Antigone ieri oggi e domani


L’opera umana più bella  è di essere utile al prossimo. Una parola sola ci libera da tutto il peso e il dolore della vita. Quella parola è amore. (Sofocle)

1. SEMPRE ATTUALE
Antigone è uno dei più grandi personaggi della mitologia e drammaturgia greca .“Antigone dall’anima di luce, dagli occhi viola”, come la vide D’Annunzio, è una creatura radiosa , una della più luminose della storia , che appartiene a tutti i tempi , come la descrivono alcuni dei più grandi filosofi , letterati e artisti , da Hegel e Holderlin a Goethe , da Nietzsche a Scarlatti e Mendelssohon , da Shelley a de Quincey e Kierkegaard , da Heideggher a Carl Orff , da Lukàcs al teatro di Judith Malina .
Antigone è una creatura che torna a noi dai recessi, dai segreti, dagli abissi più fondi della vita e della morte , e torna vittoriosa, nonostante ( o forse proprio per quello) il sacrificio della propria vita per un morto, il fratello Polinice. Antigone è ancora oggi fra noie ci propone una tragedia sempre attuale che nasce del conflitto tra Autorità e Potere, tra leggi Divine e leggi di Stato, ma è anche tante altre cose: una guerra tra i sessi, una dialettica intergenerazionale, un rapporto tormentato tra uomo e divinità che non si esaurisce qui, ma sarà anche di domani. Abbiamo tante Antigoni oggi fra noi e sempre di più saranno necessarie domani per salvaguardare la nostra umanità, il nostro futuro “umano”.

2. NATA CONTRO
Hegel riteneva che l’Antigone di Sofocle non solo fosse la migliore tragedia greca, ma anche l’opera d’arte più vicina alla perfezione tra quelle prodotte dallo spirito umano. Ricordiamo che “Antigone”  significa , in greco, “nata contro”, esprime opposizione. Per qualcuno è la prima, o una della primissime donne , che riesce ad entrare nella storia, anzi che “fa la storia” attraverso la volontà dell’azione diretta , un’ azione etica, esistenziale, quintessenza morale : l’uomo – diceva lo stesso Hegel-  non è nient’altro che l’opera da lui stesso realizzata.  L’atto di Antigone è il più sacro che una donna potesse compiere, a quel tempo, seppellire un morto ,ma è anche un crimine , una ribellione non solo alla legge ingiusta e inumana , ma anche allo stato di soggezione della donna . Antigone incarna una femminilità soggetta per millenni agli oltraggi e alla condiscendenza del maschio, ed è quindi la femminista ante litteram che agisce contro la cecità e la barbarie maschili che hanno portato l’umanità sul ciglio dell’autodistruzione, come sottolinea Judith Malina. E nella parabola di Heinrich Boll  tutte le Antigoni sono “le chiavi della storia”, sono ancora oggi in marcia per ridare al mondo un volto “umano”.

3.LA COSCIENZA
L’uomo non conosce altra felicità se non quella che egli si va immaginando , e,  poi, finita l’illusione , ricade nel dolore di sempre”.(Sofocle)
Come Antigone…/ esci nella penombra e cammina/ davanti a noi un poco gentile, / con il passo leggero/ della donna risoluta / a tutto, /donna terribile per i tiranni e gli impietosi / donna distolta a forza dalla pietà/ di un abbraccio fraterno/  Oh, io so / come temevi la morte, / sorella mia cara / ma /ancora più ti faceva orrore /la vita indegna./ E  non fosti indulgente/ in nulla verso i potenti/ e non scendesti a patti /con gli intriganti,/ e non dimenticasti mai l’iniquizia e l’ingiuria / e sui loro misfatti non crebbe mai l’erba./
Questa poesia mette a fuoco il carattere di Antigone  , ci riporta con la memoria allo scontro tra Antigone, figlia di Edipo , con Creonte, suo zio materno, divenuto tiranno di Tebe, dopo la morte dello stesso Edipo e dei suoi figli Eteocle e Polinice. Una cosa che non era mai avvenuta nella storia, una donna che contesta un editto del re! Se poi consideriamo che Antigone vive nel V° secolo avanti Cristo  , in cui la donna  non contava nulla, al di fuori dei suoi doveri nel vestibolo della casa,  l’atto assume una forza e un’importanza che va ben al di là del femminismo ante litteram;  il suo moto di ribellione, dettato da motivi ideali, incomprensibili da chi la circonda, compresa la sorella Ismene, giunge fino a noi come un grido di sé. Antigone rivendica un diritto, quello di agire secondo la sua coscienza. Rifiuta la sopraffazione del potere per mostrare pubblicamente il sentimento di pietà, umano, vero, vivo, nei confronti del fratello. Antigone sacrifica la sua vita, che sarebbe stata falsa e costruita su presupposti per lei insopportabili, per esprimere sé stessa, il suo dolore, le sue emozioni, i suoi sentimenti. Antigone muore nel corpo, ma vive e sopravvive fino a noi – e per sempre – nella sua luminosa Anima.

