Recensioni: Bianca Mauro – Ruah


Recensione libro poetico “Ruah” di Bianca Mauro

“Ruah” ,- il titolo di questa sillogedi Bianca Mauro, edizioni Editorial Service System, 2016- in ebraico corrisponde a spirito , un nome di genere femminile, che significa anche “soffio”, “aria”, “vento”, “respiro”. La poesia non nasce dall’inerzia della materia , ma dal movimento dello spirito.Ogni autentica ispirazione racchiude in sé qualche fremito di quel soffio con cui lo Spirito creatore pervadeva fin dall’inizio l’opera della creazione. Sui suoi fogli bianchi, senza limite e senza termine, ogni parola che Bianca scrive è un tentativo e , insieme, una tentazione di mettersi in comunicazione con Dio , una chiave per “entrare –come sottolinea lei stessa –“ nella storia della salvezza”. La sua poesia  è – in estrema sintesi –  un’inquieta restituzione della parola vivente, e tuttavia la sua rimane una versificazione umile , piana, semplice e profonda, che non indulge mai ai giochi della mente , né alle scaltrezze di scuola , ma arriva direttamente dal cuore. “Aprendo il nostro cuore sarà l’infinito ad entrare in noi”. E lei , con fede e umiltà,  cerca di mantenere dentro di sé sempre quella primigenia emozione del dono ricevuto dei suoi primi versi, che hanno già una densità armonica, uno slancio melodico, un senso drammatico della vita e pur di continua apertura all’orizzonte lirico, fin dai primi vagiti :“Mamma,/ mamma, io qui,/ dentro di te!/ Un punto minuscolo/ nel buio del tuo ventre./Mi culla la notte/ prima delle tue braccia./ Poi ti sfiorerò il viso,/ sprofonderò nel tuo seno/ e quella luce del mondo/ sarà nei tuoi occhi/ la scintilla divina”

C’è qualcosa di inconcluso in ogni stagione della nostra vita, fosse anche un’indefinita potenzialità  di espandersi, un desiderio di farsi luce, onda, colore, voce, eco, capriola di vento, orizzonte, odore di luna, foglia, nuvola e gabbiano , scaglia,  rumore del mare ,conchiglia vela, sabbia e cenere, lacrima e preghiera. Tutto ciò lo troviamo   nei versi di “Ruah” , che è un’invocazione da parte di una vagabonda dello spirito sedotta da un disegno di vita e di gioia, travolta da una temperie mistica che ridesta lo stigma trinitario dell’amore , che è nel cuore stesso del mondo. Ma quel suo viaggio-pellegrinaggio che troviamo nelle pagine di questo libro , che contiene in sé il germe del riposo  finale , è anche una metafora della bellezza che ci circonda: l’aria che sa farsi chiamare nelle forme delle nuvole , o l’acqua dei fiumi che abbraccia , carezza o colpisce rocce e villaggi, o degli alberi che si trasformano in linfe e frutti , tutte cose meravigliose della natura  –dice la poetessa – che pian piano stiamo distruggendo, o trasformando in vere e proprie apocalissi: “terremoti e tsunami risucchiano/ in un mare di fango/ marionette di un mondo insano,/ macchine come modellini/ presi e buttati alla rinfusa./ Un disordine totale,/ un mare di fango nero;// Sfilano la Croce, il Golgota, / il sudore del Giusto e,/ inginocchiato tra i fiumi di sangue / di questa umanità,/ invoco il Tuo perdono./ Come pioggia fresca,/ lacrime miste a sangue/ raffreddano il nòcciolo e …/ Padre … è di nuovo Speranza

