Arte

De Goncourt: “Imparare a vedere, è il tirocinio più lungo in tutte le arti”.

Concorsi

Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. Eleanor Roosevelt

Esoterismo

“Aprire una porta, offrire agli uomini la possibilità di penetrare nell’interiore attraverso l’esteriore”

Noir

Il giallo è la storia raccontata dai buoni. Il noir è la storia raccontata dal punto di vista criminale…

Storia

La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità.

Home » Archivio

I grandi della letteratura

Kafka in venti quadri
27 agosto 2010 | 79 views | Commenta
Kafka in venti quadri

Inizio d’estate 1919, a Praga, in un salone di modista.
K rivede la giovane e attraente Julie Wohryzek, che aveva conosciuto a Schelsen (vicino a Liboch), in febbraio, presso la pensione Studl, dove soggiornavano, entrambi affetti da tbc (“E’ una bella ragazza che spero sia soltanto un poco malata”). In fotografia, Julie sembra seria e compita, ma in realtà doveva essere un peperino. K. la descrive così: “Innamorata del cinema, delle operette e commedie, della cipria e dei veli, padrona di una quantità inesauribile e irrefrenabile delle più sfacciate espressioni di gergo, in complesso molto ignorante, più allegra che triste, insignificante come, poniamo, il moscerino che vola contro la mia lampada
In realtà, K. è affascinato dalla vitalità e spensieratezza di Julie, con lei si diverte molto (non ha mai riso così tanto) e le chiede di sposarlo Lei è piuttosto restìa, ma K insiste e la convince. Fissano la cerimonia per novembre. …



Nichita Stanescu e il senso dell’amore
19 agosto 2010 | 85 views | Commenta
Nichita Stanescu e il senso dell’amore

Se vi capita di andare a Bucarest (la città bella, la città della gioia), in un mattino d’autunno, “quando il sole è un’aria piena di uccelli/ che volano ala nell’ala”, chiedete del parco intitolato a Nichita Stanescu, uno straordinario poeta che ci ha lasciato un’opera vasta e intensa, uno che che dà corpo al pensiero del nostro tempo, ma che non rinnega la poesia di Arghezi e Blaga, di Barbu e Voiculescu, un poeta intenso, luminoso, bellissimo, nato a Ploiesti, mezzo rumeno e mezzo russo, per via di madre, che è insorto contro l’anchilosi e l’inerzia che minacciava di morte la creazione lirica di poeti nati nel terzo decennio, sotto la dittatura comunista, uno che è stato capace di rifiutare il dogmatismo ideologico, l’enfasi patriottarda e la requisitoria politica, uno che ha rivendicato i diritti della poesia ad accogliere tutti gli aspetti della nostra situazione esistenziale che resta problematica e drammatica, insidiata dal dolore, dalla solitudine e dalla morte. …



Le foglie d’erba di Walt Whitman
29 giugno 2010 | 290 views | Commenta
Le foglie d’erba di Walt Whitman

In “Camden 1892”, Borges descrive il vecchio Walt Whitman, morente, che giace prostrato e bianco nella sua dignitosa e povera abitazione di Camdem (fu povero per tutta la sua esistenza), e noi lo osserviamo, come dietro uno schermo, mentre “stancamente guarda il suo volto nello specchio”, con la mano distrutta dai tremiti del Parkinson . Sa che non è lungi la fine e la sua voce dichiara: “quasi non sono, ma i miei versi ritmano la vita e il suo splendore. Io fui Walt Whitman”.
E Walt Whitman era l’America, – dirà Pound. Era l’America con la sua crudezza e il suo fetore enorme. E la cavità nella roccia che rimanda l’eco del suo tempo. Egli cantò l’era cruciale dell’America, egli è stato la voce trionfante. E disgustosa. Orribilmente nauseante. Ma porta a compimento la sua missione fino in fondo. …



Raffaele Carrieri, antico sacerdote della Magna Grecia
22 maggio 2010 | 176 views | Commenta
Raffaele Carrieri, antico sacerdote della Magna Grecia

