ArteRecensione: Anna Maria Maiolino, O amor se faz revolucionário


Io sono io/ venuta al mondo dalla fessura e marchiata dal dolore/ a ferro e fuoco fui coniata nell’angoscia della comprensione/ ho deciso di vivere e vivo morendo/ ho scelto di essere artista/ essere madre/ costantemente bilancio la fantasia con la realtà/ tra l’io sono e l’io non sono/ bisogna tenere conto che non sono di qui/ né sono di là, sono di passaggio/ qualsiasi cammino mi porterà da un’altra parte/ di esperienze, io vivo/ voglio poter finire di contare tutte le stelle del firmamento/ ma non posso/ è più facile scolpire i pensieri/ ogni giorno uno nuovo/ mi destreggio con gli attrezzi/ cucino/ lavo anche e stiro/ grido di piacere e di dolore/ il mio sesso è un vuoto/ nel vuoto godo
O amor se faz revolucionário. Perché l’amore è sempre rivoluzionario, un fuoco che non si estingue nel corso dell’esistere, una passione bruciante per le cose del mondo, per le vicissitudini globali e per i destini individuali, interiori.

Anna Maria Maiolino, brasiliana (ma nata in Italia nel 1942 e trasferitasi con tutta la famiglia, come prima emigrazione in Venezuela nel 1954), ha scelto le vie dell’arte per raccontare quest’amore. Revolucionário, per l’appunto. La mostra che all’artista del Gran Paese dell’America Latina dedica il PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano è quanto mai vasta e varia, illustrandone tutte le fasi della complessa e affascinante speculazione intellettuale nonché i modi della ricerca formale ed estetica: si va dalle sculture alle installazioni, dai disegni all’uso dell’acrilico, dalle “cuciture” agli incredibili arabeschi con la penna, veri labirinti di segni dall’impagabile implacabile armonia, dalle fotografie ai filmati in Super 8 riversati in digitale, vere azioni performative e dichiarative.
Si muove Anna Maria Maiolino fra astrazione e impegno politico, fra sperimentazione e riflessione sociale, fra indagine del proprio sé e Storia, continuamente inventando, creando e ri-creando, con l’uso dei materiali più disparati – tecnologia (τέχνη) e finissimo artigianato che si compenetrano – argilla cruda (uno dei suoi marchi di fabbrica: Il mio primo incontro con l’argilla nel 1989 provocò in me una tempesta), legno, fili, gesso, carta, tessuti, ceramica, cemento, vetro, colori, per città immaginarie, vuoti abissali e pieni conturbanti, lacerazioni, buchi, dilavamenti e sgocciolii, riflessi e attimi fissati, analisi di corpi, sedimenti e sentimenti profondi, nei loro rapporti più eterogenei e multiformi (con una cifra stilistica, tuttavia, sempre riconoscibile). E contro i poteri codificati, oscuri…
“Traendo ispirazione dall’immaginario quotidiano femminile e dall’esperienza di una dittatura oppressiva e censoria – quella del Brasile dal 1964 al 1984 – Anna Maria Maiolino realizza opere ricche di energia vitale, che fondono in uno stile inimitabile la creatività italiana e la sperimentazione delle avanguardie brasiliane. Attraversata dal tema dell’amore – per le sue origini, la sua famiglia, la sua terra d’adozione e il suo lavoro – l’opera di Maiolino indaga i rapporti umani, le difficoltà comunicative e di espressione, percorrendo il labile confine fra fisicità e sfera intima e spirituale”.
Si susseguono quindi straordinarie serie dove la reiterazione assume aspetti sempre diversi, come in Indicios – raffigurazioni eseguite con filo su carta, appese in quanto leggibili da entrambi i lati, infinite e suggestive variazioni sul tema, ovvero quando la ripetitività quotidiana viene reinterpretata sempre in nuova maniera, germe di benefica ribellione, affermazione (nonostante tutto) del bello – come nei lavori della serie Da Terra-Errância Poética, più che materici: li si direbbe addirittura organici, autentici paesaggi del corpo – o come nelle Piccole Note e negli acrilici su carta delle Marcas da gota (“significanti appartenenti a un codice misterioso”).
Di potentissimo impatto emotivo sono i film, visibili e ascoltabili (In-Out Antropofagia) o gli scatti di É o que sobra e X in cui l’artista è ripresa nell’atto di tagliarsi lingua e occhio, chiare allusioni all’azione cannibalizzante e repressiva della dittatura, alla impossibilità di comunicazione, dialogo e verità. Quattrocento sono le opere esposte. Un viaggio estremamente coinvolgente; di più, empatico.

[…] sì, va bene!/ ammetto che anch’io voglio tutto/ voglio un amore totale/ un amore senza falle/ un amore senza dimenticanza/ un amore senza assenza/ senza separazione/ un corpo nel mio corpo per sempre

Alberto Figliolia

Anna Maria Maiolino, O amor se faz revolucionário, a cura di Diego Sileo. PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14, Milano (M1, Palestro). Fino al 9 giugno 2019.
Info: tel. 0288446359, sito Internet pacmilano.it.
Orari: mer, ven, sab e dom 9,30-22,30, mar e gio 9,30-22,30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).

 

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