Antonio Messina: Le vele di Astrabat

| dicembre 24, 2007 | 0 Commenti

A cura di Renzo Montagnoli

Quando mi appresto ad aprire un libro di Antonio Messina avverto già una trepidazione, perché so che sto per avventurarmi in un universo sconosciuto, in un mondo situato su un piano dove l’irrealtà è il riflesso, mediato dalla mente dell’autore, della realtà che ci circonda e in cui siamo immersi.
Leggere le storie di questo grande scrittore è come fare un viaggio nell’onirico e perciò al primo impatto può apparire anche incomprensibile, tanto che consiglio vivamente una preventiva lettura dell’eccellente nota introduttiva di Monica Cito.
Personalmente non trovo grandi difficoltà perché affronto il testo con lo stesso metodo che adotto con la poesia, nel senso che mi lascio andare, mi astraggo completamente da ciò che mi circonda e senza la necessità di soffermarmi sui vari punti proseguo la lettura in modo piuttosto rapido, tanto che assai alla svelta arrivo al termine del testo.
Ritengo anche doveroso precisare che i generi a cui ricorre Messina per mostrarci il suo mondo generalmente non rientrano fra i miei preferiti, passando dal fantasy de La memoria dell’acqua al fantascienza-fantasy, visti certi richiami mitologici, de Le vele di Astrabat. Tuttavia, affronto la lettura senza nessuna ritrosia e mi immergo completamente in un’altra dimensione.
Non sto a delineare la trama, fatta di apparenti discontinuità, ma ci tengo a precisare che il lavoro concettuale già avviato con l’eccellente La memoria dell’acqua qui è diventato più chiaro, in questa ricerca, che non è solo letteraria, di fuggire dall’estrema materialità della vita corrente per rifugiarsi in un sogno, dove elementi del passato si accavallano, si fondono, si dividono, implodono con visioni del futuro, quasi a dimostrare come sia vero che il concetto di tempo sia solo umano.
In questo senso l’autore ci prende per mano per accompagnarci nella sua realtà, senza tuttavia imporcela, perché le immagini caleidoscopiche che ci scorrono davanti possono essere viste a nostro piacimento, con la possibilità così di costruirci un nostro sogno, un rifugio a cui approdare dopo la tormentata esperienza di una vacuità morale del mondo in cui siamo.
L’abilità di Antonio Messina è di avere una scrittura in bilico fra la prosa e la poesia, con l’innegabile vantaggio, così, di poter far apparire come concrete cose che non lo sono, una tangibilità che aiuta il lettore nella completa immersione in un mondo che reale non è.
Astrabat è un pianeta di Sabbie e di Ombre, dove c’è un vento miracoloso che riesce a rigenerare le cellule, così da permettere agli uomini di rinascere. Ma è anche una metafora della storia umana, di una continua serie di apogei e di decadenze, di nascite e di morti, in un disegno i cui motivi non ci è dato di conoscere e che annulla di fatto il tempo.
Può venire in mente il bellissimo film di Kubrick 2001 Odissea nello spazio, ma non è così, perché Le vele di Astrabat ha una sua dignità autonoma, ha una forza che scaturisce dalle parole e che può consentire, a chi l’accolga pienamente, di rendersi conto di quanto potrebbe essere bella la vita solo che noi lo volessimo, solo che rinunciassimo all’egoismo per percorrere insieme, solidalmente, il viaggio terreno.
Non ci sono forzature, né imperativi nel procedere del testo, ma solo una sottile pacata malinconia che induce ad accogliere a braccia aperte il messaggio filosofico che lo permea.
Le vele di Astrabat è un’opera di elevato valore, da leggere, rileggere, assaporare prima con il cuore e poi con la mente.

Titolo: Le vele di Astrabat
Autore: Messina Antonio
Editore
: Ass. Culturale Il Foglio
Prezzo: € 10.00
Collana: Autori contemporanei
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8876061576
ISBN-13: 9788876061578
Pagine: 115
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

Note Biografiche dell’autore:

Antonio Messina nasce nel 1958 a Partanna, in provincia di Trapani. Vive a Padova. La sua prima opera di narrativa L’assurdo respiro delle cose tremule, incontra l’entusiasmo di molti lettori, ed anche la critica spende parole d’elogio. L’opera viene recensita su quotidiani, riviste telematiche e cartacee, e riesce a vendere un buon numero di copie in libreria, senza nessun supporto pubblicitario, grazie al passaparola dei lettori. Nel 2006 viene pubblicata la raccolta di racconti La Memoria dell’acqua – con introduzione di Elisabetta Blasi – per i tipi de Il Foglio Letterario, Piombino.
Altri racconti vengono singolarmente editi:
- da L’ombra nella Bottiglia è stato realizzato, nel [2005], un cortometraggio. Il progetto è partito su iniziativa del direttore artistico (Roberto Messina) del Teatro Scuola Grifo D’oro – nell’ambito di un concorso nazionale patrocinato dalla Regione Sicilia, provincia di Trapani, comune di Partanna, BBC Belice, Atp Trapani. Questo cortometraggio sull’alcolismo ha vinto nel [2005] il Primo premio a Città di Castello; il testo inoltre viene richiesto dalle migliori riviste telematiche e, pubblicato in cartaceo da Progetto Babele (Modena), da Tam Tam (Roma), nel [2005]
La Marea. Il racconto viene pubblicato, nel[2005], dalla rivista sarda Gemellae e richiesto dalle migliori riviste telematiche, anche internazionali: Casa da Cultura (Portogallo) Isla Nigra Sud America.
Alcune liriche sono presenti in qualificate antologie poetiche:
- E noi ad Amarci in antologia – Parole d’Amore, [2006]
Il Gesto in antologia- di I Segreti di Pulcinella, [2005]
Sogni di Carta in antologia Penna D’oca, [2005]
L’editore è Giulio Perrone, Roma
La lirica Fiumi di porpora compare nella sezione poetica della Biennale di Venezia-Repubblica.It.

Intervista a : Antonio Messina

a cura di Renzo Montagnoli

- La Memoria dell’acqua è una raccolta di racconti del genere fantasy, anche se del tutto atipica predominando l’aspetto filosofico. Le Vele di Astrabat è invece un romanzo di fantascienza. Questo tuo vagabondare nei campi dell’immaginario, pur se con finalità rivolte al reale e al presente, sta diventando una tua peculiarità. Al riguardo, ci vuoi dire qualche cosa di questo Le vele di Astrabat, magari esponendoci anche una breve sinossi?

Il mio vagabondare nel regno dell’immaginario, l’elevarsi, cercare segni tra le scie del cielo, mi ha permesso di vivere. E’ semplicistica la mia affermazione, ma non trovo altre parole. Questa vita vissuta nel “materiale”… bramosia, denaro, arrivismo mi procura conati di vomito, mi confonde, ottunde i sensi; ecco dunque che entra in gioco la volontà, il senso dell’infinito, il dilatarsi dell’anima, aspira a migrare alla ricerca di altre certezze, di spazi incontaminati, sogni inviolati, altre definizione dell’essere, altre scie di luce. Siamo parte del nostro passato, frammenti di un tempo andato, pezzi d’universo, storie già scritte, immagini sbiadite di una pellicola già incisa: amo il sogno, la libertà del pensiero, e odio l’ipocrisia, la falsità, la decadenza di questo tempo che illude, confonde, uccide. Questa volta il mio vagabondare si è fermato ad Astrabat, il pianeta di Sabbia e Ombre, dove un vento miracoloso interagendo con le cellule riesce a rigenerarle, permettendo agli uomini di rinascere: l’immortalità dunque? Ma la storia parte dall’inizio, con gli elementi che si uniscono, quelli leggeri che formano i Cerchi di Luce Energetica, e quelli pesanti che creano le Terre del Sole Pallido. Ma come spesso accade, tutto si complica, i due popoli si scontrano per la supremazia del territorio, il bene e il male a lottare, l’amore che cerca di colmare il vuoto creato… uno dei protagonisti, Otlan l’illuminato che prova a salvare il suo amore, per il mondo e la sua donna, Atzelil , e poi… Neilos, il guardiano delle stelle, colui il quale è stato inviato ad Astrabat per annullare il programma dei Migranti. Non è poi così complicato, basterà lasciarsi andare, aggrappati all’albero maestro degli Zefir, i grandi Velieri che solcano i cieli siderei.

- Nelle tue opere c’è sempre un messaggio di carattere filosofico e non manca ovviamente anche in questo tuo ultimo lavoro.

Ci vuoi spiegare come vedi la vita reale e come vorresti invece fosse?

Ho risposto già alla tua domanda, in epilogo. Vorrei un mondo migliore, un respiro diverso, pace, giustizia, altra definizione di bellezza, ma… semplicistica anche questa come risposta, anche se non trovo altre espressioni. Gli uomini complicano tutto: basterebbe togliere sempre qualcosa, per creare e poi costruire, amare ed essere felici, naturalmente quella felicità fittizia che appartiene agli esseri come noi, frammenti di un tempo folle, che confonde e ci illude.

- Anche Le vele di Astrabat è edito da Il Foglio di Piombino. C’è un motivo particolare per cui hai scelto questa casa editrice?

Una delle poche realtà editoriali che riconoscono la qualità e non chiedono contributi: nel pantano letterario italiano è un fatto rilevante.

- Abbiamo scritto prima che le tue opere sono una sorta di proiezione onirica, escursioni ampie e articolate nel mondo dell’immaginario. Non hai mai scritto nulla, invece, sul filo della memoria, cioè su eventi che riallacciano il passato al presente? Con l’occasione, considerato che sei anche alla tua terza pubblicazione, ci potresti indicare i tuoi programmi, ovviamente letterari, per il futuro?

Mi pare che si scriva, in Italia intendo, anche troppo di storie che viaggiano sul filo della memoria, avanti e indietro nel tempo a cercare passioni, amori, ingiustizie, tutto legittimo, tutto perfettamente letterario, ma io ho necessità di dilatare i pensieri, estenderli, ho la necessità del viaggio alla scoperta di altre definizioni dell’essere, mondi che non si palesano nella realtà tangibile, ma che comunque vivono , forse tra le stelle, o forse nei recessi più profondi della nostra memoria: sempre il solito dramma, il non sapere chi siamo e da dove veniamo. Le prime letture giovanili, inoltre, hanno formato il mio ” senso letterario”, nato per volere del fato, che decide il destino dei poveri mortali. Il futuro è pura astrazione e come tale non è programmabile, almeno per me; vorrei ancora raccontare storie, sognare e far sognare, forse per dimenticare un attimo le brutture dell’esistenza: serve anche a questo la letteratura.

Grazie per la disponibilità e le risposte puntuali ed esaurienti e auguri per un successo addirittura superiore a quello che hai ottenuto con La memoria dell’acqua.

di Renzo Montagnoli - Sito



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