Arancia meccanica di Anthony Burgess


arancia meccanica_foto francesco squeglia_ridottaA cura di Alberto Figliolia

In arrivo un millicente! Fuggiamo, drughi! Che bella devotchka: lubbilubbing… Un po’ di moloko per tirarsi su, niente è meglio del Lattepiù! No, non sono bezoomy, bratty, per Bog! Se lo dici ancora proverai il mio britva che ho in carman. Ci vuole gulliver, gulliverTolchock, tolchock, tolchock! Mirare a yarballe, yarballe, yarballe!

Criptico? È semplicemente Nadsat, il linguaggio inventato dallo scrittore inglese Anthony Burgess nel suo romanzo distopico A Clockwork Orange (Arancia Meccanica), ancor più noto per la trasposizione  cinematografica che ha realizzato quel gran genio di Stanley Kubrick. Il Nadsat è inglese con mescolanze russe, uno slang di cui si serve l’ultraviolento Alex, protagonista della vicenda con la sua banda di drughi (amici). Se volete divertirvi a conoscere il significato dei termini di questo gergo giovanile del futuro immaginato da Burgess fatevi un giro su Internet…

Arancia meccanica è un romanzo (e un film) di grande complessità, toccando temi di quasi inestricabile portata, dal punto di vista antropologico, sociale, culturale, religioso, politico: le ragioni del libero arbitrio; la possibilità di scegliere e il castigo di non poter scegliere; il condizionamento “istituzionale” che annulla volontà, pulsioni, desideri; l’asservimento mentale. Il film aveva una colonna sonora sontuosa, fra la musica classica e quella elettronica, immaginifiche e funzionali rielaborazioni, qui a teatro, al Carcano, dove sino al 24 aprile sarà in scena l’omonimo lavoro, è Morgan a occuparsi delle musiche, di grand’effetto, che ben si mischiano a quelle di Ludovico Van, così amato da Alex il teppista, raggio di luce nella sua truce e conclamata malvagità, e Ludwig – ahinoi! – ha incredibili effetti moltiplicativi in relazione al nefasto ed esaltato agire del suo fan la cui violenza si esplica ed esplicita in maniera ancor più feroce in quanto estetizzata…

Non è facile portare Arancia meccanica a teatro: una narrazione così dura, visionaria, dialettica, tormentata, simbolica, profetica. Rimanendo fedeli al testo e sapendo trarne gli elementi portanti ed essenziali, la rivisitazione scenica operata da Gabriele Russo è molto efficace, avvalendosi, oltre che per gli evocativi temi musicali di Morgan, di scenografie estremamente suggestive, acide e avveniristiche, con lancinanti ribaltamenti dei punti di vista, soqquadri psichici, frammentazioni di luci e movimenti, ben atte a sottolineare le sciagurate avventure/vicissitudini di Alex & Band, fra risse, pestaggi gratuiti, stupro, omicidio, tutta l’ultraviolenza ricercabile e fattibile.

Com’è noto, Alex da commettitore di violenze finirà in carcere dove subirà un trattamento antiviolenza,  a base di sostanze chimiche iniettate nelle vene e shock inflittigli dalla visione di filmati iperviolenti, ciò che gli farà odiare anche il suo amato Beethoven, la cui musica funge da sottofondo durante l’operazione di “pulizia fisico-morale”. Alex sarà “guarito” dai suoi istinti di violenza, reso un agnellino incapace di reagire, una macchina vuota, una sorta di automa. Alex è già una vittima, che ne subirà d’ogni genere. Ma… un pesantissimo trauma lo riporterà alla condizione originaria, pre-trattamento. Il dubbio è: non sarà anche questa una non scelta? O una scelta più condizionata che mai? Forse siamo tutti burattini, straniati, inconsapevoli, la volontà massimamente indebolita. E il Male assoluto esiste? Quanto esso è facile? Quale la sua intrinseca natura?

Con Arancia meccanica nella sua chiara dichiarazione d’intenti la chiave di lettura non è mai univoca. Una storia quanto mai attuale in “una società sempre più incline al controllo delle coscienze e all’indottrinamento verso un pensiero unico”. Le domande sono “scomode”, ma necessarie allo scuotimento dell’anima.

Alberto Figliolia

Arancia meccanica di Anthony Burgess. Teatro Carcano, corso di Porta Romana 63, Milano (MM3, Linea gialla). Fino a domenica 24 aprile 2016.

Regia di Gabriele Russo. Musiche di Morgan. Scene di Roberto Crea. Costumi di Chiara Aversano. Luci di Salvatore Palladino. Con Daniele Russo/Alex; Sebastiano Gavasso/Dim;  Alessio Piazza/Georgie;  Alfredo Angelici/Barbone/Dott. Brodsky/Padre Alex; Martina Galletta/Moglie Alexander/Adolf/Joe; Paola Sambo/Deltoid/Ministro/Madre Alex; Bruno Tramice/Alexander/Anziana signora/Cappellano.

Durata 1 ora e 35 minuti. Lo spettacolo non ha intervallo.

Orari: martedì, mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30; venerdì ore 19,30; domenica ore 16.

Info e prenotazioni telefoniche: 02.55181377/02.55181362; e-mail  info@teatrocarcano.com; sito Internet www.teatrocarcano.com.

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