4. MURATA VIVA
Non si può conoscere la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede amministrare il potere.(Sofocle)
Al re  Creonte che le dice, – Secondo te è giusto che i criminali ottengano gli stessi onori dei morti?  A chi assalì questa terra dobbiamo dare lo stesso onore di chi cadde per difenderla?-, Antigone risponde: -Mio fratello Polinice fu esiliato dalla sua terra e forse tu non sei estraneo a questo fatto…Sei tu quello che ha messo l’uno contro l’altro i due mie fratelli per prenderti il trono! …E poi chi può dire se fra i morti questa legge che tu applichi sia giusta? Ades desidera che qualsiasi morto abbia il suo rito, la sua sepoltura.
“Tu straparli, sei insensata, pazza! Il nemico non è mai un amico,neppure da morto”
“Io sono fatta per condividere l’amore, non l’odio!”
“E allora se vuoi amare scendi sotto terra e ama i morti. Io ,finchè vivo, non prenderò ordini da una donna!
Creonte fa condurre Antigone in un luogo non calcato da piede umano e la fa chiudere, viva, in una grotta rupestre, facendole somministrare quel tanto di cibo che basti a non commettere sacrilegio e ad evitare che l’intera collettività ne sia contagiata , così dice lui stesso. E là pregando Ades – il solo Dio che lei venera, capirà che venerare i morti è fatica sprecata.  Ma in realtà è proprio così?

5.GLI DEI CI PARLANO SOLO ATTRAVERSO IL CUORE
No, è esattamente il contrario. L’editto di Creonte è una punizione politica, che non tiene conto delle tradizioni familiari , né degli dei; per Antigone è un crimine ontologico, religioso. Nell’assumere la colpa inevitabile dell’azione , nell’opporre l’ontologico femminile al politico-maschile , Antigone si pone al di sopra dello stesso padre Edipo: il delitto di Antigone è pienamente cosciente . E’ un atto di padronanza di sé, prima ancora di essere un’accettazione del destino, un destino assolutamente ingiusto e ingiustificabile , ma che ella accetta senza ribellarsi , nella calma della sorte, raggiungendo così la parità e l’uguaglianza ante litteram dei diritti della donna, che non può essere mai basata sull’indifferenza , ma sull’azione in una dialettica speculativa in cui il dio è sempre maschile , ma è possibile che lo stesso dio , nella sua divisione interna , nella sua inquietudine infinita della sua essenza possa essere anche femminile. Onore quindi a Antigone, antesignana di tutte le donne che lottano e si oppongono a ciò che è ingiusto e crudele , per farci capire che “gli dei ci parlano solo attraverso il cuore. “.

