BOB DYLAN -Tempest


A cura di Giuseppe Maggioli

BOB DYLAN -Tempest- (Columbia).
Dopo lo splendido disco del 2009 (Together Through Life) Bob Dylan (vocals, guitar, piano) torna sereno ad una nuova pubblicazione discografica. Dieci tracce che non nascondono la passione illimitata di Dylan per il blues, le radici folk della Louisiana e del Texas, e una forma canzone che accompagna l’ascoltatore in un viaggio all’interno degli Stati Uniti rendendo perfetta l’immagine rurale e indie dell’America dei nostri giorni. Accompagnato da una band ben oliata capeggiata da Stu Kimball (guitar) e Donnie Herron (guitar steel, mandolin) l’artista di Duluth appare sereno e confeziona un cd davvero intrigante scandagliando varie emozioni (Pay in blood) e suoni sempre piacevoli (Scarlet Town). Le introduzioni di Dusquesne Whistle e Tin Angel hanno nel sangue il folk dei giorni migliori; Tempest e Roll and John sono dei grovigli roots-blues che sanno incantare, mentre l’andamento slow degli altri brani nasconde l’impegno musicale cha da Love and Theft (2001) attraversa il corpo di Bob Dylan.
Una colonna sonora per le le atmosfere dei libri di John Fante e Corman McCarthy! Che dire, c’era bisogno di disco di un artista (forse) di un’altra epoca? La risposta è si.
Dylan riesce ad essere obiettivo e intrigante allo stesso tempo, un ‘guru’ per le giovani proposte indie-pop band americane come Fleet Foxes e Bon Iver, tracciando una musica mai banale e costruttiva assicurando così una ricerca musicale (neo folk o modern folk!?!) a lungo termine, assaporando il gusto di una nuona inventiva poetica. Da ascoltare durante l’autunno che verrà.

Giuseppe Maggioli


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