Citazioni: Antonio Tabucchi – Tristano muore


Citazioni tratte da: Tristano Muore di Antonio Tabucchi

…non credo nella scrittura, la scrittura falsa tutto, voi scrittori siete dei falsari. O forse perché la vita uno deve portarsela nella tomba. Intendo la vera vita, quella che si vive dentro. Da lasciare agli altri basta la vita che si vive fuori, è già così evidente, impositiva.

… dove comincia la storia di una vita, voglio dire, come fai a scegliere? La si può far cominciare con un fatto, è vero, e io devo scegliere un fatto, (…)Perciò sceglierò un fatto. Ma un fatto comincia con un ; fatto? Scusami, sono confuso, non so spiegarmi bene… voglio dire, uno fa una cosa, e quella cosa che fa determina il corso della sua vita, ma quell’azione che compie è difficile che nasca come per miracolo, era già dentro di lui, e chissà come era cominciata… Magari un ricordo d’infanzia, un volto visto per caso, un sogno fatto tanto tempo prima e che credevi di avere dimenticato, ed ecco che un giorno avviene il fatto, ma l’origine… vai a sapere…

… come se gli ingranaggi si fossero messi in moto da soli, con la morte la vita aveva ripreso, e tutto andava ormai a una velocità incontrollabile, perché la vita è così, e la storia gli va dietro…

Sai cosa successe alla verità? Morì senza trovar marito.

Chi la conosce la malizia della materia? Gli scienziati? Voi scrittori? Potete conoscere i meccanismi delle cose, ma il loro segreto non lo conosce nessuno. Sai, fra le cose che sono c’è un’intesa che non conosciamo, è una logica diversa… La forza di gravità non obbedisce a quello che pensiamo, e neppure le combinazioni chimiche che ci hanno fatto studiare a scuola, dove una molecola di ossigeno si lega a due molecole di idrogeno per fare quel liquido che chiamiamo acqua… Bisognerebbe conoscere la tattica dell’universo, perché l’universo ha una sua tattica, ma sfugge ai laboratori… Il binomio di Newton è una grande cosa, ma le matematiche hanno altre profondità, altri misteri.

Le fotografie ci tengono il passo, noi ci raggrinziamo e loro ingialliscono, si deteriorano, hanno un epidermide come la nostra, sai, la pelle conserva quel mare interno di cui siamo fatti, perché siamo fatti d’acqua, protegge il corpo dal calore esterno e insieme mantiene il calore interno eliminandolo quando è eccessivo, col tempo… e quando il mare è evaporato resta un involucro tutto raggrinzito, inutile.

Scrittore, se guardi in biblioteca, accanto al tavolo sotto la finestra c’è il cannocchiale di mio nonno e il microscopio di mio padre… Che strano, pensaci un po’, mio padre studiava le vite vicinissime col microscopio, mio nonno cercava quelle lontanissime col cannocchiale, entrambi con le lenti. Ma la vita si scopre a occhio nudo, né troppo lontana né troppo vicina, ad altezza d’uomo.

La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Ap-pare… un po’ qua e un po’ là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, e qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cucuzzolo e che sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori col dito, degli andirivieni, sentieri che non portano da nessuna parte, e dai e dai, stai lì a tracciare andirivieni, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme… e poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più a fare ghirigori, sulla sabbia c’è un tracciato strano, un disegno senza logica e senza costrutto, e ti viene un sospetto, che il senso di tutta quella roba lì erano i ghirigori.

…sai, scrittore vorrei tanto avere un utero,ora, vorrei essere una donna, una donna giovane, bella, feconda, con al linfa che le circola nel corpo, sarebbe bello… e che è sollevata dalla luna come le maree, una donna che fosse l’origine del mondo, e invece ha due palle secche che la cancrena sta rosicando, e sto qui a raccontarti vento.

La trasmissione della carne serve a dare un senso alle rotazioni intorno all’asse su cui gira questo pianetino del quale siamo condomini, ma non ti illudere, il mondo non gira, è solo l’idea di uno scienziato ateo che si fidò di un’illusione ottica, è tutto fermo, è tutto fermo fin dall’inizio, nel senso che è tutto tale e quale, Tolomeo era un genio, è tutto fisso, come fu creato o come scoppiò da solo, tutto nacque e restò fermo, siamo noi che passiamo e crediamo che tutto segua la nostra deambulazione, ma è tutto fermo dai tempi dei tempi, immobile come questo meriggio, che è immobile anche lui dai tempi dei tempi, le senti le cicale e il caldo che entra dalle persiane e quella luce che ci invita a chiudere le palpebre per farci abbandonare all’oceano immobile che finge di muoversi? Eppur si muove… Illusione. Non si muove niente, il meriggio è fermo, era, fu e sarà così.

