Brutti di notte di Gianni Grimaldi


A cura di Gordiano Lupi

Brutti di notte è una pellicola insolita nella sterminata filmografia di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Pare quasi un film d’autore, ricco di elementi surreali e di parti oniriche, riferimenti erotici e simbolici, oltre alle consuete macchiette da avanspettacolo. Parodia di Bella di giorno (1966) di Luis Buñuel, interpretata da Catherine Deneuve, addirittura citata da Franco nel corso di un dialogo. Il film comincia subito alla grande sfoggiando l’ironica indicazione: “Leon D’oro al Festival della risata” sopra lo stemma del Leone di Venezia.
Franco è sposato con la bruttissima Rosaspina (Giorgelli), famoso chirurgo, mentre suo fratello Ciccio è un mantenuto che si prende la briga di sorvegliare i comportamenti erotici del cognato. Franco è tormentato da incubi che rappresentano la cifra stilistica del film sotto forma di interessanti parti oniriche. Un sogno ricorrente lo vede in carrozza con Rosaspina, mentre Ciccio fa il cocchiere e pure il fustigatore dei suoi desideri repressi. Il film comincia con una parte onirica ed è interessante la citazione da Garcia Lorca: “Non voglio vederla! Alle cinque della sera, non voglio la megera!”, che Franco riferisce alla orrenda moglie.  Divertente la lunga sequenza dallo psicanalista Federzotti (Rizzo) che si sviluppa secondo lo schema delle gag da avanspettacolo. Franco si addormenta sul lettino, si arrampica sul lampadario, racconta i sogni e rivela il complesso da cui è affetto. Si tratta di una improbabile “sindrome del bacio estorto da femmina sgradevole” (perché da bambino tre vecchie zie volevano baciarlo) e secondo lo psicanalista ha bisogno di una cura a base di belle donne. Molto bravo Alfredo Rizzo nei panni di uno schizzato psicanalista che finisce per essere analizzato da Franco insieme a Ciccio e confessa i suoi problemi interiori. Il medico ha il complesso della nonna che non lo accarezzava e Ciccio della maestra che non lo baciava perché aveva i “ridicoli baffetti” a otto anni. Franco si immedesima nel ruolo e prescrive ai due malcapitati di andarsi a sposare, anticipando i tempi del matrimonio gay…
Franco dorme molto e sfoggia un’aria annoiata nei confronti di una moglie che disprezza. Alla vigilia del primo anniversario si immagina promesso sposo di un’orribile duchessa e subito dopo nei panni di un neonato che beve vino rosso. La parte onirica lascia il posto all’avanspettacolo sulla neve con Franco che colpisce tutti con i lunghi sci a tracolla. Una tipica gag da cinema muto. I sogni di Franco proseguono, sconvolto da una bella signora che spoglia gli uomini con gli occhi, perché immagina due belle donne che si trasformano in Ciccio e nella moglie. Citiamo una battuta rivolta alla Giorgelli che si definisce semplice, casta e pura: “Sì, come l’acqua del baccalà”. Altra parte onirica surreale vede Ciccio e la Giorgelli contadini che bersagliano Franco legato a una palizzata con pomodori rossi e verdi. Gag da avanspettacolo prendono di mira il gioco del tennis. Ciccio: “Ma le palle ce l’hai?”. Franco: “Cosa ti devo rispondere?”. Il nostro eroe è maldestro, non ne azzecca una e centra il compare con la racchetta in testa: “Non ho preso una palla. Ciccio, invece, ha preso tutte le racchette”.
A un certo punto Franco decide di fare la vita del playboy ed entra nella casa di madama Ananas (invece di Anaïs come nel film originale), che lo ribattezza Brutto di notte e lo istruisce sulla futura professione al servizio di ricche viziose. “A me va bene tutto. Brutto di notte, antipatico di giorno, schifoso di pomeriggio”, commenta Franco. Il suo unico limite è che può lavorare dopo il tramonto. “Solo di notte, dalle 10 alle 4 del mattino”, dice Franco, perché la moglie lavora in ospedale. Diventa un tuttofare del sesso garantito, ma presto scopre che le pretese delle clienti sono quanto meno originali. Antonella Steni è una miliardaria che pretende di suonarlo come un contrabbasso (stile Il merlo maschio di Pasquale Festa Campanile, con Laura Antonelli e Lando Buzzanca), ma pure che faccia il pavone e la gallina. Franco esegue, imitando identiche interpretazioni di Totò. Ciccio spia dal buco della serratura, si trova coinvolto nei desideri della miliardaria (fare la giraffa), dopo aver recitato una gag da avanspettacolo: “Cercavo un imbecille che mi dicesse cosa cercavo”, mentre finge di guardare per terra. Un breve frammento cita Due rringos nel Texas (1967) di Marino Girolami, con Franco nei panni di un baro da saloon che estrae un uovo da una manica della camicia.  Altra parte onirica vede Antonella Steni e Gabriella Giorgelli sfidarsi a duello per lui, con Ciccio che dispensa le armi. Indimenticabile Franco che si presenta al portiere d’albergo: “Sono brutto di notte”. Risposta: “E di giorno, no?”. Franco è umiliato da una bella amica della moglie, che lo paga per comprare un rasoio nuovo alla consorte e lo disprezza per la mancanza di fedeltà.
