre, Saffo, Emily Dickinson e Sylvia Plath, tutt’e tre molto impegnative, anche per il lettore più scafato. Dunque, chi è Tiziana De Pace?
Credo non siano impegnative, sono invece in grado di creare immagini chiare e nitide nella mente di chi legge, di arrivare con forza in fondo all’anima. Penso, più che altro, che a molti manchi il coraggio di rapportarsi a scritture di questa intensità. Non c’è una gran propensione ad accettare le debolezze proprie, riconoscendole tra le righe di debolezze altrui, ma questo è un discorso talmente ampio… quindi …sì, cito Sylvia Plath, o meglio, cito un suo verso. Mi innamoro degli scritti prima che degli scrittori. …
Pigro e geniale, nevrotico, strafottente e timido, goliardico e primitivo, amava stare in compagnia e, allo stesso tempo, sentiva il bisogno della solitudine; era legato in modo quasi morboso alle brume del suo lago di lucchesia (“gaudio supremo, paradiso, vas spirituale, reggia… abitanti 120, 12 case”), amava le scapestrate compagnie maschili, le scorribande tra i falaschi, il rompere della quiete di una natura selvaggia, i colpi di fucile, le imprecazioni e le bestemmie della sua gente – e tuttavia non sognava che di fuggirsene al più presto, andare a Milano, là dove si poteva far carriera, dove l’aspettavano la fama e la gloria, la ricchezza e le belle donne. Questo era Giacomo Puccini . …
L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico di Luigi Pirandello, perfetto esempio di un dramma borghese nel quale convergono i temi dell’incomunicabilità e della relatività della realtà. Fu rappresentato per la prima volta il 24 febbraio del 1922 al Teatro Manzoni di Milano. È un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata, e uno come tanti, che vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte.
Un atto unico in cui l’Uomo e l’Interlocutore si confrontano sul senso della vita: l’Uomo che sta per morire (il fiore e’ la metafora dell’epitelioma, il cancro che lo condanna) e per il quale la vita ha il senso di un microcosmo da osservare con l’intensità e il rigore scientifico di un entomologo, e l’interlocutore invece che rappresenta la normalità di chi ha tutto il tempo davanti a sé, e si lascia coinvolgere in una piccola serie di eventi quotidiani. …
Il son è la base della musica cubana, concepito come derivazione dalla musica nera, l’essenza cubana del ritmo, di sicuro è il padre della salsa, ritmo più moderno e giovanile.
Il son è una miscela di musica africana e spagnola, bantú e andalusa soprattutto. Però questi due elementi sono già fusi e compenetrati in una musica nuova che è cubana al cento per cento. Il son è l’esponente sonoro più sincretico della identità culturale nazionale. …
Danilo Arona, critico cinematografico e giornalista ha conquistato il mondo della letteratura fantastica con le sue pubblicazioni, tra le quali ricordiamo La Stazione del Dio del suono, Black magic Woman, L’estate di Montebuio.
Ricercatore di fenomeni “insoliti”, nella sua ultima opera “Ritorno a Bassavilla” mette in campo tutte le conoscenze, fornendo al lettore una carrellata, ben documentata, di misteri che avvolgono la città di Alessandria. …
Quando ero in manicomio, e vedevo l’erba dalla parte delle radici, ero convinta (e ancora lo sono) che il grande arazzo della volontà divina lo vedano gli angeli, mentre noi, incamminati verso l’indolenza o il sacrificio estremo, non comprendiamo nulla.
La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l’amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro. …
Italo Calvino ha attraversato le esperienze culturali di mezzo secolo e con uno sguardo acuto ne ha indicato le oscillazioni, i paradossi, le lacune. Ha cercato di rappresentare le incertezze, le contraddizioni, gli impulsi dell’intellettuale contemporaneo. In un saggio critico sul Menabò nel ‘62 scrive: «Quel che la letteratura può fare è definire l’atteggiamento migliore per trovare una via d’uscita , anche se questa via d’uscita non sarà altro che il passaggio da un labirinto all’altro. È la sfida al labirinto… vogliamo una letteratura della sfida al labirinto … vogliamo dalla letteratura un’immagine cosmica…». E così scriverà Carlo Salinari a proposito de La giornata di uno scrutatore: «Calvino lancia la sfida al labirinto… descrivendoci il labirinto in cui egli si muove, il groviglio dei problemi a cui non sa dare una risposta sicura, ma anche la sua volontà di non adagiarsi nel labirinto, di continuare a pensare e a lottare per uscirne». …
A cura di Mario Ughi
Non credo che imbattermi in questo video a così poca distanza dalla felice occasione di scrivere il post numero mille di questo sito sia una semplice coincidenza.
Cercavo un regalo speciale da offrire a tutti coloro che hanno partecipato con costante senso di amicizia e condivisione alla crescita di Libero. …
A cura di Mario Ughi
Un esempio di ricerca senza condizioni. Il figlio del giornalista Tiziano Terzani si racconta con genuina freschezza malgrado le domande a volte banali di Daria Bignardi. Una intervista da utilizzare sui canali televisivi può evidenziere i propri limiti, come avviene in questo caso, a nostro avviso brillantemente superati da Folco, che con semplicità propone la sua esperienza personale e intima.
A cura di Mario Ughi
L’ultima intervista, realizzata dal regista Mario Zanot nel maggio 2004, è la testimonianza filmata di Tiziano Terzani, scomparso poco tempo dopo proprio nel suo ritiro dell’Orsigna, sulle montagne toscane, dove si sono svolte le riprese. Lo scrittore e giornalista, grande conoscitore dell’Oriente, per trent’anni corrispondente dall’Asia del settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore di la Repubblica e del Corriere della Sera, racconta se stesso in una sorta di “testamento spirituale” in cui si affollano pensieri e riflessioni sulla vita e sul mondo.
A cura di Mario Ughi
Brano tratto dallo spettacolo “A me gli occhi please 2000″, nel quale Gigi Proietti si traveste da vecchietto smemorato che in un singolo racconto unisce tutte le favole famose, imbrogliando personaggi della fantasia e della realta’.









