ARRIVA ELENA BUCCI IN BARNUM


barnumAL TEATRO BINARIO 7
ARRIVA ELENA BUCCI IN BARNUM

Sabato 19 e domenica 20 marzo la Compagnia Le Belle Bandiere(vincitrice nel 2007 del Premio Hystrio – Altre muse per la sua attività) presenta, al Teatro Binario 7 di Monza, lo spettacolo Barnum di e con Elena Bucci,un intenso monologo che mischia a pagine letterarie, poesia, canto e musica.

Lo spettacolo, ambientato in un bar che sembra attraversare epoche e luoghi lontani tra loro, si inserisce all’interno del progetto Autobiografie di ignoti, un racconto in musica che si è moltiplicato in spettacoli diversi, modificandosi nel tempo e negli spazi e svelando le molte vite dei personaggi incontrati.
Elena Bucci, vincitrice nel 2000 delPremio UBU come migliore attrice, racconta: «Seduta ad un tavolino di un bar guardo la gente che passa, beve, parla, beve, tace, guarda, pensa, beve, ride, se ne va. Nel mio bar è sempre notte tarda, quando gli ignoti appaiono orfani o profughi, naufraghi dall’Occidente.
Fantastico sulle loro vite, su tutte le infanzie e tutte le morti.Intravedo i sogni inquieti e i legami. In loro mi perdo, mi moltiplico, mi dimentico.
Una patologia, un difetto? Mi sembrano re e regine, principesse e principi prigionieri dell’incanto. Il bar somiglia al mondo d’Occidente che muore. Dove sono gli assassini?Sto lì come un vampiro inoffensivo, un affettuoso testimone.»

Le musiche dal vivo di Dimitri Sillato si intrecciano alle registrazioni e agli interventi elettronici di Raffaele Bassetti che, insieme al disegno luci di Loredana Oddone e al contributo di Giovanni Macis, macchinista “al bancone del bar”, danno vita aduno spettacolo che tocca nel profondo, senza rinunciare all’ironia.

NOTE DI REGIA
Il bar che mi ha ispirato si avvicina, in questa nuova edizione, all’idea di un circo: Barnum è il circo sempre diverso nel quale ognuno si esibisce, attraverso numeri messi a punto con precisione e fanfaroneria, con studiata esperienza o con l’arte dell’improvvisazione, la vertiginosa sequenza dei salti mortali che vanno dalla nascita all’adolescenza alla maturità, passando per le capriole dell’innamoramento, il passaggio nel cerchio di fuoco delle relazioni e la clownerie involontaria di fronte ai mutamenti veloci del nostro tempo. Barnum è un’assemblea di personaggi resistenti, che si tengono bene avvinti alla loro autentica natura per non perdere la gioia irragionevole di stare al mondo. Parlano in poesia, in rima e in musica, per trasformare le vite vere in storie e ballate.
Barnum è una scusa per scrivere senza essere scrittrice, cantare senza essere cantante e danzare senza essere danzatrice, è una lanterna magica di immagini indelebili, impigliate nella memoria, dove risuonano il mio dialetto, racconti e canti. Dal mio anonimo bar, terrazza affacciata sul disgregarsi del potente mondo d’Occidente, tento un racconto di naufragio e salvezza.
Elena Bucci

RASSEGNA STAMPA
Barnum è un intenso ‘racconto in musica’ sul regno resistente delle ombre. Ovvero un circo bar immaginario, il Barnum, collocato in una Romagna desolata e stracca, che accoglie, come in un utero, un pugno di anonime esistenze desiderose di ascolto […]. La Bucci, fellinianamente, riesce a restituirne la dimensione a un tempo malinconia e meravigliosa, stravagante ma ‘umana, troppo umana’. […]. L’autrice – interprete, in breve, insegna a tutti dove pulsa la vera anima del teatro. Applausi a scena aperta.
La Stampa, Michele Weiss

Un’emozione intensa è ciò che rimane dopo aver visto lo spettacolo della compagnia Le Belle Bandiere. Una forte suggestione data dalla sapiente commistione di testo, musica, luci, ma soprattutto dalla straordinaria voce e presenza scenica diElena Bucci. […] Elena Bucci dà voce ai diversi personaggi, abbandonandosi su una sedia davanti a un bicchiere di vino o spostandosi tra i tavolini del bar, illuminati da numerose lampade che scendono dall’alto; un sapiente uso del proprio strumento vocale e una fisicità calibrata in ogni minimo movimento le permettono di creare sottili sfumature di toni e gesti. L’attrice diventa in un momento vecchia, giovane, donna, uomo dando prova di sorprendenti capacità attoriali: l’energia che erompe dal suo corpo, dal suo particolare timbro vocale, si percepisce ‘a pelle’, viene trasmessa allo spettatore che ne risulta ammaliato, conquistato e volentieri si arrende all’illusione del teatro.
Teatro e Critica Lab, Sara Maddalena