La poesia è anche lo sgomento aperto, l’errare nella memoria più ancestrale, nell’inconscio , qualcosa che deve “farsi”, deve accadere e accade solo tramite la parola che si fa luce. “Immagini ,sensazioni, sentimenti – scrive Bianca – che si traducono in forme, colori, movimenti, soffi, ricordi, persone che IO descrivo semplicemente come si presentano ai miei occhi e alla mia anima” .  Ecco le memorie dell’infanzia e gli affetti famigliari, il ritorno alla sorgente pura di un sacro amore materno, dove si raccolgono le ansie e le pene , e ancora si placano le passioni e gli orrori della terra, con un grido accorato, una carezza di voce, un sorriso  che induce al silenzio come nuova segreta rinascita.…tu mi stringevi al seno/ ed io ridevo/ sicura del domani./ Tutto mi ritorna./ Mi hai messo al mondo,/ donandomi la vita/ e negli occhi tuoi,/ illuminati dal cielo,/ mi tuffavo / Sicura del domani./ Sai, mamma,/ ritorno a camminare / col tuo sorriso chiaro/ e mi batte il cuore”.
Quando si è giovani, scrive Bianca nell’introduzione , c’è una forza che ti porta a superare tutto, che ti fa credere che sei immortale, ma poi gli inevitabili ostacoli e le delusioni si mutano in lacrime che diventano i ciottoli della nostra esistenza  e sottolineano la fatica del vivere . Ciò mi ricorda Camillo Sbarbaro , il poeta dei licheni e dei trucioli, che canta l’amore per le piccole minime cose della vita. E tutta la poetica di Bianca, fortemente emotiva, è fondata nell’amore come stimolo costante a una ricerca interiore, la ricerca di assoluto, un’esigenza di trascendimento che parte dallo slancio amoroso giovanile, da uno sguardo che andava oltre le nuvole. : “Guardo la nebbia /là dove il mare /si confonde col cielo
e l’orizzonte/ non finisce mai./ Il vento scompiglia / i pensieri/  e l’anima si perde / nel silenzio,//Guardo quel tuo viso / giovane e dorato,/ i tuoi occhi di sole / nella notte immobile…”
Ora , invece,  puoi solo vedere ai tuoi piedi le rovine di quel mondo sempre più governato dalla violenza , descritto nella lirica 1994 , l’anno in cui fu assassinato dalla camorra don Peppino Diana, l’eroico  sacerdote che aveva osato sfidare apertamente le organizzazioni malavitose.
E’ una poesia molto significativa che piuttosto che celebrare piange con commossa pietà la nobile e generosa vittima della violenza , della paura, dell’indifferenza e della viltà  che ci contagia e ci attanaglia ( siamo un po’ tutti maschere senza volto) mentre continua ,senza soluzione di continuità,  la sarabanda  del sangue, della guerra, degli stupri, delle violenze.
“Sono i tempi neri di oggi/ che piangono, tra arcobaleni e/ raggi infuocati,/ lacrime rosse e variopinte. / Così, mentre piove freddo/ da un sole fatto pallido,/ si leva l’uomo dalla sua corazza/ e spazia per l’aria/ su una terra insabbiata,/ battuta e popolata / da maschere e maschere / … e solo maschere.
Diceva  CarloBetocchi che c’è un periodo gotico nell’anima umana,  fortemente immaginativo, che riposa nella creazione di cui è parte viva , e che non tanto pensa quando “vede” e raffigura le cose che sente, in un flash, in un lampo . Ad esempio tali sembrano alcuni incipit di Bianca che hanno quella intuizione rapida, un impeto , uno sgorgo improvviso, quasi un raptus che porta alla luce un potenziale mistero:

“Scivola l’anima /Sull’alba chiara”…
“Stasera voglio abbracciar la notte”…
“Tremano le mie mani/ ad aprire il cielo”….
“Ascolto il Tuo respiro/ nel Silenzio”….
Lasciami scivolare lentamente/ in un mare d’infinito”…