Della rigogliosa flora antica e di tutte le enormi foreste che ricoprivano il Salento (c’erano oltre duecentomila ettari di boschi, nel principio dell’Ottocento, in Terra d’Otranto, oggi ce ne sono meno di diecimila), sono rimaste solo tracce: il “Bosco di Rauccio”, gli ulivi millenari nelle campagne di Vernole, la quercia vallonea di Tricase (oltre 700 anni), la quercia virgiliana della “Masseria Macrì”, nelle campagne di Supersano, e il maestoso Carrubo della “Masseria Paccianna” di Gallipoli, uno dei più importanti esemplari dell’area mediterranea, superiore perfino al tanto celebrato carrubo marocchino di “Moulay Idriss”. …



Esenin e Isadora Duncan, amore, droga e morte
28 aprile 2010 | 465 views | Commenta
Esenin e Isadora Duncan, amore, droga e morte

Sergej Esenin, l’autore de “La confessione di un teppista” e “Mosca delle bettole”, avrebbe potuto essere forse uno dei più grandi poeti del nostro tempo se non si fosse impiccato, a meno di trent’anni, nel bagno di una squallida stanza d’albergo di Leningrado, gonfio di vodka e disperazione. Era un gelido e buio pomeriggio invernale del 1925 e la poesia si impoverì di colpo, perdendo uno di quei poeti – contadini che portavano avanti un discorso di autentica cultura popolare, con melodiosi accenti e una poetica che esaltava i valori della tradizione e del costume contadino. Se in Majakovskij la rivoluzione di ottobre ebbe il suo poeta che esaltò l’operaio , in Esenin trovò invece il cantore del contadino russo protagonista del rivolgimento avvenuto in Russia. Il giovane Sergej Alesksandrovic Esenin, figlio di contadini credenti, era convinto che la rivoluzione avrebbe avuto un carattere mistico e il contadino sarebbe stato la guida e il depositario della grande missione liberatrice del popolo russo, ma ben presto si accorse che la rivoluzione non teneva in nessun conto il mondo contadino. …



Michele Caccamo e l’impossibile salvezza
13 aprile 2010 | 165 views | Commenta
Michele Caccamo e l’impossibile salvezza

Michele Caccamo è uno che ha provato il deliquio della parola, quello stato di grazia intermittente che è solo dei poeti, e in specie dei poeti visionari e metafisici come lui, che hanno una “malinconia rarefatta” e una loro “musica nascosta”, come osserva Raffaele La Capria nella prefazione a “La stessa vertigine,la stessa bocca”, Manni, Lecce, 2007.
Si tratta di un poeta che cerca striature di luce e di libertà, che ha una spinta costante a donarsi, una tensione e un linguaggio talora corrusco, violento, magmatico, potente, incisivo, che lascia il segno: “E potrò salire al sole/ – con il fuoco tra i denti -/ e un faro d’oro tra le dita/ e stare eterno
Bisogna provare che cosa significhi avere dentro di sé un corpo di scrittura e la sofferenza, il dolore , la morte come “paesaggio” esistenziale; …



Kafka all’inferno col biglietto di solo andata
9 aprile 2010 | 254 views | Commenta
Kafka all’inferno col biglietto di solo andata

K che se la ride dei fasci-nazisti grazie alla sua fantasia senza limiti e crudele ironia (o autoironia) che lo indurrebbero anche a pittoreschi (educati) vaffanculo detti però solo con il lampo degli occhi agli sgherri-killer mentre lo stanno uccidendo; K che in fondo se la ride di noi tutti, lettori posteri, che vogliamo la nostra piccola vetrina?
Beh, il libro non c’è ancora. Ma lo stiamo scrivendo noi, ora, tutti insieme, da questa vetrina, da questo forum letterario.
E la teologia, la politica, la psicanalisi, la giurisprudenza, il teatro di K,? “…il mondo immenso che ho in testa. Ma come liberare il mondo e me senza spezzarmi? E’ meglio spezzarmi mille volte che trattenerlo e seppellirlo in me” …/p>



Carmelo Bene in dieci segmenti
15 marzo 2010 | 634 views | Commenta
Carmelo Bene in dieci segmenti