Luci basse e bottiglie mezze vuote. Il legno del pavimento che scricchiola sotto i passi, a volte leggeri altre pesanti, della bravissima Elena Bucci, che interpreta con grande passione e intensità questo monologo nato dall’osservazione della realtà mischiata a pagine letterarie. […] Poesia e canto. Danza e gesti ripetuti. Jazz e canti della musica popolare italiana. È tutto questo insieme. Uno spettacolo che, tra qualche risata e un bel po’ di verità, tocca nel profondo. E all’uscita del teatro viene voglia di rinchiudersi in un bar e di affogare in qualche bicchiere la maschera che ci portiamo addosso.
Persinsala, Michela di Michele

«La vita più te la godi e più ti fa male». E se le vite sono tante, se una sola non basta, si sente di più, si sogna e si soffre di più. Chi è capace di ammettere l’esistenza dentro di sé di centinaia, migliaia di io non riesce a calarsi in un’unica, limitata esistenza. Non gli resta che astenersi, scegliendo di rimanere per sempre uno spettatore, davanti all’infinito ventaglio delle vite possibili, al «punto zero» come lo chiamava Kierkegaard. Elena Bucci con il suo Autobiografie di ignoti fa di nuovo centro, drammatizzando una questione che accomuna gli uomini di tutte le epoche, i filosofi e gli ignoti affezionati al bicchiere. […] Seduta al tavolo di un bar, sotto la luce giallastra delle lampade basse, ha impersonato da sola una ragnatela di storie. Uomini, donne che aprono davanti al vino le loro vite, diverse per età, sesso, cultura, sogni e fallimenti. Dentro il bar le loro incapacità di comunicare si incontrano, diventano una storia, riacquistano la capacità di sognare. Sullo sfondo un misterioso signore ‘che ha studiato’ e a cui la Bucci rivolge alla fine la parola immaginaria che chiede risposte. È Pessoa, osservatore per una vita, astenuto dalla propria per vivere e raccontare tutte le vite altrui.
La Nuova di Venezia, a.li.
ELENA BUCCI
Regista, attrice, autrice di drammaturgie originali, Elena Bucci ha fatto parte del nucleo storico del Teatro di Leo di Leo de Berardinis partecipando a tutti gli spettacoli, da King Lear a Il ritorno di Scaramouche. Ha lavorato tra gli altri con Mario Martone e Claudio Morganti. Fonda con Marco Sgrosso la compagnia Le Belle Bandiere con sede a Bologna e a Russi di Romagna, per la quale creano spettacoli, progetti per la comunicazione tra le arti con musicisti e artisti visivi e contribuiscono con eventi alla riapertura del teatro. Cura regia, drammaturgia e allestimento di spettacoli distribuiti su tutto il territorio nazionale e all’estero, nei quali è spesso in scena, che spaziano dalle riletture di testi classici in chiave contemporanea – tra gli altri Macbeth, HeddaGabler, Locandiera, Antigone fino al cechoviano Svenimenti – alle drammaturgie basate sulla commistione di diversi codici artistici in luoghi non teatrali come Bambini, azioni di teatro pittura e luce, Smemorantide,Colloqui con la cattiva dea – piccole storie dalla grande guerra con musiche di Simone Zanchini – fino alle scritture originali – tra gli altri Non sentire il male, dedicato a Eleonora Duse, Barnum, In canto e in veglia (vincitore Teatri del Sacro) La pazzia di Isabella – vita e morte dei Comici Gelosi (con Marco Sgrosso)e Bimba, inseguendo Laura Betti – tutti realizzati in collaborazione con Teatri Nazionali, Teatri di Rilevante Interesse Culturale (in particolare il Centro Teatrale Bresciano), Festival, Fondazioni, Università e altre compagnie e attraversando cinema e radio. Si aggiudica, tra gli altri, il premio Ubu come migliore attrice, il premio Eti Olimpici per il teatro come migliore spettacolo per Le Smanie per la villeggiatura di C. Goldoni, il premio Hystrio Altre Muse per l’attività della compagnia.

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