Benjamin Tammuz – Il minotauro


A cura di Katia Ciarrocchi

Thea,
questa lettera battuta a macchina non reca alcuna firma, ed è probabile che non ci incontreremo mai, anche se io ti ho vista e ho fatto in modo che anche tu mi vedessi. E’ stato circa sei settimane fa. Ti sono passato davanti, fissandoti, e tu mi hai guardato come si guarda uno che ti passa davanti per strada. Non mi hai riconosciuto. Ma anche se non mi hai riconosciuto, tu mi appartieni. Non avrai mai l’occasione di farmi delle domande, ma la mia voce ti giungerà nelle lettere, e io so che le leggerai. Come faccio a saperlo? Non posso darti altra spiegazione se non quella che sto per dirti: da quando ho memoria di me, io ti ho cercata. Mi era chiaro che tu esistevi, ma non sapevo dove. Il mio lavoro mi ha portato nella città dove vivi. Il mio lavoro è tutto un susseguirsi di supposizioni, ipotesi, rischi. Ho scelto questo lavoro perché non ho mai amato nessuno – tranne te – anche se per tutta la vita ho cercato di amare, cioè di tradirti. Ho legato la mia vita a un lavoro duro e brutale poiché mi sentivo costretto ad amare. Ebbene, io amo il paese che servo, i monti, le valli, la polvere, la disperazione, le strade, i sentieri. L’ho fatto perché non avevo altra scelta, non sapevo se ti avrei mai incontrata. E ora che ci siamo incontrati, è troppo tardi: c’è stato un errore. Deve esserci stata qualche confusione nelle date di nascita, di passaporti; anche in cielo c’è disordine, come in tutti gli altri uffici. In ogni modo, ormai è tardi e impossibile.
Sono venuto a sapere l’indirizzo del collegio dove studi quest’anno, e so anche in quale università sei iscritta per il prossimo. So che ami la musica. Col tempo saprò anche altre cose.
Con questa lettera ti arriverà un pacco contenente un giradischi e un disco. Vorrei che domenica alle 17 tu mettessi il disco sul giradischi. Io farò la stessa cosa nella mia stanza d’albergo, a poca distanza da te, così noi due ascolteremo la stessa musica alla stessa ora. Questo sarà il nostro primo incontro, e io saprò se hai fatto come ti ho chiesto. A dire il vero, so già fin d’ora che esaudirai la mia richiesta.
Ti amo. Ti ho amata in tutti i giorni della mia vita. E’ duro rassegnarsi all’idea che per strada non mi hai riconosciuto. Ma la colpa non è tua, c’è stato uno sbaglio: di date, di luoghi, di tutto. Non ho dubbi che l’intenzione era di accanirsi contro di me, non contro di te.
Ti sto togliendo le scarpe e sto baciando le dita dei tuoi piedi. Le conosco, così come conosco ogni linea del tuo corpo. Non irritarti, non aver compassione. Non avevo mai conosciuto la felicità finché non ti avrei incontrata.

Un agente segreto israeliano un giorno, il giorno del suo 41° compleanno incontra in un autobus, per caso, la donna della sua vita. La riconosce: è la donna che ha attesa da sempre. Qui inizia una spy story intrigante, una storia d’amore straordinaria, un thriller mozzafiato e ricco di colpi di scena, un percorso della mente che affascina sin da subito.
Lo sconosciuto, grazie alla sua professione riuscirà, senza mai rivelarsi, a seguire, influenzare e persino controllare la vita di Thea, fino a divenire una presenza nascosta, ma ossessiva.
Le scrive lettere appassionate e vibranti di emozioni e lei, Thea, stupita e incuriosita, ne è alla fine affascinata, sino a divenire succube di una personalità che sente forte e magnetica. Un uomo e una donna che si cercano e affidano tutto alla scrittura.
Una relazione morbosa eppure struggente e romantica che si snoda attraverso gli anni nella attesa di una conclusione.
Il tempo della narrazione si accavalla, non vi è più passato, presente e futuro. Il lettore va avanti e indietro in una vertigine di eventi, che sembrano tutti confluire verso un unico, tragico punto finale: il cerchio si chiude.
Il cerchio, anzi tre cerchi sono presenti con costanza.

“Ma tu ed io, Thea, siamo stati – malgrado tutto siamo stati – al di fuori di questo orrore; perché ci siamo incontrati nel cerchio interno che mi sono tracciato quando ero bambino, quando sono stato allontanato da casa e cercavo un modo per tornare. In quel terzo cerchio, nel cuore della musica, in presenza dell’unico vero essere divino, c’eravamo solo noi, e brucavamo nella luce. Era una luce che nessuno orgasmo può accendere; eravamo uniti in un amore la cui forza e più potente di quella con cui gli uomini amano se stessi. Mi spiace che non saprò mai cosa prova un uomo, quando esce da questo cerchio e trova te al suo fianco. Posso solo intuirlo: guardandoti negli occhi e toccando con le dita la pelle del tuo volto, è impossibile che non senta che c’è un modo di ritornare all’interno del terzo cerchio, di entrare e di uscire, avanti e indietro, fino al giorno della morte. E allora, forse, rimanervi per l’eternità. E forse non da solo. E’ possibile crederlo, quando sei con me. E tu sei con me, Thea, questo nessuno può negarlo…”

Sullo sfondo, la Palestina con tutte le sue tragedie e il desiderio di rinascita, terra di struggente amore e dolorosa violenza, dove ebrei e palestinesi sono visti come frutti di un unico seme e il Mediterraneo con i suoi colori e i suoi profumi.
La scrittura, nel rapporto epistolare, si rivelerà veicolo d’inganno, illusione e follia così come il sogno di rinascita dei popoli del Mediterraneo, che morirà nel massacro che è divenuta storia.
L’ abilità narrativa è buona: nessuna incertezza, nessuna stonatura.

Titolo: Il minotauro
Autore: Benjamin Tammuz
Prezzo: € 9.50
Traduttore: Di Gesù A.
Editore: E/O
Collana: Tascabili e/o
Data di Pubblicazione: Maggio 2012
ISBN: 8876419209
ISBN-13: 9788876419201
Pagine: 171
Reparto: Narrativa > Thriller

Benjamin Tammuz (1919-1989) nasce in Russia, ma già nel 1924, a soli cinque anni, si trasferisce con la famiglia in Palestina, lasciandosi alle spalle gli orrori della rivoluzione bolscevica. Benjamin Tammuz contribuisce alla cultura Istraeliana con molte discipline, studia legge e scienze economiche all’università di Tel Aviv e, più tardi, storia dell’arte alla Sorbona di Parigi.Pittore, scultore, romanziere, giornalista e critico, collabora per molti anni, come redattore della pagina letteraria del quotidiano Ha’aretz e per quattro anni attaché culturale dell’ambasciata di Israele a Londra. Dal 1979 – 1984 collaborato con l’università di Oxford. Muore a Tel Aviv nel 1989
Autore di molte opere per l’infanzia riceve diversi riconoscimenti internazionali.

Katia Ciarrocchi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *