Recensioni Teatrali: Cabaret Sacco & Vanzetti


Here’s to you, Nicola and Bart,
Rest forever here in my heart,
The last and final moment is yours
That agony is your triumph

(Joan Baez)

Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891-Charlestown, 23 agosto 1927); Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, 11 giugno 1888-Charlestown, 23 agosto 1927): giustiziati innocenti sulla sedia elettrica, vittime di una giustizia con la g minuscola. Martiri dell’Ideale.
Sacco e Vanzetti: italiani, immigrati, anarchici, per ciò stesso colpevoli senza avere commesso il fatto. La Storia li ha restituiti alla verità, alla luce della loro innocenza. Non furono loro a commettere quella rapina, conclusasi con un duplice omicidio, a South Braintree, Massachusetts, USA. Ma la montante paura dei “rossi” e il pregiudizio razziale “giocarono” a loro sfavore… Furono anni di detenzione, di tribunale, di prove a loro favore non prese in considerazione, di tesi precostituite, di offese alla dignità e alla verità. Fu la condanna a morte.
Una storia che andrà sempre ricordata. E a rammemorarla giunge, per il mezzo di  un’opera teatrale molto originale, la coppia di attori Valerio Tambone e Raffaele Braia: Cabaret Sacco & Vanzetti, in scena al Teatro Filodrammatici di Milano sino a domenica 23 febbraio. Il dramma del ragazzo meridionale e di quello settentrionale, uniti dall’amicizia e dall’Idea, rivive in tutto il suo doloroso svolgersi, utilizzando anche i modi del cabaret, senza che tale scelta comporti alcuna discrasia di tipo formale o contenutistico: canzoni e balletti/danze che si mescolano ai dialoghi, ai monologhi e alle riflessioni dei due giovani uomini, che tanto dalla vita avrebbero potuto ancora ricevere con gioia e gratitudine, accusati, invece, di reati mai compiuti, incarcerati, processati, infine uccisi. Una miscela strana, a volte stranita e grottesca, è quella offertaci da Cabaret Sacco & Vanzetti, ma riesce a raccontare perfettamente l’ansia, l’angoscia, la speranza disperata di Nicola e Umberto in quei giorni e in quegli anni, la speranza nonostante tutto, nonostante la congiura delle autorità costituite, nonostante la ferocia istituzionale. Il cinismo del sistema che doveva testare la nuova politica antisovversivi e che aveva bisogno, perciò, di agnelli sacrificali aveva deciso altrimenti. Nonostante la levata di scudi di tanti, della gente umile, della parte più progressista della società, di numerosi intellettuali. Di Nicola e Umberto rimasero le ceneri, l’invincibile dignità, la gloria imperitura nella sventura non cercata. E questa non è retorica.
Strepitosa l’interpretazione dei due attori e belli gli interludi musicali creati da Roberta Carrieri e Papaceccio MMC. Come detto, un mélange estremamente riuscito fra parlato e altro.  Una vicenda peraltro più attuale che mai… “Le migrazioni, il pregiudizio razziale, l’intolleranza, la giustizia sono temi che attraversano la contemporaneità e scuotono la coscienza di tutti. Per questo il Teatro dei Borgia, rinnovando il proprio impegno sul fronte dell’Arte Civile, ha deciso di raccontare la vicenda dei due migranti italiani, vittime e simbolo di ogni discriminazione e ingiustizia. La storia di Sacco e Vanzetti, sottratta alle trappole della retorica e del melodramma, è così restituita alla dimensione della Storia, attraverso le armi del teatro, il linguaggio del cabaret e il corpo di due attori infaticabili che si offrono senza riserve. E questo è il racconto, divenuto paradigmatico, di due umili, due ultimi, due migranti, eroi moderni e simbolo universale delle battaglie per i diritti di uguaglianza e giustizia”.
Dall’ultimo discorso di Umberto alla corte prima che venisse pronunciata la fatale sentenza: “Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste creature ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già”. Parole ferme, calme, nobili.

Here’s to you, Nicola and Bart,
Rest forever here in my heart,
The last and final moment is yours
That agony is your triumph

Alberto Figliolia

Cabaret Sacco & Vanzetti. Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1 (ingresso da piazza Paolo Ferrari 6), Milano (MM 1 e 3 Duomo; tram 1, 2, 12, 14). Fino al 23 febbraio 2020. Durata: 70 minuti senza intervallo. Drammaturgia Michele Santeramo. Progetto e regia Gianpiero Borgia. Con Valerio Tambone e Raffaele Braia. Musiche Papaceccio MMC e Roberta Carrieri. Costumi Manuela Paladin Šabanović. Scene Vincenzo Mascoli. Foto di scena Luca Del Pia. Produzione Teatro dei Borgia, in cooproduzione con Dramma Italiano di Fiume/Teatro Nazionale di Croazia Ivan Zajc, e con il sostegno di Teatri di Bari e di Eticaarte. Con l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio di Amnesty International-Italia e Ministero degli Affari Esteri.
Orari: mar/gio/sab ore 21; mer/ven ore 19,30; dom ore 16.
Info: sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu; contatti biglietteria tel. 0236727550, e-mail biglietteria@teatrofilodrammatici.eu.

 

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