AUDI QUO REM DEDUCAM di Grazia Maria Schirinà 2


AUDI QUO REM DEDUCAMAUDI QUO REM DEDUCAM di Grazia Maria Schirinà
Melino Nerella, 2012 – pagg. 120 – euro 10

“Stamane ricorre il 47° compleanno di mia madre. Non ho avuto il coraggio di farle gli auguri. In questo giorno, negli altri anni, abbiamo fatto festa, ora no”

Queste parole, annotate nel suo breve diario di guerra tenuto a Bronte nel 1943, scrive Giuseppe Schirinà, a significare l’intorpidimento e il blocco dei sentimenti e delle manifestazioni d’affetto primarie causate dalle quotidiane violenze della guerra.

* * *

Ho chiesto a Grazia Maria Schirinà di parlarci di questo volume, partendo dalla scelta del titolo, e di raccontarci di suo padre Giuseppe

(Massimo Maugeri)

di Grazia Maria Schirinà

Mi piace cominciare col chiarire a cosa si deve la scelta del titolo. In effetti, il quaderno, contenente il testo cardine di questo volume, portava sul frontespizio, come titolo, “Audi quo rem deducam”; si tratta di un verso tratto dalla prima satira, del primo libro di Satire di Orazio posto in enjambement tra il v. 14 e il v. 15. In particolare è la satira sulla medietas e, nello stesso tempo, sull’incontentabilità degli uomini e sulla felicità. “Est modus in rebus”, diceva Orazio e Giuseppe Schirinà, attento osservatore dei caratteri dell’uomo, spirito critico e dotato di grande senso dell’ironia, ha fatto suo il detto oraziano e lo ha sviluppato soprattutto nella prima parte del suo diario, che è una critica decisa e ferma del regime e dei comportamenti di chi, all’epoca, deteneva il potere. A questa prima parte segue l’annotazione diaristica del percorso intrapreso al seguito della madre, in tempo di Guerra, e, in particolare, nelle giornate cruciali che portarono allo sbarco ad Avola e al bombardamento a Bronte, dove si trovava ospite della sorella. La storia delle città della Sicilia Sud-orientale ha trovato un motivo d’unione nel ricordo affettuoso che di essa e dei suoi personaggi ha tracciato l’autore che, nonostante la giovane età, ha tratteggiato gli eventi con realismo e maestria toccante. La storia della famiglia è divenuta, attraverso la sua penna, la storia di Bronte e dei suoi palazzi, delle sue anime, dei loro drammi; ma la storia di Bronte, intrecciandosi con quella di Avola, ha avuto come scenario anche la storia condivisa di tutta la popolazione italiana che sperava nell’armistizio; è divenuta storia nazionale a riprova che ogni storia non è mai isolata, ma, pur appartenendo alla comunità in cui si vive e opera, nel contempo appartiene alla vita di tutto il popolo.

La mia opera, alla sua morte, avendo ritrovato nei cassetti della scrivania questo quaderno, è stata inizialmente di lettura della sua scrittura minuta e veloce e di trascrizione del testo. All’inizio non pensavo di pubblicarlo, ma poi, sollecitata da amici che lo stimavano, nella consapevolezza che “scripta manent”, ho ritenuto fosse opportuno dotare gli interessati di questo nuovo tassello, che serve a ricostruire alcune pagine della nostra storia.

Ho dunque sentito la necessità di documentarmi su fatti e persone di cui si parla nel testo e mi sono resa conto che ogni cosa è reale e concreta, nei nomi come negli orari e nei luoghi. Ho conosciuto, o meglio riconosciuto, persone e ho rivissuto, tramite i loro racconti, gli eventi già narrati. È stata un’esperienza strana e commovente allo stesso tempo. In considerazione poi che l’esperienza pone davanti esempi di vita vissuta in contesti simili, ma diversi, ho voluto approfittare della narrazione di altri illustri scrittori della città di Avola che mi hanno concesso le loro pagine relative all’invasione del 10 luglio del 1943, quasi a completare il quadro. Durante il convegno di presentazione dell’opera essi stessi hanno relazionato in merito all’autore e alla sua importanza e incisività nel territorio. Ho anche voluto avere un commento da parte del gen. Vella, nipote, che, seppur appena bambino all’epoca dei fatti, ha tuttavia dato una ulteriore lettura degli eventi, riuscendo così a colmare alcuni concetti volutamente tralasciati dall’autore del diario. È venuto a comporsi così un quadro che è una storia e, nello stesso tempo, un viaggio nel mondo dei ricordi che vale sempre la pena di rivisitare. Ho voluto rendere omaggio all’autore, ma anche e soprattutto rendere conto alla storia.

Il tema della Guerra sarà poi ripreso in “Nina”, romanzo appartenente al filone della letteratura-documento, vista come fonte di informazione storica.
Questa propensione per l’analisi della realtà vissuta è una costante di tutta l’opera, sia poetica che in prosa.
Mio padre era un “maestro” nel senso più lato del termine, non solo come insegnante di scuola elementare, visto che per motivi bellici non riuscì a conseguire la laurea in lingue straniere, ma come maestro di vita, di arte e di culto del bello. Un “signore” d’altri tempi, eppure di straordinaria attualità nel modo di gestire la sua sensibilità e nell’apertura all’altro. Forse a renderlo quale io l’ho conosciuto hanno contribuito tutte le vicende vissute in gioventù, dalla goliardia universitaria all’esperienza brontese; sono rimasta affascinata, leggendo questo testo, dalla puntigliosa descrizione di fatti e persone, che mi si sono parate davanti quasi reali, e dall’importanza che lui, sin da subito, ha attribuito agli eventi vissuti, sentendo la necessità di appuntarli così come ci sono pervenuti. Se considero poi la sua giovane età (aveva appena ventuno anni), allora resto “affascinata” anche dalla sua scrittura pulita e senza fronzoli, di gran lunga diversa da certi sproloqui e infarcimenti di gran parte della letteratura “commerciale”. Forse si aprirebbe un capitolo che non mi compete. A me va bene così e spero di avere ancora mezzi e tempo per dare lustro a un autore che merita.

La storia si costruisce per tasselli e questi tasselli hanno diverse sfaccettature; più ne abbiamo, meglio completiamo il puzzle; così dalla microstoria si passa ala macrostoria, dalla storia personale a quella collettiva, popolare. Certi volti e nomi non vogliono essere dimenticati; nonostante tutto, nonostante il tempo, vogliono dire la loro e dichiarare la loro permanenza su questa terra tramite noi e la nostra penna. È giusto così? Non lo so, ma a volte c’è un impulso che ci spinge a portare avanti dei progetti che non avevamo neanche lontanamente pensato di intraprendere. Così è capitato a me, ma penso che basta un poco di sensibilità per agire in tale modo, non necessariamente competenza letteraria. Se poi c’è l’uno e l’altro, allora il viaggio nel tempo è assicurato e sempre piacevole.

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2 commenti su “AUDI QUO REM DEDUCAM di Grazia Maria Schirinà

  • Giuseppe Di Bella

    Salve
    Volevo chiedere dove posso trovare questo volume, giacché non riesco a reperirlo da nessuna parte.
    In attesa di risposta, porgo cordiali saluti

    • admin L'autore dell'articolo

      Gentile Giuseppe, le invio una mail con i contatti dell’autrice, così potrà chiedere a lei direttamente.
      Cordialmente