C’è, poi, un periodo successivo in cui la vita, consumandoti , ti riduce a riflettere e a trasformare i tuoi sentimenti in pensiero. Ci sono delle confessioni, – come insegna Sant’Agostino, – che hanno più importanza delle affermazioni…Non si fa il bene per amore di sé , lo si fa per amore di Dio : e amore di Dio significa accettarne la croce. Nel Cristo che porta la croce è da vedere la volontà di dividere la sorte di tutti, di seguire le sue vie.
“Quanto sono amabili / le Tue vie, Signore!”
Per proseguire il nostro viaggio di pellegrini vagabondi, in questo libro che è viaggio di un’anima ; per entrare nella storia della salvezza, e giungere   nel porto che ci è destinato- ,  abbiamo bisogno di sperare, di credere  che la luce eterna esista, anzi, di più , abbiamo bisogno di  diventare luce noi stessi per illuminare anche il cammino di altri. E con quel raggio eterno nel cuore , ogni sera , ogni notte il cuore si dilata in attesa di una nuova alba.
“Solo alla notte / s’acquieta l’anima mia/ e, tutta accoccolata / nel buio silenzioso,/attendo il raggio d’Eterno/ e il cuore si dilata.//Giungiamo al porto/ nel fragore di onde.//il trasalir dell’anima./ Lampada ai nostri passi/ e … diventiamo luce”.

C’è sempre nel poeta il mito dell’infanzia, dei luoghi dell’infanzia , Leopardi docet, il mito del natio borgo selvaggio. Ma per Bianca non è un borgo, ma una città importante, una città grande, una città che ha fatto la storia, una città simbolo di tante opposte cose, una città-ossimorica, direbbe De Crescenzio: Napoli, …mille culture, da Virgilio a Nerone,  dove teneva i suoi spettacoli lirici , che duravano giorni e giorni, senza sosta, da Pulcinella a Giovan Battista Marino : “Napoli, paradiso infernal, celeste inferno, e poi Croce , Totò,  Eduardo e Pino Daniele ….. “Napule è ‘na carta sporca/ e nisciuno se ne importa”. Ma per Bianca la sua patria rimane una sinfonia elegiaca, un soffio costante di nostalgia.:“Napoli / tra le tue vie  /s’aprono ricordi/ come petali al sole./ Un gioco di luci ed ombre,/ volti e figure / della mia infanzia.// Corro sui fili/ a cercare acqua./ Via Caracciolo e/ Il rumore del mare,/ il profumo degli scogli./ Ai piedi di Castel dell’Ovo,/ sbattuta alla deriva,/ per un attimo annego,/ poi mi raccolgo / in una lacrima e…sono gabbiano in volo,/ coprendo tutto / con calda cenere”.
Ma Bianca da una vita ormai vive a Casal Palocco, tra Roma e Ostia , dove trovò la morte Pier Paolo Pasolini, e lei con grande  umiltà, con un cuore fraterno , con delicata pietà, ha voluto rendere omaggio a questo poeta implacabile , ancora pieno di sete di vita e di rabbia , con parole frante diventano onde di risacca “Tu sei sceso/ con la rabbia nel cuore/ sull’umida spiaggia./ Gira la giostra/ nel tempo immutato./ L’onda pietosa / arriva a carezzarti./ Nuda l’anima./ Il mare, come madre,/ ti culla tra la schiuma./ Eri assetato di vita tu,/ passero che alla casa/ ritorni, portando nel becco/ una bianca mollica
E siamo alla fine del viaggio. La bellezza- pur in tutta la sua fragilità – ci dice Bianca in questo libro – è come la soglia  fra la terra e il cielo , dove l’una trasgredisce  continuamente verso l’altro  e l’eterno s’affaccia nella storia degli uomini, la bellezza è in una preghiera :“Quello che cerco/ si nasconde /in un profondo silenzio/ chiuso e segreto/ in povertà assoluta/ e ricchezza segreta// Amo il verbo/ non le parole/ Unico è il verbo/ le parole, troppe/ Amo il silenzio, amo / follia e santità della bellezza”

Roma, 10 maggio 2017
Augusto Benemeglio

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