Bagnati-Piss and Love


A cura di Alberto Figliolia

Si tratta di perversioni sessuali? O di contraddizioni della borghesia, che implodono ed esplodono, come in un pamphlet della miglior tradizione dei tardi anni Sessanta? O, piuttosto, è una partitura contro l’omofobia o, ancora, lo smascheramento dell’ipocrisia esistenziale o lo sviscerare l’eterno tema della lotta di classe, in un’era peraltro in cui l’ascensore sociale è stato praticamente abolito, nelle nuove forme di sfruttamento che essa ha assunto? Bagnati-Piss and Love è tutto questo.
Non pruriginosa, ma estremamente forte è l’opera di Tobia Rossi, con la regia di Manuel Renga, in scena in prima nazionale al Teatro Libero (via Savona 10, Milano) sino al 15 giugno. Una materia incandescente – anche se trattata con la giusta dose di ironia e navigando fra farsa e dramma, fra grottesco e “tragedia”, fra grandezza e meschinità – al punto da rendersi consigliata la visione a un pubblico di età superiore ai 14 anni.
Il fatto è che Ludo, il figlio adolescente di Guido e Fiamma, ricca coppia della Milano che conta, la città bene, quella del culto dei soldi, del party in terrazza come manifestazione opulenta, degli affari che si fanno in congrega, viene scoperto nel mentre è intento in bagno in una pratica erotica, il pissing, in apparenza depravata e disgustosa. Daniel, il figlio della colf romena di Guido e Fiamma, sta orinando addosso a Ludo! “Questa scoperta è fonte di forte imbarazzo e vergogna per i Dazeri, che lottano per tenere tutto segreto non capendo il motivo, il senso di questa perversione, nella quale oltretutto è il loro figlio a subire, ad essere “dominato” dallo straniero, un inferiore che invece di restare al proprio posto scompagina la piramide sociale di casa.
Per capirne di più, Guido e Fiamma iniziano ad affacciarsi sulla vita privata del figlio, che forse non hanno mai guardato da vicino”… ma riusciranno i nostri “eroi” a scoprire o ad avvicinarsi alla verità? Oppure tutto è destinato a crollare? O le false certezze, anziché esser smantellate, fabbricheranno nuovi scudi di incomunicabilità? E può una perversione, o tale considerata dall’opinione corrente, inquadrarsi in un rapporto d’amore? E se poi arrivano anche i social network a sputtanarti (tutta la vicenda del pissing attraverso un post dell’ex fidanzatina di Ludo, specchio di vuotezza, arriverà su Facebook come Pisciopoli)? Quanto conta l’immagine? O è solo, per l’appunto, parvenza lasciando irrisolti i veri nodi interiori, l’autentica fonte del disagio che travaglia le vite?
La parola al regista… “Lo spazio che abbiamo scelto è quello di un attico super luxury ma ancora nella sua forma di cantiere, in divenire, in costruzione, a nessuno è dato sapere se e quando si concluderà. […] I membri della famiglia Dazeri si muovono agghindati e vestiti di tutto punto, così come il loro status sociale richiede, all’interno del cemento della loro terrazza, fra tondini di ferro, cassoni da edilizia e assi di legno. Ma nulla viene risparmiato: i loro party sono famosi, per cui la piscina ospiterà fiumi di champagne, maschere oniriche e feste forsennate. Il pubblico è un voyeur di questo spettacolo” (elemento scenico-drammaturgico nient’affatto trascurabile) “All’inizio tutto è coperto da un telo da cantiere (proprio come nella loro vita tutto è mascherato con un velo di borghese perbenismo) che via via si scioglie insieme allo svelamento delle vicende più intime della famiglia, finché tutto sarà sotto la luce del sole, finché tutti sapranno tutto. E qui inizia il dramma. Un lento decadimento dello status sociale, dell’apparenza che con fatica per anni Guido e Fiamma hanno costruito, sarà causato da un semplice e innocente gesto di due ragazzi diciassettenni alla scoperta di sé stessi. Un piccolo gesto che causerà la distruzione della sfera sociale e lavorativa della famiglia fino a logorarne l’interno, il nucleo fondante. Anche la terrazza, metafora della loro esistenza, affronterà questo decadimento: dopo la decisione di cacciare di casa la colf e suo figlio, responsabile dell’accaduto, nessuno sarà più in grado di occuparsi della casa, di stuccare, riordinare, costruire, montare e smontare. La commedia si snoda con una delicata leggerezza parlando di temi profondi, senza far mancare gag e colpi di scena divertenti, fino a toccare il fondo, il vero fondo della piscina quando Guido, il capo famiglia, sarà vicino all’annegamento”.
Di assoluto spessore e rilievo l’interpretazione dei sei personaggi sul palcoscenico per opera di Alex Cendron, Paola Giacometti, Federico Lotteri, Giulia Merelli, Claudia Negrin e Daniele Pennati, e molto riuscito è anche l’allestimento scenografico.
Vale la pena di riportare anche uno stralcio delle note drammaturgiche… “Un’avventura familiare dolceamara, totalmente ambientata dentro e attorno alla piscina sulla terrazza dei Dazeri, monumento al loro benessere e alla loro volontà di “raggiungere il cielo”. E l’acqua, fluido primordiale che genera e trasforma, bagna l’intera storia: dall’acqua al cloro della piscina all’urina, alle lacrime, al sudore per l’afa. La storia di un’estate, divisa in tre parti/capitoli/atti (giugno, luglio e agosto) che racconta della solitudine dei membri di una famiglia che non si conoscono per davvero, intrappolati nella loro quieta disperazione, analfabeti sentimentali che non riescono a comunicare. La paura di diventare/tornare poveri, del fallimento economico e sociale, la paura di essere giudicati dalle altre persone (colleghi, amici, parenti). Il loro appartamento è diventato sempre più grande negli anni e ha finalmente raggiunto il cielo, ma dentro di sé stanno collassando, sprofondando giù, ciascuno con la propria tacita invisibile disperazione. […] Il divario tra noi e la rappresentazione di noi è in continua crescita”.
Ecco una delle domande fondamentali suscitate dallo spettacolo, dopo avere tanto riso, nonostante la lontana eco di un tragico coro… In verità chi siamo e perché? E quanto ci conosciamo l’un altro, sempre che conoscere l’altro sia possibile? E amore che è? E l’universo sconosciuto dei figli, proiezione di sé e, nel contempo, altro da sé?
Se questa pièce è sconsigliata a un pubblico di età inferiore ai 14 anni, per tutti gli altri è invece fortemente consigliata.

Alberto Figliolia

Bagnati-Piss and Love. Sino al 15 giugno. Teatro Libero, via Savona 10, Milano.
Orario spettacoli: da lunedì a domenica ore 21, riposo 14 giugno.
Info: tel. 02.8323126; e-mail biglietteria@teatrolibero.it; sito Internet www.teatrolibero.it

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