Bocca di Rosa: una vivisezione


A cura di Maria Francesca Pinna

“Bocca di Rosa” è una delle più famose canzoni scritte da Fabrizio De Andrè; contenuta nell’album Volume I pubblicato nel 1967. Il testo narra le vicende dell’esuberante Bocca di Rosa che, con il suo comportamento passionale e libertino, sconvolge la monotona quiete del paesino di Sant’ Ilario. A causa della sua condotta, la donna si guadagna presto le antipatie delle donne del paese che, private dei propri mariti per mano della protagonista, riescono a farla allontanare grazie all’aiuto delle forze dell’ordine. Tuttavia, le comari non riescono totalmente nel loro intento perché alla stazione, in occasione della partenza di Bocca di Rosa, si radunano tutti gli uomini del paese, che, in segno di rispetto, tengono il cappello in mano e salutano con le lacrime agli occhi chi “per un poco portò l’amore nel paese”. La voce si sparge e alla stazione successiva, la donna viene accolta trionfalmente dalla popolazione maschile, persino dal parroco. La canzone termina provocatoriamente, con l’immagine della processione religiosa, dove Bocca di Rosa, invitata dal parroco, cammina vicino alla Vergine. Tutta la canzone è attraversata da un velo di ironia che intende mettere in berlina le comari, paragonate a dei cagnetti ai quali viene sottratto l’osso. Al loro atteggiamento conservatore e bigotto viene contrapposta la passione e la giocosità di Bocca di Rosa, alla quale, evidentemente, vanno le simpatie del cantautore genovese, che in un’intervista televisiva concessa a Vincenzo Mollica, ha dichiarato che, tra i personaggi delle sue canzoni, considerava Bocca di Rosa la più cara e la più vicina al suo modo di essere. Il testo coinvolge, inoltre, due importanti istituzioni, tradizionalmente rappresentante dal mondo maschile: i gendarmi, che a malincuore devono accompagnare Bocca di Rosa alla stazione affinché lasci il paese e anche la chiesa. Il finale fu infatti ritenuto scandaloso poiché il parroco del paesino volle alla processione Bocca di Rosa (amore profano) accanto alla Vergine (amore sacro). La figura di Bocca di Rosa è altamente ambigua. Infatti, nel testo, non vi è alcuna descrizione del personaggio, non si dice espressamente che la donna sia una prostituta, come molti hanno voluto intendere, anzi si nega che faccia l’amore per professione e si afferma che lo faccia per passione. In mancanza di descrizioni specifiche, l’ascoltatore è, quindi, portato a creare il personaggio per deduzione. L’unico dettaglio offerto dall’autore è il soprannome della protagonista: Bocca di Rosa. La bocca è l’unico elemento fisico che viene svelato, per il resto, non vengono rivelati altri particolari fisici della donna. Bocca di Rosa viene descritta solo attraverso i suoi comportamenti e soprattutto tramite le reazioni che è capace di provocare negli abitanti del paese.

