Favole
L’uomo che dava in prestito sogni è la speranza che Anna Rita Armati narra con leggerezza quella stessa leggerezza che sembra non appartenerci più, forse per il tram tram del quotidiano di ognuno, o forse perché la vita, spesso, con le sue intemperie, ci porta via lontano da noi stessi facendoci dimenticare quali sono le cose che colmano il cuore.
Amina la protagonista della favola narrata dall’Armati è una fanciulla troppo giovane per comprendere il male di vivere, ma non troppo per capire che l’unica cosa da ricercare per vivere una vita serena è l’amore, e per quando le persone che la circondano cerchino di convincerla che l’amore abiti solo nei sogni, lei non demorde nella sua ricerca: “Se l’amore vero esiste solo nei sogni ebbene un giorno lo andrò a cercare dall’uomo misterioso che vive nella città fantasma e gli chiederò il mio sogno in prestito!” …
In un grande regno che si estendeva a Sud, là dove il Grande Fiume scorre attraverso la giungla, c’era una volta un re che aveva un unico figlio, di nome Samba. Questo ragazzo crebbe e divenne un principe bello e simpatico che, però, aveva una gran debolezza: aveva paura di tutto. Quando era ancora ragazzo, e scappava via se sentiva barrire un elefante o vedeva un leoncino appena nato, la gente diceva:
- E’ ancora un bambino. Tutto cambierà dopo la festa che faremo per celebrarne la maggiore età, quando il re lo dichiarerà suo erede e lo farà diventare comandante in capo all’esercito. …
C’era una volta un re che, sentendosi prossimo alla morte, chiamò i suoi due figli e disse loro:
- Figlioli miei, ormai mi resta ben poco da vivere. Perciò destino il regno a te che sei il mio primogenito, ma, legàti ad esso, ti lascio anche i pericoli e i dolori che il regnare comporta. Quanto a te, che sei il secondogenito, non ho un altro regno da assegnarti, purtroppo. Tutto quello che ti posso lasciare è la mia benedizione.
Dopo poco tempo il re morì ed il figlio maggiore fu ben lieto di addossarsi pericoli e dolori, pur di avere anche il regno, mentre suo fratello se ne andò con la benedizione del padre e nulla più. …
C’era una volta un vecchio boscaiolo che viveva raccogliendo legna secca. Aveva una bella moglie e due figlioli che si chiamavano Ahmad e Mahmad. Un giorno, mentre si trovava sul monte, un uccello magico venne a deporre un uovo d’oro proprio sul suo fascio di legna. Il boscaiolo lo portò a casa e sua moglie, sentendosi subito conto del suo valore, l’indomani lo portò al bazar e lo vendette ad un mercante per duecento monete d’oro. …
C’erano una volta tre principi che dovevano provvedere a loro stessi ed alla loro sorellastra. Un giorno se ne andarono a caccia in una grande foresta, sperando di trovarvi la loro fortuna e riuscirono a procurarsi strani amici. Infatti si imbatterono in una lupa grigia con tre lupacchiotti. Tesero l’arco per ucciderli, ma la lupa disse:
- Non ci uccidete ed io regalerò ad ognuno di voi uno dei miei cuccioli. In questo modo vi conquisterete degli amici buoni e leali. …
C’era una volta un contadino a cui morì la moglie, lasciandogli due bambini piccoli, un maschio e una femmina che erano gemelli.
L’uomo si risposò ben presto, ma la sua nuova sposa odiava i figliastri, era molto sgarbata con loro e, alla fine, decise di sbarazzarsene.
- Siete stati così bravi – disse loro – che ho pensato di darvi un bel premio. Vi manderò a far visita a mia nonna, che abita in una casetta di pietra nel mezzo del bosco. E’ molto vecchia, perciò dovrete fare qualche servizio ed ubbidirle, ma è tanto gentile e vi ricompenserà con molte leccornie. …
C’era una volta, nelle terre dell’Est, un ricco signore che aveva tre figlie di cui era molto orgoglioso.
Era gentile e generoso con loro, ma anche egoista e pieno di sé e niente gli faceva tanto piacere quanto i complimenti e le adulazioni. Un giorno, desideroso di solleticare ancor di più la propria vanità, chiamò le tre figlie e disse alla maggiore: Bambina mia, quanto bene mi vuoi ? …
C’era una volta un certo Abu Novas, assai ben visto dal Sultano di Tunisi, che aveva un palazzzo in questa grande città.
Un giorno Abu Novas giunse piangendo nella sala del trono e disse:
Potentissimo sultano, mia moglie è morta! …
Molto, ma molto tempo fa, viveva una principessa figlia unica, al cui battesimo le fate avevano portato moltissimi regali tra i quali v’erano anche la bellezza e la saggezza, L’ultima delle fate aveva offerto tre palle d’oro dicendo:
Un giorno ne avrà bisogno; e se farà uso della prontezza di spirito che le dono, esse non mancheranno di felicità e fortuna.
La principessa crebbe buona, dolce e contenta. Andava sempre in giro con le sue tre palle d’oro gettandole per aria e riacchiappandole senza che toccassero mai terra. Era una principessa tanto gioiosa che le palle lucenti rispecchiavano il suo carattere: pronte a catturare ogni raggio di sole e farlo prigioniero. Fino a quando non ebbe compiuto i sedici anni nemmeno una nuvola venne ad oscurare la sua felicità. …
C’era una volta un castello in cui abitavano dodici tra le più belle principesse del mondo: erano le dodici figlie del re.
Vivevano come vivono le fanciulle del loro rango: la mattina si trattenevano a letto fino a tardi e non si alzavano mai prima di mezzogiorno. Ma c’era un mistero intorno a loro, Benché ogni notte fossero chiuse a chiave nella grande stanza di pietra posta nell’alo torrione del castello, dove tutte e dodici dormivano nei loro letti d’oro, benché ogni notte venissero tirati con cura tre enormi chiavistelli alla loro porta, ogni mattina le loro scarpette di seta apparivano logore e perfino bucate. Quando veniva loro chiesto che cosa avessero fatto la notte rispondevano:
- Abbiamo dormito, si capisce! …
C’era una volta un principe che volle mettersi in viaggio per vedere il mondo. Partì dunque in cerca d’avventure con le tasche piene d’oro attinto dal tesoro di suo padre. Era un principe gentile ed amichevole, ma non molto saggio e quando in un’osteria incontrò un altro viaggiatore che gli propose una partita a carte, accettò di buon grado senza sospettare neppure l’ombra del pericolo.
L’altro sembrava un uomo onesto e un compagno piacevole. Giocava assai meglio del principe che si trovò ben presto con le tasche vuote mentre quelle del compagno erano piene zeppe.
- Giochiamo l’ultima partita – suggerì costui. – Se vincerai, ti renderò tutto il tuo denaro, se invece perderai, diventerai il mio servitore per sei anni di seguito.
Il principe si dichiarò d’accordo e perse ancora una volta. …