6. LA VOCE DEI POETI
Nella “Canoa di carta” di Eugenio Barba rivediamo Antigone, fanciulla tebana , che esce di notte dalla città piena di cadaveri insepolti, frutto di una guerra fratricida, e ci chiediamo che cosa avremmo fatto noi nei suoi panni. Ella reca con sé un pugno di polvere / e lo sparge sul cadavere del fratello / a cui Creonte  ha negato la sepoltura. / E’ un rituale solo simbolico contro l’orrore della guerra civile / e contro l’orrore e la stupidità di ogni guerra di ieri, di oggi e di domani. / Antigone non riuscirà mai a seppellire il cadavere del fratello, ha solo un’anfora ricolma di sabbia , ma la sua è una necessità interiore, personale, un atto d’amore nei confronti del fratello ed un atto contro il potere dispotico. / Ed è per questo gestoche paga con la vita. Ma chi è disposto veramente ad amare, è disposto anche a morire.
Quella di Sofocle è poesia al più alto grado, e la poesia è  bellezza, è anima, ma è anche realtà. Ed è per questo che ogni politico illuminato dovrebbe ascoltare la voce dei poeti che nella loro essenzialità cercano sempre un tramite che possa far diventare comunione del tempo , fraternità, il senso dei loro versi in cui c’è un nodo che ci stringe all’origine , ci bacia le ferite del cuore alimentandoci d’incessante e intatto spirito d’amore, come tutte le mille Antigoni  dei nostri tempi che si occupano dei diritti dei carcerati,  e di quelli di chi desidera morire , come la nostra eroina, piuttosto che fare una vita da vegetale. Quanta cura, e quanta tenerezza , coraggio, sacrificio fino al massimo , della sua vita, ci mette Antigone nel volere ad ogni costo che a suo fratello morto venga data una giusta sepoltura, un funerale secondo il rito. C’è una scena bellissima che la ritrae con una  giara ricolma di sabbia , che versa sul fratello come fosse acqua lustrale, forse la stessa acqua con cui Bianca Mauro avrebbe voluto aspergere sul corpo di Allen David, il ragazzo africano morto nell’ennesima mostruosa stupida  guerra fratricida del Centro Africa, o quella di Luca, massacrato senza alcun motivo , per, inneggiare alla violenza , alla ferocia, alla bestialità , in una discoteca di Valencia.

7. I PIU’ GRANDI DOLORI SONO QUELLI DI CUI NOI STESSI SIAMO LA CAUSA

“I più grandi dolori sono quelli  di cui noi stessi siamo la causa. Non c’è nulla di peggio della sete di  potere e di denaro nella società umana”, ci dice Sofocle. . Come più volte detto , l’Antigone è la tragedia della “opposizione”. E’ una sorta di fatale concatenamento di cinque conflitti inconciliabili che caratterizzano da sempre la vita degli umani : uomo-donna, vecchi-giovani,  individuo-società,  leggi divine-leggi umane,  vivi-morti.
Creonte , alla fine si ravvede , grazie all’intervento di Tiresia , che gli predice una serie di catastrofe, e va a liberare Antigone dalla caverna in cui è imprigionata, ma è troppo tardi per evitare la tragedia. L’eroina si è appesa ad una corda. Il corpo di lei pende ormai esanime, da un cappio ricavato dalla sua cinta. Una vaga fosforescenza che emana da Antigone permette a Creonte di riconoscere suo figlio Emone , disperato, appeso al collo dell’amata , sua promessa sposa, preso nell’oscillazione di quel pendolo , che sembra misurare l’ampiezza della morte. Come aveva predetto l’indovino ,la disperazione rende folle il cuore dei giovani. Quando vede suo padre che gli intima di uscire dal sepolcro e di salvarsi, il giovane, in uno scoppio d’ira, gli lancia la spada contro, ma non lo colpisce, allora la rivolge verso sé stesso per ferirsi a morte.
Emone è la figura di giovane uomo non ancora corrotto dalla ragion di stato, o dalla megalomania della tirannide; è antimilitarista, umano, paritario. Insieme ad Antigone, i due giovani rispecchiano la speranza dell’umanità in un futuro migliore? .Certamente, ma io richiamerei l’attenzione sui due corpi, abbracciati l’uno all’altra, ma sospesi nell’aria, come se non ci fosse posto per loro , né in terra, né nell’Ade. Del resto Antigone è la pazza santa, è Antitheos , una contro dio, ma in senso divino, dice Holderlin. E a lei si ispirerà Dostoevskij nel santo peccatore che sfida Cristo per amore.
Nessun altro essere umano potrà mai superare la grandezza di Antigone, una creatura che dona tutta se stessa, la sua volontà, i suoi anni, la sua bellezza, la sua verginità, le sue naufraghe speranze di sposa e di madre, per un fratello morto , affinché gli venisse restituita  la dignità e la sacralità funebre , che è dovuta a ogni essere umano. Donare la vita perché un altro viva, è già nobile , grande ed eroico gesto, ma donarla per un morto, credo che raggiunga la vetta della nobiltà d’animo. Noi vi abbiamo narrato questa infelice e tragica storia  affinché sappiate che Antigone è viva  , e ritorna ogni giorno dall’ossario immenso di quelli che non potranno mai morire , ma saranno sempre accanto a noi, nei momenti in cui l’amore inventa il suo infinito.

Roma, 15 Settembre 2017
Augusto Benemeglio

 

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