…Usciva nell’orto di notte, errava per i campi e per la vigna, si sdraiava sulla nuda terra, con le zolle si copriva la fronte in un segno di lutto tutto suo, e un po’ di terra la metteva anche in bocca, guardava in alto il firmamento, steso immobile in mezzo ai campi, cadaverico, anche se a volte alzava le braccia e le tendeva alla luna, o luna, guaiva, luna, mi senti, graziosa luna, mi intendi tu che vaghi silenziosa nei cieli e poi ti posi, luna, ascolta, quale vagare potrà consolarmi, ora che il mio orizzonte sarà fatto di ore interminabili e il mio tempo non è ancora finito, luna, il mio tempo è guasto, luna, se io morissi non sarebbe niente, il mio ramo è secco, le stagioni sono passate, e invece è morto il fiore, perché, luna, perché?, tu che fai crescere la linfa negli steli e gonfi gli oceani, luna che lieviti gli esseri che stanno sulla terra, luna di pergamena che suoni il violino, luna di cristallo, di zafferano, luna, puoi fare un sortilegio, c’è un luogo nel mondo dove invocandoti come facevano i sacerdoti antichi puoi far rinascere lo stelo spezzato?

Sai qual è lai vera natura del tradimento? E che è traditore, tradisce anche colui che tradisce, e non ha confini, come l’ombra sul paesaggio, cominci col tradire un amore, o un amoruccio, voglio dire una cosa da nulla, tipo un gatto, e poi finisci con l’arrivare a te stesso, ma tu non lo sapevi che saresti arrivato a te stesso, altrimenti non avresti fatto la prima mossa, e invece proprio quella mossa là, una robetta da nulla che ti sembrava così insignificante è diventata una catastrofe, è un’alluvione, la piena ti trascina via, tu annaspi, annaspi, non si può nuotare nella piena…

La vita… un romanzo letto una volta sola tanto tempo fa

La storia è una creatura glaciale, non ha pietà di niente e di nessuno

Le parole sono suon fatti d’aria

…se ti metti a guardare nelle piaghe più nascoste della società, qualsiasi essa sia, scopri la pazzia.

Però lui non era come loro, era gentile, si è spogliato con pudore, e aveva un membro piccolo, un po’ ritorto, come certe statue di satiri delle terrecotte del museo di Atene. E non voleva tanto una donna ma soprattutto parole di conforto, perché era infelice, e io ho finto di dargliele, per umana pietà. Ti ho cercato, amore mio, in ogni atomo di te che è disperso nell’universo. Ne ho raccolti quanti mi era possibile, nella terra, nell’aria, nel mare, negli sguardi e nei gesti degli uomini.

Tutto ho raccolto di te, briciole, frammenti, polvere, tracce, supposizioni, accenti restati in voci altrui, qualche grano di sabbia, una conchiglia, il tuo passato immaginato da me, il nostro supposto futuro, ciò che avrei voluto da te, ciò che mi avevi pro-messo, i miei sogni infantili, l’innamoramento che bambina sentii per mio padre, certe sciocche rime della mia giovinezza, un papavero sul ciglio di una strada polverosa. Anche quello ho messo in tasca, sai?, la corolla di un papavero come quei papaveri che andavo a cogliere sulle colline a maggio con la mia Volkswagen, mentre tu stavi a casa gravido dei tuoi progetti, attendendo alle complicate ricette che tua madre ti aveva lasciato in un libriccino nero scritto in francese, e io ti raccoglievo papaveri che tu non sapevi capire. Non so se tu hai messo il tuo seme dentro di me o viceversa. Ciascuno è solo se stesso, senza la trasmissione di carne futura, e io soprattutto senza qualcuno che raccoglierà la mia angoscia
…E invece il mondo è fatto di atti, azioni… cose concrete che però poi passano, perché l’azione, scrittore, si verifica, succede… e succede solo in quel preciso momento lì, e poi svanisce, non c’è più, fu. E per restare ci vogliono le parole, che continuino a farla essere, la testimonino. Non è vero che verba volant. Verba manent. Di tutto ciò che siamo,. di tutto ciò che fummo, restano le parole che abbiamo dettò, le parole che tu ora scrivi, scrittore, e non ciò che io feci in quel dato luogo e in quel dato momento del tempo. Restano le parole… le mie… soprattutto le tue… le parole che testimoniano. Il verbo non è al principio, è alla fine, scrittore.

…Ma nonostante quello che dicevo prima, su di te ho un vantaggio, amico, io sono voce, e la tua è solo scrittura, la mia è voce… la scrittura è sorda… questi suoni che ora senti nell’aria sulla tua pagina moriranno, la scrittura li fissa e li uccide, come un fossile candito nel quarzo… la scrittura è una voce fossile, e non ha più vita, lo spirito che aveva con quelle onde che vibravano nello spazio è svanito… fra un po’ la mia voce non ci sarà più, resterà la tua scrittura…

Titolo: Tristano muore
Autore: Antonio Tabucchi
Prezzo copertina: € 8.00
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Edizione: 4
Data di Pubblicazione: luglio 2015
EAN: 9788807884955
ISBN: 880788495X
Pagine: 162

 

 

 

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