Autori
D: Benvenuto fra i lettori di Liberolibro. Raccontaci, tanto per cominciare, una storia… la tua per esempio!
R: Grazie per il benvenuto e per l’onore – e il piacere – di questa intervista. La mia storia, in effetti, è una lunga storia. Comincia, molto banalmente, con un ragazzino innamorato dei libri e dotato di molta, forse troppa, fantasia. Pur non disdegnando di praticare sport e altre attività all’aria aperta, confesso che molto del mio tempo libero – e soprattutto della notte – lo trascorrevo leggendo i grandi classici dell’avventura e del mistero. Sono cresciuto, per dirla tutta, con London e Poe, Christie e Lovecraft, Dickens e Wilde. Poi, più grandicello, nello studio di mio padre ho trovato Tolstoj, Calvino, Flaubert, Zola e tantissimi altri autori. È stato amore a prima vista! …
Le rivelazioni di Anamorphosis sono clamorose, ciò che si svela è la fine dell’Arte, l’epilogo inglorioso del Rinascimento e il senso vero dell’intera opera di Leonardo da Vinci assume aspetti straordinariamente chiari. Lo “sfumato” tanto studiato da secoli e secoli nelle scuole, è volontà e determinazione. L’enigma passa a noi, che guardiamo e non sappiamo vedere.
1. Qual’è stata la prima domanda che ti sei posto e che ha dato origine alla ricerca?
Nel corso dell’analisi degli affreschi di palazzo Besta, e in particolare del mappamondo in essi compreso, la cosa che più mi ha colpito è stata l’estrema capacità tecnica con la quale questo straordinario affresco è stato dipinto. Il suo realismo, la tridimensionalità, le trasparenze di un oceano apparentemente banale, emerse solo ad una analisi per contrasti e colori, mi ha indotto a pensare che l’artefice di tale meraviglia artistica non potesse essere un comune artista, rimasto anonimo fino a noi. …
A Napoli lo chiamavano semplicemente ” ‘O genio“. Un matematico dalle capacita’ davvero geniali, che a soli ventisei anni vinse il concorso per la cattedra di Analisi Algebrica all’Universita’ di Padova. E nel 1934, appena trentenne, fu chiamato alla prestigiosa Università federico II di Napoli, dove rimase sino alla sua tragica fine.
Figlio di una Bakunin
Era nato a Napoli il 20 gennaio 1904 da Giuseppe Caccioppoli e Sofia Bakunin (figlia dell’anarchico russo Michele Bakunin), si era laureato a 22 anni e fin dai suoi primi lavori aveva affrontato problemi di analisi funzionale, la nuova branca della matematica che allora si andava elaborando, in cui si considerano spazi di dimensione infinita, studi che lo avrebbero portato ad elaborare il teorema di punto fisso di Banach-Caccioppoli, la teoria geometrica della misura, la teoria dell’integrazione, le equazioni differenziali e integrali, cose assolutamente incredibili per un ragazzo di ventesette anni. …
Dopo aver recensito il suo ultimo libro, abbiamo intervistato il filosofo Mario Perniola.
1 Il suo ultimo interessantissimo libro, Miracoli e traumi della comunicazione, è anche denso di snodi concettuali a prima vista non sempre ovvi. La prima domanda è questa: l’epoca della comunicazione (questo regime, in sintesi, dell’opinione in cui siamo immersi, che svaluta il sapere e l’esercizio illuministico della critica in favore della pubblicità e della chiacchiera) secondo lei comincerebbe esattamente quando? Con la fine della seconda guerra mondiale o con il ‘68? E quali, eventualmente, le differenze? —
In “Camden 1892”, Borges descrive il vecchio Walt Whitman, morente, che giace prostrato e bianco nella sua dignitosa e povera abitazione di Camdem (fu povero per tutta la sua esistenza), e noi lo osserviamo, come dietro uno schermo, mentre “stancamente guarda il suo volto nello specchio”, con la mano distrutta dai tremiti del Parkinson . Sa che non è lungi la fine e la sua voce dichiara: “quasi non sono, ma i miei versi ritmano la vita e il suo splendore. Io fui Walt Whitman”.
