Andy García e la libertà di Cuba


A cura di Gordiano Lupi

Celebrating Life in Union, il suo ultimo lavoro
Celebrating Life in Union, un documentario con protagonista Andy García racconta la storia di cinque cubani che si unirono alla Rivoluzione Cubana ma finirono nelle prigioni castriste e oggi vivono in uno steso paese degli Stati Uniti. Il 14 agosto lo potremo vedere al Festival del Cinema Internazionale di New York. Mai in Italia, credo.
Andy García non è nuovo a girare fiction e documentari sulla storia del suo paese che ha lasciato in età giovanile, nella speranza che posa servire a cambiare la situazione politica. Ricordiamo gli struggenti The Arturo Sandoval Story (2001) di Joseph Sargent, da lui interpretato, che racconta la vita del celebre musicista cubano e la storia della sua fuga, e The Lost City (2005), scritto da Guillermo Cabrera Infante, diretto e interpretato da García, toccante storia degli errori rivoluzionari e della divisione tra famiglie cubane.
Andy García questa volta è solo la voce narrante, perché il regista – produttore è la venezuelana Gladys Bensimon.
“Ho contattato l’attore cubano, sia per la versione inglese che per quella spagnola, perché la sua storia personale è molto vicina ai drammi umani che racconto, anche la sua famiglia ha dovuto abbandonare Cuba”, dice la regista.
Il film narra la storia di cinque cubani finiti in carcere dopo aver lottato per la Rivoluzione, “traditi dal loro leader”, Fidel Castro, ma ancora amici, che adesso vivono a Union City (New Jersey).
“Le loro storie mi hanno commosso, soprattutto mi ha fatto star male vederli piangere ricordando i loro amici. Aldo Chaviano, per esempio, è il solo sopravvissuto di un gruppo di 19 persone e ha visto fucilare i suoi compagni”, riferisce Bensimo.
I protagonisti del documentario sono: Chaviano, condannato a 26 anni di galera, José Gutiérrez Solana e Aurelio Candelaria (rispettivamente 10 e 26 anni di carcere), così come Ángel Alfonso e Aniceto Cuesta (20 e 13 anni).  Il più giovane di loro aveva 15 anni e il più vecchio solo 19 quando si unirono al movimento che nel 1959, guidato da un giovane Fidel Castro, sconfisse Fulgencio Batista.
“Erano giovani lavoratori, studenti universitari, maestri, agricoltori, che lottarono contro Batista. Credevano che Castro volesse restaurare la democrazia, come aveva promesso, e proclamare le elezioni, ma non accadde. Furono traditi da Castro e finirono per ribellarsi guidando una sorta di rivolta sulle Montagne dell’Escambray. Per questo furono arrestati e condannati come traditori, mentre chi era venuto meno alle idee base della rivoluzione era proprio Castro”, afferma la regista.
La cineasta ha intervistato anche lo scrittore Huber Matos, 93 anni, ex comandante della Rivoluzione che rinunciò a seguire le orme di Fidel dopo la promessa incompiuta di convocare elezioni. Matos venne accusato di tradimento e di conseguenza un gruppo di giovani prese le armi contro Castro. Nel documentario, uno degli ex prigionieri politici, Ángel Alfonso, dice che conoscere il caso di Huber Matos “aprì gli occhi a tutta la gioventù cubana”. Chaviano, da parte sua, dice  che Fidel Castro li “ingannò” e che di fronte al suo “tradimento”, decisero di impugnare le armi un’altra volta.
Celebrating Life in Union racconta le storie degli ex prigionieri e delle loro famiglie, che pregarono perché non venissero giustiziati. I protagonisti assisteranno alla presentazione del documentario a New York. “Sarà un omaggio per loro”, ha detto la regista.Il trailer (in spagnolo e inglese):

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=x0F63MMARbs#t=27s

Gordiano Lupi
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