Buster Keaton: il genio


A cura di Alberto Figliolia

Perché essere difficili quando con un minimo sforzo potete diventare impossibili? In questo celebre aforisma c’è tutta l’arte comica, paradossale, “glaciale” ed esilarante, la maschera muta e grottesca, di Buster (nato Joseph Frank) Keaton, in prossimità del cinquantenario della morte del quale (1 febbraio) la storica Fondazione Cineteca Italiana di Milano dedica un’importante retrospettiva allo Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto 2) e al MIC-Museo Interattivo del Cinema (viale Fulvio Testi 121).
Dal 9 al 31 gennaio si potrà rivisitare e rivivere l’incredibile parabola del comico che non rideva mai – ma gli altri sì… – di bravura addirittura esaltante, un genio assoluto, la cui fortuna si esercitò soprattutto nell’era d’oro del muto (e l’avvento del sonoro fu per lui una sventura). Non è un caso che la rassegna s’intitoli Buster Keaton: il genio.
“Attore (anche di teatro) e regista, figlio d’arte, nato e cresciuto in una compagnia di giro, Keaton divenne celebre come “l’uomo che non ride mai”, con la sua espressione impassibile, lo sguardo quasi impietrito, la comicità lunare, tanto diversa da quella dei contemporanei Charlie Chaplin e Harry Langdon. Keaton riuscì, partendo da situazioni assolutamente normali, a costruire mondi quasi astratti, senza mai rinunciare a una ricerca sperimentale sul piano della recitazione e della regia che rende il suo cinema prossimo a quello delle avanguardie storiche degli anni Venti e ancora incredibilmente moderno”. Al MIC saranno programmati tutti i mediometraggi muti, mentre allo Spazio Oberdan saranno proiettati nove lungometraggi muti – e tutti accompagnati con musica da vivo (al pianoforte Antonio Zambrini o Francesca Badalini), a maggiormente accrescerne il fascino, nella sensazione di un piccolo viaggio nel tempo –, tre film sonori, con Keaton quale attore, un documentario, Buster Keaton Rides Again, girato dal canadese John Spotton un anno prima che il grande artista morisse, e, autentica perla, il corto Film, nel quale Buster Keaton s’incontrò (fatalmente…?) con Samuel Beckett.
Di seguito il calendario dei lungometraggi muti in programma allo Spazio Oberdan: The General (Come vinsi la guerra), 1926, ambientato durante la Guerra di Secessione (sabato 9 gennaio, h 21,15); The Three Ages (L’amore attraverso i secoli), 1923… “In tre episodi (Età della pietra, Roma antica, il Novecento) il tema è sempre lo stesso: innamorato di una ragazza che i genitori hanno destinato a un cattivo, Keaton insegue questo amore attraverso i secoli alle prese con lo stesso rivale” (martedì 12 gennaio, h 21,15); The Cameraman, 1928 (sabato 16 gennaio, h 21,15); Battling Butler (Io e la boxe), 1926… “Basato sull’omonimo spettacolo teatrale di grande successo a Broadway, il film racconta la storia di Alfred Butler, figlio di un milionario, che viene spedito dal padre sui monti, in una vacanza “forzata” col proprio maggiordomo per farsi le ossa e staccare da una vita oltremodo agiata. Si innamora di una ragazza e vorrebbe sposarla, ma i genitori di lei vogliono che la figlia abbia al suo fianco un uomo atletico e forte. Il maggiordomo decide così di spacciare il padrone Alfred per il pugile Battling Butler suo omonimo. Tutto funziona, fino al giorno in cui Alfred deve affrontare il vero Butler” (lunedì 18 gennaio, h 21,15); Steamboat Bill Jr. (Io… e il ciclone), 1928, nel quale Buster Keaton si muove fra un ruvido padre, i battelli a vapore e l’amore (giovedì 21 gennaio, h 21,15); College (Tuo per sempre), 1927, in cui a “a ritmo indiavolato” Buster Keaton per conquistare l’amore della sua bella dovrà esibirsi in una performance sportiva a tutto tondo (domenica 24 gennaio, h 17,15); Our Hospitality (Accidenti che ospitalità!), 1923, in cui, dopo varie vicissitudini per una faida e sempre grazie all’onnipotente e onnipresente amore, l’eroe trionferà (mercoledì 27 gennaio, h 21,15); The Saphead (Lo sciocco), 1920 (venerdì 29 gennaio, h 19) e, infine, Spite Marriage (Io… e l’amore), 1929, altra storia di riscatto e amore (domenica 31 gennaio, h 19).
