Interviste
In un paese avvilente, che si è reso ostaggio di un uomo, dei suoi interessi, un paese pieno di sé e che nel contempo ne ha una stima scarsissima, che non sa pensarsi politicamente e che si è lasciato pappare il cervello da un piazzista che modifica a suo piacimento l’ordinamento istituzionale per farla franca e lucrare sul nostro lavoro – la vita, né più né meno -, dalle parti di questo popolo di entusiasti analfabeti insomma c’è qualcuno che prova non solo a resistere ma a rovesciare l’esito della partita: altrimenti a che serve la cultura?
Nell’ultima risposta all’intervista che mi ha rilasciato lo storico Guido Crainz mi piacerebbe scorgere una traccia di questo ribaltamento – nonostante il pessimismo, che condivido. La mappa è complessa, l’esame non sempre coincidente ma l’urgenza civile, il bisogno di capire e di mettere in circolo i contrappesi di cui parla lo storico dovrebbero essere anche i nostri. …
Questa raccolta è stata pubblicata in quanto ha vinto il premio di poesia Jacques Prévert, quindi un ulteriore motivo di soddisfazione per te. Sono poesie che abbracciano un lungo arco di tempo e che sono frutto di un’esperienza in costante crescita. Il titolo (Stagioni sovrapposte e confuse) è un po’ particolare e allora ti chiedo perché hai voluto chiamare così questa raccolta. ,,,
- Questo libro, che è la storia romanzata di un personaggio realmente esistito, mi sembra che faccia emergere, fra tanti aspetti, uno che credo saliente: l’uomo, non l’intellettuale o comunque di rilievo, ma l’umile uomo della strada vittima di regimi che negano, oltre la libertà, anche la dignità. In fondo Anatolio, il protagonista, non è per natura un sovversivo, o un rivoluzionario, ma un umile che, per quanto viva nell’ombra, cerca di conservare la sua dignità di essere umano. Dal gulag di Stalin all’atmosfera oppressiva del fascismo si trascina cercando di restare sempre se stesso e questo mi sembra un messaggio forte, fondamentale.
Sei d’accordo? …
1. Iniziamo con un domanda difficile, perché devi e mi devi convincere della bontà della tua proposta letteraria: il tuo libro, TempInVersi (Cicorivolta edizioni) si apre con una citazione da Sylvia Plath. Oggi sopravvivono poche donne-poeta, in particolare due o tre, Saffo, Emily Dickinson e Sylvia Plath, tutt’e tre molto impegnative, anche per il lettore più scafato. Dunque, chi è Tiziana De Pace?
Credo non siano impegnative, sono invece in grado di creare immagini chiare e nitide nella mente di chi legge, di arrivare con forza in fondo all’anima. Penso, più che altro, che a molti manchi il coraggio di rapportarsi a scritture di questa intensità. Non c’è una gran propensione ad accettare le debolezze proprie, riconoscendole tra le righe di debolezze altrui, ma questo è un discorso talmente ampio… quindi …sì, cito Sylvia Plath, o meglio, cito un suo verso. Mi innamoro degli scritti prima che degli scrittori. …
Salve! Dietro al titolo “Redazione” ci sono i due scrittori che hanno ideato il metodo, Vanni Santoni e Gregorio Magini, 31 e 29 anni rispettivamente.
Come e quando nasce il metodo SIC?
Io e Gregorio ci siamo conosciuti tra le pagine della rivista letteraria «Mostro», di cui lui era uno dei fondatori. Il progetto SIC nasce nel novembre del 2006 (e si concretizza nell’aprile 2007): alla chiusura della rivista, essendo per noi l’esperienza letteraria anche questione di socialità – basti pensare alle infinite riunioni in cui ci trovavamo a leggere i rispettivi racconti – sentivamo così il bisogno di fare qualcosa insieme. L’idea di un progetto di scrittura collettiva nacque dall’incrocio di due nostre passioni esterne alla letteratura ma fortemente connotate nella direzione della produzione collettiva di contenuto, il gioco di ruolo per me e l’open source per Gregorio. …
- Ciao Paolo grazie per il tempo e la disponibilità che concedi ai lettori di Liberolibro. Raccontaci come nasce Paolo Grugni scrittore
Nasce nel 2002 dopo anni in cui pensavo di dover e voler scrivere un romanzo, ma non credevo di essere in grado. Poi mi sono chiuso in casa un anno e ho realizzato “Let it be”. Ma tutto è scaturito dall’urgenza di raccontare la società italiana e i suoi gravi, probabilmente incurabili, mali.