UNA PICCOLA ANALISI SEMIOTICA

Lo studioso Greimas ha offerto un modello di analisi della narratività, che può essere applicato al testo musicale “Bocca di Rosa”. Il meccanismo narrativo inizia con uno sconvolgimento dell’ordine abituale provocato dall’arrivo di Bocca di Rosa, che attrae a sé gli uomini del paese, anche quelli occupati. L’allontanamento dei mariti provoca la gelosia delle loro mogli che provvederanno con i consigli di una vecchia donna e l’aiuto dei gendarmi a cacciare dal paese Bocca di Rosa e, così, restaurare l’ordine precedente al suo arrivo. Perciò, nel testo vengono attuati due piani narrativi: quello di Bocca di Rosa e quello delle sue oppositrici, le mogli, che, rivestendo il ruolo di antagoniste, attuano un anti-piano narrativo. A tal proposito, si segnalano nel testo performance disgiuntive e congiuntive. Per capire quale sia l’obiettivo della protagonista, ossia il suo piano narrativo, bisogna risalire ai primi versi della canzone che rivelano la sua particolare caratteristica comportamentale, quella di “mettere l’amore”. Bocca di Rosa ci appare quindi avvolta da un alone di passionalità, che lei stessa sembra impossibilitata a controllare, in base a questo attrae tutti gli uomini del paese, provocando, di conseguenza, l’ira delle mogli, che attuano un loro piano. L’anti-piano è, perciò, recuperare la fedeltà dei loro mariti. Per fare questo le mogli realizzano ciò che si potrebbe intendere come un piano narrativo d’uso, funzionale allo scopo principale. Innanzitutto, chiedono consiglio alla vecchia del paese, che le invita ad affidarsi ai carabinieri che, in seguito, provvederanno ad allontanare il pericolo dal paesino. Le comari, apparentemente portano a buon fine il loro piano, causando la sconfitta di Bocca di Rosa. In realtà, quest’ ultima, troverà ben presto un altro paese pronto ad accoglierla e potrà così continuare la sua attività. La donna si conquisterà addirittura le simpatie del parroco che la vorrà con sé alla processione. In base allo scontro dei due piani narrativi possiamo così individuare il modello attanziale presente nel testo. Il soggetto è rappresentato da Bocca di Rosa che attua il programma narrativo principale: mettere l’amore, per farlo, attrae a sé gli uomini del paese, che rappresentano il suo oggetto del desiderio. Le donne, nonché mogli di questi ultimi, rappresentano gli oppositori, poiché interferiscono con il piano narrativo principale. Il gruppo delle donne e quello degli uomini rappresentano dei ruoli attanziali, estranei a qualunque individualità, che è concessa esclusivamente a Bocca di Rosa che nella narrazione si muove autonomamente. Ma in due casi è concessa ai due gruppi, che potremmo individuare come delle unità integrali, la possibilità di aspettualizzazione attoriale. Alcuni attanti diventano personaggi, colti nella loro specificità. Mi riferisco, innanzitutto, alla vecchia del paese di Sant’Ilario che differenziandosi dalle altre donne, emerge da uno sfondo collettivo, assumendo addirittura la parola. Il secondo riferimento univoco è concesso al parroco che ha delle attenzioni speciali per Bocca di Rosa e le permette di partecipare alla processione accanto alla Vergine. Quest’ ultima aspettualizzazione è sicuramente funzionale al finale provocatorio del brano che mette in contatto due tipi di amore. L’amore è proprio il tema fondamentale del brano, poiché viene investito di valore in entrambi gli schieramenti, rimane, perciò un valore euforico. Esso è capace di rappresentare diverse componenti semantiche, ciò vuol dire che l’amore, nel testo, non ha un unico significato. L’amore è euforico per Bocca di Rosa perché rappresenta la passione, ma, allo stesso tempo per le donne del paese, nella stessa parola amore si racchiude la tranquilla vita coniugale, intaccata da Bocca di Rosa. Due concezioni di amore che si scontrano nel testo. Nel finale, vengono provocatoriamente affiancate, ad opera della guida spirituale, che nella processione avvicina l’amore sacro (vita coniugale) all’amore profano (passione). Per quanto riguarda il livello discorsivo, nel quale si producono le diverse operazioni enunciazionali, si può schematizzare con il “chi, dove e quando”. Iniziamo con il chi, il soggetto parlante. Nella maggioranza delle sequenze le azioni vengono descritte in terza persona, in base a ciò, nessun attante coincide con il narratore, ma, nella quarta sequenza, un attore, la vecchia, si stacca dal gruppo di attanti impersonato dalle mogli e prende parola: avviene, in questo caso, un debrayage enunciazionale perché il testo crea un simulacro di chi parla. Tale meccanismo è seguito da un ebrayage, poiché c’è un ritorno all’istanza dell’enunciazione fino ad un secondo debrayage enunciazionale, attuato, questa volta, dal gruppo di donne che prendono parola davanti al commissario, senza però essere caratterizzate nelle loro singole individualità, si tratta infatti di un coro e non di una voce solista che emerge da esso. Si chiude così la quarta sequenza e non appare più alcun tipo di debrayage.

Maria Francesca Pinna

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