Dei tre lungometraggi sonori di cui è prevista la visione due sono nella storia della settima arte, vale a dire Viale del tramonto (domenica 10 gennaio, ore 17, e venerdì 22 gennaio, ore 19), 1946, di Billy Wilder, nel cui cast sono William Holden, un’incredibile Gloria Swanson (nei panni della vecchia diva del muto Norma Desmond) e Erich von Stroheim – una pellicola ad altissimo tasso di drammaticità (BK è nel ruolo di un giocatore di bridge) –, e Luci della ribalta (lunedì 18 gennaio, h 16,30, e sabato 30 gennaio, h 18,45), 1952, di Charlie Chaplin… “Ambientata a Londra nel 1914, è la favola tragica di un clown, Calvero, e di una ballerina. Ormai sul viale del tramonto, il vecchio clown, alcolizzato e non più capace di far ridere, salva dal suicidio la giovane ballerina, s’innamora di lei ma lei ama un altro. Le dà comunque fiducia nella vita e l’aiuterà ad avere successo nel lavoro, per poi uscire definitivamente di scena al termine di un ultimo spettacolo con un altro celebre clown decaduto: Buster Keaton” (BK interpreta un vecchio pianista). Il terzo lungometraggio è Buster Keaton nella luna, 1946 (giovedì 14 gennaio, h 19,15, e mercoledì 20 gennaio, h 17).
E poi, con la sceneggiatura di Samuel Beckett… “Un uomo chiuso in una stanza, solo, immerso nel silenzio, girato di spalle nel tentativo di sottrarsi a un occhio che vede tutto. Film è la visualizzazione di una fuga, di un rifiuto totale del rapporto uomo-mondo, la sradicalizzazione in senso tragico del gag keatoniano” (lunedì 25 gennaio, h 19,15). Spaesante e nella sua atemporalità estremamente contemporaneo, universale. Film sarà seguito da Buster Keaton Rides Again.
Per quel che concerne i mediometraggi programmati dal MIC eccone di seguito la scansione temporale: Sherlock Junior-La palla n. 13 e Neighbours-I vicini (sabato 9 gennaio, ore 18); The navigator-Il navigatore (sabato 16 gennaio, h 18); The Bell Boy-Il Fattorino e The Garage-Il Garage (sabato 23 gennaio, ore 18); Oh Doctor!-Oh dottore!, The Hayseed-Il rustico e One week-Una settimana, opere quasi centenarie di freschezza assoluta (sabato 30 gennaio, h 18).
Un omaggio, davvero esaustivo e quanto mai necessario e doveroso, a uno dei protagonisti dell’arte del XX secolo, Oscar onorario 1960, figura, nonostante i tempi che paiono bruciare ogni memoria, indimenticabile. Talento iperprecoce (in scena dall’età di tre anni), eclettico, abilissimo nella costruzione e contrapposizione degli opposti con il loro potenziale di riso, mostruosamente bravo anche nelle slapstick comedy, mimo sublime, superbo acrobata (frequentatore di casa Keaton e dei genitori Bessy e Harry, attori di vaudeville, era l’illusionista Houdini, a cui leggenda dice si debba il nome Buster regalato al piccolo Joseph Frank, incolume dopo una rovinosa caduta per le scale).
Comico oltre misura. Ma anche surreale. E poetico.

Alberto Figliolia

Buster Keaton: il genio, a cura della Fondazione Cineteca Italiana. Spazio Oberdan (viale Vittorio 2) e MIC (viale Fulvio Testi 121), Milano.
Info: e-mail info@cinetecamilano.it; tel. 02.77406302-00///02.87242114.

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