E Walt Whitman era l’America, – dirà Pound. Era l’America con la sua crudezza e il suo fetore enorme. E la cavità nella roccia che rimanda l’eco del suo tempo. Egli cantò l’era cruciale dell’America, egli è stato la voce trionfante. E disgustosa. Orribilmente nauseante. Ma porta a compimento la sua missione fino in fondo. …
Nove anni fa, moriva, vecchissimo, a 95 anni, Léopold Sédar Senghor, il poeta, il capo di Stato, il profeta della negritudine. Era morto nella terra della sua prima amata moglie, Colette Hubert, nella sua casa “stile africano”, in Normandia, a Verson,”davanti all’uragano che tutto svelle intorno a me , foglie e parole futili”. Lì si era ritirato vent’anni prima, dopo aver rinunciato volontariamente alla sua carica di presidente del Senegal. Subito dopo la sua morte andai a trovare Florio Santini, e sul lungomare di Otranto, il canale dei “disperati”, insieme a lui e sua moglie Siou Wan, parlammo di Senghor, che Florio aveva conosciuto bene durante la sua lunga stagione di “Addetto culturale all’Ambasciata Italiana“. Erano gli anni ’70 e si erano incontrati nella dolcezza della terra africana, a Dakar, sopra il cimitero marino dove è sepolto il figlio del grande poeta della negritudine. …
Chi è Maria Pia Romano? E’ presto detto. “Un’innamorata del silenzio/ che scrive storie di pelle e di mare”. L’ immagine che ho di lei è quella di una ragazza salentina intelligente, bella, colta, piena di vitalità, sportiva (una sub vera e propria con tanto di brevetto, una sirenetta, di quelle che “possono amare solo ciò che scorre”), con un neo veneziano sulla guancia sinistra e lunghissime ciglia nere (“Ho ciglia lunghe per dissetarmi d’ombra”) sotto uno sguardo di velluto, sognante, che scivola sulle cose invisibili, che crea le cose che nascono dal nulla, dalla trasparenza degli atomi, “dai granelli di polvere che turbinano in un raggio di sole in una stanza buia”. E’ una che scrive da molti anni, da sempre. …
- Sei una scrittrice piuttosto prolifica, con un’attitudine particolare per il genere fantastico e per la narrativa di ambientazione storica. Rientra in quest’ultima branchia La firma del diavolo, che trae spunto da fatti effettivamente accaduti a Triora nel 1588. Come mai questa passione per i processi per stregoneria e in particolare per quanto accaduto in quell’anno nel paesino ligure dell’entroterra di Ventimiglia? …
In estrema sintesi potrei dire che “Pret(re) à porter- La vita in cinque righe“ di Fabrizio Centofanti, Effatà Editrice , 2010, è un libro “di uno scrittore cristiano, o meglio, un cristiano scrittore”, – come scrive il prefatore Tiziano Scarpa – “che provoca, aggredisce, costringe a combattere corpo a corpo con le placide certezze nelle quali troppo spesso finiamo per adagiarci“, come è detto nella postfazione di Riccardo Ferrazzi. Ma forse non basta, questo libro è qualcosa di più o di meno, fate voi, una sorta di Vangelo secondo Fabry (vds. pag.58), dove capita di tutto, ad esempio che Dio non faccia la doccia il giovedì (vds.pag.59) e che noi “siamo passeri che entrano ed escono da una finestra senza tempo, sulla soglia di una memoria che ,al primo battito d’ali, è già speranza.” (vds.pag.92) …
- “Finestre e balconi”, un altro libro che hai portato alla luce nonostante le notorie difficoltà a trovare editori disposti a pubblicare poesia. La tua è una produzione abbastanza costante e di opere stampate ne puoi già contare un discreto numero. Che cosa spinge un uomo a scrivere un libro le cui difficoltà non consistono solo nella stesura, ma soprattutto nella possibilità di pubblicazione? Sì, potresti rispondermi che è per lasciare una traccia per il “dopo” e in fin dei conti potrebbe anche essere vero, ma secondo me questa non è l’unica e nemmeno la principale motivazione. Quindi ti esorto a svelare ciò che sta dietro a questa lotta, quasi titanica, per pubblicare. …
Nessuno scriverebbe versi se il problema della poesia fosse quello di farsi capire, disse una volta Montale in modo ironico polemico e provocatorio, ma ( se vogliamo) anche illuminante, per spiegare il concetto della poesia moderna, della c.d. poesia ermetica, oscura, ma affascinante. In realtà Maria Pia Monicelli – che è una creatura deliziosa e bellissima, fatta di smeraldi tenerezza e macerie, (sa essere dura come la pietra e fragile come il cristallo), una donna colta e raffinata che ama il teatro, la musica, l’arte e si nutre costantemente di poeti del novecento ormai divenuti classici (parlo di Lorca, Quasimodo, Ungaretti, Eluard, Kavafis, Eliot, Alberti, Guillén, Neruda, etc.) – vorrebbe essere capita, compresa…









