Andy Warhol e Marilyn Monroe, il genio e la passione


A cura di Arturo Casalati

Il più famoso esponente della corrente artistica denominata Pop Art è certamente Andy Warhol e la sua opera più celebre è senz’altro costituita dai tanti ritratti di Marilyn Monroe. Singoli, a quattro quadri, a nove quadri, a otto quadri in linea. Insomma, in tutti i modi possibili e immaginabili.
La caratteristica più evidente dei ritratti è la scelta di colori insoliti, originali, brillantissimi, sgargianti.
Warhol non era solo un pittore, era un artista a trecentosessanta gradi. Fotografo, regista di filmati, pubblicitario, o meglio autore di manifesti e di filmati pubblicitari.
Ma la forma espressiva più consona al suo talento era la serigrafia. Infatti, per realizzare le opere di dimensioni più grandi, sceglieva la serigrafia.
Nella serigrafia di grandi dimensioni ripeteva in modo ossessivo i miti del suo tempo, mitizzati dai mass media: Marilyn Monroe, appunto, il barattolo della Campbell’s Soup, la scritta e la bottiglia della Coca-Cola.
Cos’è la Pop Art?
Il termine è l’abbreviazione del termine “Popular Art” e si riferisce a un movimento artistico nato negli Stati Uniti d’America negli anni Sessanta. Era il decennio del boom economico e nasceva la civiltà dei consumi.
La civiltà, che ha poi generato la nostra attuale civiltà, che portò all’appiattimento della cultura ridotta solo e soltanto al consumo.
Per Andy Warhol l’arte era uno strumento per provocare e denunciare il sistema. L’artista si appropriava del linguaggio visivo dei manifesti pubblicitari ripetendo all’infinito le immagini dei prodotti di consumo.
Dopo i prodotti di consumo Warhol passò alle celebrità di Hollywood, e la più celebre, la più famosa, la più desiderata di tutte, in quel momento, era Marilyn
Monroe.
Ed è così che le serigrafie di Marilyn Monroe, le sue opere più famose, sono diventate delle vere e proprie icone planetarie che hanno dato a Warhol la fama imperitura.
Il divismo imposto dal cinema diede ad Andy Warhol l’occasione di cambiare le regole della pittura. L’artista non aveva più l’obbligo di inventare qualcosa di nuovo, doveva solo limitarsi a riprodurre le immagini tratte dai giornali, dalle riviste, dai manifesti cinematografici.
Con lui l’artista è diventato un manipolatore di simboli, uno che trasforma l’opera d’arte da unica e irripetibile a plurale e reiterata, fino all’all’infinito.
Nella Marilyn Monroe di Warhol il corpo non esiste, il colore naturale della pelle scompare, anche la sua vera identità scompare per diventare un “oggetto” (soggetto) di consumo di massa.
Per Andy Warhol l’arte deve essere “consumata” come un qualsiasi altro prodotto commerciale e trovare uno stretto contatto con la realtà della società a lui contemporanea, in particolare nella società che vive nelle grandi metropoli.
Allora Andy Warhol scelse la donna più famosa, più bella e più desiderata. Sarebbe interessante sapere chi sceglierebbe Warhol se vivesse oggi.
Le candidature sono aperte: decidete voi.

Arturo Casalati

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