Nell’estate del 2002 era tornato in scena , per i salentini, a Otranto, ( sua patria elettiva), dove aveva un mirabile appartamento che usava per lo più come cella di autosegregazione e dove forse, in cuor suo, sperava di morire, col viso rivolto ad oriente, per porre fine a quel simulacro di sé stesso che era in “un coma perpetuo e molto costoso”, come amava ripetere in questi ultimi tempi. Anzi, aveva fatto promettere agli otrantini di celebrargli il funerale di vivo, non era necessario aspettare che morisse “civilmente“. Erano tutti segni, presagi del suo addio. Era, è stato, quello dell’estate 2002, l’estremo saluto alla sua gente da parte di un genio che è sopravvissuto a se stesso. Recitò alcuni brani dannunziani de “La figlia di Jorio“, ipnotizzando letteralmente il pubblico e ancora una volta si compì il miracolo, “l’evento“. Eravamo tutti in estasi di fronte al genio. …



Giovanni Pascoli. Non solo lacrime
15 febbraio 2010 | 681 views | Commenta
Giovanni Pascoli. Non solo lacrime

Uno dice Pascoli e pensa alla cavallina storna, al grembiule nero e al colletto bianco, alla notte di san Lorenzo, col tremolio di stelle, o di uno stelo sotto una farfalla, alle illusioni finite in fretta e al ronzio di un’ape attorno al fiore, ai campi che svaniscono nell’onda sonora delle campane, ai silenzi, ai pezzetti di nulla e allo stormire di cipressi, alle voci e ai canti assorbiti nella malinconia del paesaggio, la piuma che esita o che palpita leggera nel nido abbandonato, il vento che piange nella campagna solitaria, alla panchetta e alla tessitrice che piange, ai versi come spartiti musicali e alle sere magiche e teneri , con i temporali che muoiono in dolce singulto, ai vespri odorosi di fieno; uno dice Pascoli e pensa a una serie di gadget dell’anima e della nostra lontana infanzia, tutte cose che saranno pure prodotte – come afferma Sanguneti – da una sorta di “macchinetta sadica di produzione liriche per lacrime ad usum infantis”, ma che tuttavia ti arrivano per le scorciatoie del cuore, come avviene per tutte le cose romantiche. …



MONTALE IL PROFETA
10 febbraio 2010 | 715 views | Commenta
MONTALE IL PROFETA

Diciamo Montale e pensiamo al mare pulsante, onnipresente, che scava, modella leviga, al mare padre padrone che accetta e respinge; al mare origine ed elemento stesso della vita, al mare livido, che muta colore, lancia a terra una tromba di schiume intorte; al vento implacabile, nella sua mutevolezza, che trascina con sé, da scirocco a maestrale, da tramontana a libeccio, ogni cosa vivente, al vento che nasce e muore…
Diciamo Montale e pensiamo alle pietraie bruciate dal salino di quella Liguria trasfigurata in una terra senza nome, di quella Liguria che somiglia tanto ad alcuni tratti della costiera salentina, quella che è irta, arida, scoscesa, scabra, ruvida; pensiamo all’odore di limoni, a quel profumo che è proprio della gente che vive sul mare, che t’invade e ti occupa e ti fa piovere in petto una dolcezza inquieta; ed è come lo scroscio di canzoni gialle, trombe d’oro e di solarità…



Omaggio a Salinger
3 febbraio 2010 | 325 views | Commenta
Omaggio a Salinger

Il giovane Holden” ( The Catcher in the Rye) è un libro che fu pubblicato quasi sessanta anni fa ( 1953) da uno scrittore fantasma, Jerome David Salinger, che da oltre 45 anni non scriveva più nulla (Frannie and Zooey e Alzate l’architrave, carpentieri , gli ultimi suoi racconti tra il 1961 e il 1963) , indifferente a qualunque tipo di richiamo; ed è uscito di casa una sola volta per andare a vedere la Callas al Metropolitan, ma poi arrivò in ritardo e non fece in tempo a sentire la grande diva lirica.
Salinger aveva superato i novanta, essendo nato nel 1919, e viveva praticamente murato vivo nella sua casa di Cornish, una cittadina del New Hampashere, in un allusivo misticismo che si richiama alle filosofie orientali e che sembra voler rispecchiare lo stato d’animo di crescente impotenza e totale rinuncia ad agire, a “fare”, movimento che si era diffuso nell’America degli anni sessanta fra i giovani anticonformisti, di cui “Il giovane Holden” è l’emblema, il portabandiera indiscusso. …