Ciccio si traveste da donna araba con un velo rosso e scopre Franco mentre fa il playboy. Il Brutto di notte esclama: “Lo sapevo. Donne e playboy dei paesi tuoi!” e ancora: “Se torno a casa mi fanno brutto di botte”. Tutto finisce bene, invece, perché la moglie si sottopone a un intervento estetico, diventa affascinante e dopo aver chiesto un appuntamento a Franco confessa la vera identità. “Roma di notte, con Brutto di notte, che notte ragazzi!”, esclama Franco che si concede anche come cantante, interpretando Roma nun fa’ la stupida stasera. La plastica fa miracoli, Franco si riprende la moglie e caccia il cognato invadente: “Tu sarai Bella di giorno, senza riferimenti a quella svergognata di Catherine”, afferma citando il film di Buñuel. E ancora. “Il passato è passato, il cognato è un disgraziato!”. Ciccio se ne va contrariato, dicendo che non può lavorare, perché il lavoro nobiliterà pure l’uomo, ma lo rende simile a una bestia.
Finale surreale con il vecchio incubo che sembra diventato realtà. Ciccio passa sotto casa di Franco guidando una carrozza, perché lavora come valletto alla Camera dei deputati. “Povero Ciccio, mi fa pena. Non perché fa il valletto, ma perché deve vedersela con i deputati”. Franco decide di riprenderlo in famiglia. Ciccio torna indietro con la carrozza a retromarcia e il terzetto lancia davanti alla macchina da presa le lettere della parola FINE, dopo averle tolte da un cilindro.
Tra gli attori meritano una menzione Gabriella Giorgelli, vera e propria donna scimmia che accetta di imbruttirsi ma si riscatta nel finale, Alfredo Rizzo, nei panni di uno spassoso psicanalista di scuola freudiana, e un’ottima Antonella Steni, che sfoggia tutta la sua arte teatrale.
Un film notevole, una vera e propria parodia basata su una solida sceneggiatura capace di contenere la verve da avanspettacolo dei due comici in un rigido copione, ben fotografato dall’ottimo Stelvio Massi (uno dei padri del poliziottesco) e montato con diligenza da Renato Cinquini. Il film originale viene riscritto punto per punto da Grimaldi, che inserisce nel ruolo di Catherine Deneueve un improbabile Franco Franchi. Resta uno dei film più amati e ricercati tra i molti interpretati dal duo comico, ma non ha niente a che fare con la commedia sexy come dicono alcuni critici (Simone Buttazzi), perché siamo nel campo della pura parodia e le scene di nudo sono inesistenti. Al massimo troviamo qualche doppio senso di natura erotica, ma è un film per famiglie, come da tradizione della coppia comica siciliana. Girato a Roma, tra i teatri di posa De Paolis, Piazza Navona, Piazza del Popolo e la Fontana di Trevi. Esce al cinema il 14 marzo 1968. Da ricordare la locandina del film con Franco a torso nudo di schiena, che cita in versione comica l’identica immagine di Catherine Deneuve. Bella di giorno è un film maledetto, sforbiciato dalla censura italiana, innovativo come tutte le opere dei grandi registi. Catherine Deneuve è una splendida borghese annoiata, che da bambina rifiuta l’ostia, da adulta si concede al vizio e finisce per prostituirsi in una casa di appuntamenti. Jean Sorel e Michel Piccoli sono i suoi partner e regalano un’interpretazione immortale per una pellicola tratta dal romanzo di Joseph Kessel, pubblicato nel 1929. La parodia è altrettanto trasgressiva perché ambientata nel mondo della prostituzione e ricca di riferimenti onirico – surreali. Il 1968 è un anno importante per Franco e Ciccio che interpretano un numero incredibile di pellicole, ma alcune sono di pregevole fattura: Don Chisciotte e Sancio Pancho, L’oro del mondo, Capriccio all’italiana
La critica alta non è entusiasta, come sempre quando ci sono di mezzo Franco e Ciccio. Paolo Mereghetti concede una stella e mezza, racconta in sintesi la trama e si limita dire: “La parodia burlesca dei due comici questa volta prende di mira Buñuel. Il Morandini non cita neppure il film, per lui non è mai uscito oppure non è degno di commento. Il Farinotti assegna due stelle ma se la cava con un generico e superficiale “solite avventure dei due comici”. Molto meglio Marco Giusti: “Qualcosa del capolavoro di Luis Buñuel ha contaminato questa ribalda e immediata parodia francocicciesca scritta e diretta dal saggio Grimaldi. Al punto che si respira qualcosa di erotico e malsano nel film. Ci si prepara ai capolavori di Cicero. Da non perdere”. Non condividiamo il malsano erotismo, ma pure noi abbiamo apprezzato il lavoro di Grimaldi.

Regia: Gianni Grimaldi. Soggetto e Sceneggiatura: Gianni Grimaldi. Aiuto Regista: Alessandro Metz. Montaggio: Renato Cinquini. Fotografia: Stelvio Massi. Musica: Lallo Gori. Scenografia: Andrea Crisanti. Costumi: Rossana Andreoni. Direttore di Produzione. Sergio Pisani. Produzione: Gino Mordini per Claudia Cinematografica. Teatri di posa: De Paolis (Roma). Interpreti: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Gabriella Giorgelli, Antonella Steni, Fulvia Franco, Helga Liné, Ignazio Leone, Alfredo Rizzo, Ivan Scratuglia, Lorenzo Terzon, Consalvo Dell’Arti, Ivana Novak, Giuseppe Terranova, Giulia Orazi, Claudia Guarino, Bernard Berat.

Per vedere l’incipit del film: http://www.youtube.com/watch?v=6nidzQLyhA4

Gordiano Lupi
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