- Nella tua veste di portavoce dei mali incurabili della società, oltre la denuncia degli stessi, quali rimedi possibili suggerisci?
Non ci sono rimedi per i mali del mondo, inutile illudersi. Posso però dire come mi ci oppongo io: scrivendo e denunciando. Ma anche leggendo quelli che come me lo fanno. …
- Questa tua ultima raccolta è indubbiamente di forte impegno civile, a risvegliare coscienze sopite, a far riaprire occhi chiusi da un torpore indotto. Come vedi l’attuale situazione, e in particolare dove sta andando il mondo?
In questo particolare momento sono molte le cose che non vanno. L’umanità è perduta. Voglio dire che giriamo a vuoto, perché abbiamo perso il baricentro. Siamo avvitati intorno a una pericolosa involuzione che sta minando le fondamenta della nostra specie, che non è più capace di guardarsi dentro. Manchiamo di impegno e di responsabilità.…
Giorgia Lepore, archeologa, ricercatrice presso la cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Paleocristiana e Altomedievale dell’Università di Bari. Oltre a numerosi articoli e saggi su riviste specializzate, ha pubblicato la monografia Oria e il suo territorio nell’altomedioevo (2004), e contributi presenti nel volume Puglia Paleocristiana (a cura di G. Bertelli. 2004). Vive a Martina Franca. L’abitudine al sangue è il suo primo romanzo, pubblicato con Fazi editore.
La incontriamo mentre sgranocchia un panino con mortadella di mammut, seduta su una tomba etrusca.
…
- Questo romanzo ha la struttura di un giallo, benché l’elemento di tensione e di indagine costituisca più un pretesto e anche un filo conduttore per costruirvi intorno tutta una serie di storie, solo in apparenza non collegate, ma che danno vita a un grande affresco di un piccolo paese di montagna in un lasso di tempo che va dagli anni ’30 alla fine della seconda guerra mondiale. Lei in quel periodo non c’era ancora e quindi, a parte notizie che possono averle fornito anziani di sua conoscenza, ha lavorato molto di fantasia. Perché scrivere di un’epoca così particolare, di una comunità rinchiusa in se stessa in un’Italia che, almeno nel ventennio, era altrettanto chiusa? …
L’armatura in copertina lascia presagire un romanzo storico ove abbondano guerre e battaglie, ma ciò è vero solo in parte, perché L’abitudine al sangue è una ricerca di libertà, e con essa di serenità, di un uomo combattuto fra la fede e il dovere nei confronti di suo padre. In effetti l’epoca è indeterminata, anche se la vicenda si colloca nel X secolo d.C., e l’unico riferimento certo è quello al Sacro Romano Impero d’Oriente. …
- Devo dire che il titolo mi ha incuriosito, perché supponevo che servisse a rappresentare qualche cosa e non mi sono sbagliato. La lettura, peraltro, è stata piacevolissima, tanto che nella mia recensione ho scritto della docile forza con cui lei canta della vita. In effetti i suoi versi sono pervasi da una grazia delicata, soffusa, ma non sono incerti, anzi fluiscono determinati mirando diritti allo scopo rendendo partecipe il lettore. Ho anche rilevato che questo si inserisce nell’ambito della poesia araba che, soprattutto in un passato non recente, ha avuto dei grandi artisti. Che cosa l’ha spinta a scrivere poesie? …









