Animali della letteratura italiana



A cura di Michele Lupo

Animali della letteratura italiana (Carocci) è un singolare lavoro, leggibile dai semplici curiosi delle patrie lettere come dagli studiosi, che si propone, più che nella veste di un erudito repertorio, come la trama di una domanda nascosta: possibile che gli animali e non gli umani possano essere protagonisti di una letteratura che non sia semplicemente favolistica? Io direi proprio di sì. Gian Mario Anselmi e Gino Ruozzi (che già si era applicato in altri libri allo studio dei bestari), dell’Università di Bologna, grazie agli interventi di molti studiosi (impossibile citarli tutti) hanno curato un volume interessantissimo, in certe pagine persino divertente – il che in ambito accademico è tutt’altro che scontato – scorrendo la storia della letteratura italiana dai suoi albori al ‘900, inseguendo bestie di tutti i tipi, nascoste o briose, impaurite o sorprendentemente audaci, a fatica rassegnate al ruolo di comprimarie: per individuarne movimenti, percorsi narrativi, significazioni simboliche. Il repertorio è assai esteso (come i contributi bibliografici), gli animali son veri o immaginari, uno zoo di creature note (elefanti, aquile, tigri, topi, capre, volatili d’ogni genere, cavalli, asini, farfalle, maiali, gatti, pennuti e pipistrelli, orsi e così via) cui aggiungere il bestiario di creazioni mitiche e letterarie presenti nella poesia d’ogni tempo. Bestiole e bestioni rivivono nella grande letteratura italiana e in quelle minore di vita propria o quali portati simbolici, allegorici di contenuti umani troppo umani. Alcune sono più affascinanti di altre, le sirene-bambine di Malaparte, le anguille di Montale, ma perché no gli allocchi, e mosche e tartarughe e sorci e porci che non t’aspetti. Sono esseri con i quali acclimatarsi piacevolmente o dai quali fuggire di corsa, del tutto chiusi nel loro mondo o spavaldamente capaci di fare capolino nell’esistenza degli uomini; a volte sembrano lontani come la luna, a volte servono come segnacoli che la luna indicano. E’ interessante notare come il periodo più ricco di spunti, quello durante il quale scrittori diversissimi fra loro hanno sentito il bisogno di far partecipare alle loro storie lupi, tacchini, cavalli, pollame, pennuti, pesci, ostriche e altre numinose presenze sia stato quello a cavallo fra fine ‘800 e inizi del ‘900: Verga, Pascoli, Tozzi, Pirandello. Guarda caso sono tutti scrittori decisivi, intenzionati a non fare “belle” pagine scolastiche (anche quando vi cedevano, specie Pascoli) e di sicuro innovatori, magari all’apparenza dimessi, ma dalla vista lunga, le antenne sensibilissime non a un vago, lirico bisogno di decantare un eden che non c’è mai stato, ma a percepire, descrivere e raccontare l’enormità di epifanie che dal mondo animale provengono, l’intreccio di trasformazioni che possono coinvolgere la vita dell’uomo se solo avesse la capacità di porvi attenzione. A loro non mancava.

Michele Lupo

Titolo: Animali della letteratura italiana
Curato da: Anselmi G. M., Ruozzi G.
Editore: Carocci
Collana: Quality paperbacks
Prezzo: € 17.00
Data di Pubblicazione: Settembre 2010
ISBN: 8843055089
ISBN-13: 9788843055081
Pagine: 287
Reparto: Studi letterari > Storia e critica della letteratura > Studi letterari di carattere generale

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