Recensione: Ben Pastor – Il cielo di stagno


Alta tensione
Di ritorno dall’inferno di Stalingrado il maggiore Martin von Bora è inviato nell’Ucraina Nord orientale, dove sta provvedendo a costituire il suo reggimento, con la scelta selettiva degli ufficiali e della truppa, ma nel suo ruolo di appartenente all’Abwehr, il servizio segreto militare, si deve occupare di due ingombranti presenze, due generali dell’Armata Rossa, Platonov catturato quando il suo aereo ha dovuto atterrare oltre le linee, e Tibyetsky, detto Khan, che si è consegnato direttamente al nemico con il suo nuovissimo carro armato T34. Si devono interrogare i due  personaggi, ma non sono per niente ciarlieri, anche il Khan, lontano parente di Martin e che almeno in apparenza sembrerebbe dimostrare una certa disponibilità. Il nostro ufficiale investigatore, inoltre, intende occuparsi di feroci omicidi che vengono commessi nella vicina foresta, eventi che sembrano al momento del tutto indipendenti, ma che finiranno per correlarsi quando i due generali prigionieri verranno assassinati. Chi è stato? Perchè? Sono le due domande che si pone von Bora, che all’inizio gira a vuoto senza nemmeno trovare il più piccolo indizio, ma poi, un po’ per fortuna, un po’ per intuito si solleva il velo di nebbia e in un crescendo di tensione (così elevata non l’ho mai riscontrata nei romanzi di Ben Pastor con protagonista l’ufficiale tedesco) si troverà una spiegazione al tutto con la giusta punizione dei colpevoli.
Se devo essere sincero questa serie con protagonista von Bora, a cui mi sono accostato con curiosità, mi sta appassionando veramente, perché nella scrittura di Ben Pastor si trovano trame convincenti, uno stile mai greve, atmosfere e ambientazioni ricreate al meglio, senza dimenticare l’incessante e approfondita analisi psicologica dei personaggi. In particolare von Bora si rivela sempre di più un individuo quotidianamente combattuto fra la sua coscienza e il suo dovere di militare, con il secondo che prevale immancabilmente, perché dominante è il senso dell’onore derivante dalla divisa indossata. Non c’è alcuna simpatia per le SS per i crimini che commettono, ma nel maggiore dell’Abwehr prevale sempre il dovere, così che non mancano le rappresaglie nei confronti dei partigiani e delle popolazioni, ma a differenza delle SS tali azioni sono svolte nella convinzione di fare qualcosa di spiacevole, ma necessario, e non per trarne gusto e soddisfazione.
Quindi la lettura è senz’altro consigliabile.

Titolo: Il cielo di stagno
Autore: Ben Pastor
Prezzo copertina: € 15.00
Editore: Sellerio Editore Palermo
Collana: La memoria
Traduttore: Sanvito L.
Data di Pubblicazione: marzo 2013
EAN: 9788838930195
ISBN: 8838930198
Pagine: 473

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi(2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017) e La notte delle stelle cadenti (2018).
Premio Flaiano 2018

Renzo Montagnoli Sito

 

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