Alessandro Cascio – Splatter baby
A cura di Miriam Ravasio
Spoon, i ragazzi vogliono solo divertirsi
Se l’ape vien mangiata, i mosquitos sparano fino all’ultimo colpo.
Splatter Baby di Alessandro Cascio è un testo terribile come l’Apocalisse di san Giovanni e feroce come l’ordinaria cronaca di una Babele globalizzata da una comune cultura, ma dispersa negli “io” creativi e sociali che vestono l’Arte di tristi grembiuli sporco resistenti. Blu o grigi? Dibattono genitori e insegnanti mentre i figli incatenati al Ritalin pianificano le performances e un’ape, antico simbolo del ciclo infinito della vita, entra con il panino nella bocca dell’agente Stingard. Pronta a farsi inghiottire nel labirinto crasso del Drugo (correttamente Droog) di Arancia Meccanica, riabilitato nel potere dopo l’immaginifica e coercitiva cura. Un intreccio fitto e ricco di citazioni (letteratura, musica, film) e rimandi, che i lettori pischelli probabilmente non sapranno cogliere, salvo la volontà curiosa di approfondire, ma padri e madri sicuramente sì; ed a loro e agli insegnanti e agli artisti tutti questo libro si rivolge. Perché Splatter non è un testo “cannibale”, il male non ha nulla di grottesco è solo negazione del divino e dell’infinito, accettata e condivisa nell’assenza del bene responsabile.
Il vecchio Zio Tom, qui bidello Cooper monco della sua cristianità e normalmente estraneo a quel che avviene, si risveglia all’atto di morte di un corpicino, anch’esso monco, di una piccola “Eva” compromessa e violata come tutti i bimbi della scuola di Trenchtown. A sud dell’Inghilterra, in Jamaica dove Bob Marley cantava “non lasceremo mai piangere i bambini” il loro mondo è costruito dai grandi. Nostre le storie, le immagini, la vita e “c’è da chiedersi, adesso, di chi sia il mondo fantastico, se di chi lo crea o di chi l’osserva”.
Le Biennali d’arte delle rane (finte) crocefisse e dei cani (veri) morti per fame esprimono il loro senso: sono il guaito disperato del carlino Shaft imbullonato vivo sulla Sperling o i lampi di furore dei gatti arsi, sempre per gioco, perché Spoon,i ragazzi vogliono solo divertirsi. E il gioco, pagina dopo pagina si espande come pianta devastante nella complicità o indifferenza del tempo che muta solo al peggio. “Se i bambini stavano inchiodati alla Real Television piuttosto che i polizieschi, era perché, tra le due violenze, le reali erano più palpabili, la morte non diveniva più finzione e il dolore non era oggetto di una buona recita”
La polaroid di Bruce Nauman batte Handy Warhol e le sue serigrafie; Rosalie e Kitty, color latte e caffè su fondo ciclamino e una pennellata verde tinello che raggruppa sensi diversi, sono adolescenti ai margini sul divano Ladies and Gentleman; ragazzine dai diversi destini ma entrambe non protagoniste, non più quando la storia si fa militare, corre a “Palla di lardo” e le fotografie, scattate e rivendute al pubblico dei compagni di classe, diventano reperti.
Il Sole e la Luna, l’Uomo e la Donna, le Femmine che sotto sono sporche e i Maschi, capaci di mangiarsi anche la merda; come veri signori delle mosche!
Protagonisti principali sono Miller e George, né amici né antagonisti ma aspetti di un unico effetto; Miller figlio e orfano del grande Cacciatore è il fiore carnale disegnato da Gerald Scarfe in The Wall, una cattiva immagine animata; il senza padre e orfano di madre George, invece è una rosa senza cura, un bambino vero cui viene negata la conoscenza della sua natura d’uomo. “Quella impaurita e bisognosa di pietà” che trova riscatto e forza solo nell’amore: Ti amo Christine, insegna nella sua ultima lezione il giovane professore.
Due capitoli del libro hanno per titolo una data il 22 dicembre 1997 . Giorno dell’epilogo narrativo, con tutti i protagonisti della fiction in scena, fuori e dentro la scuola, chi si salva e chi no e 22 dicembre 1997 giorno di un fatto realmente accaduto nel Chiapas; un gruppo paramilitare messicano massacrò una comunità indigena, nell’ora della messa muoiono 45 persone, tra cui 4 donne incinta. E’ un cerchio chiuso, una O rossa tracciata con energica abilità (la firma dello scrittore-artista) attorno allo stato dell’Arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica e/o della sua disumanizzazione.
Ultima cosa, anche se le “immagini che stiamo per trasmettere sono adatte ad un pubblico adulto” Splatter è per tutti, ma i pischelli stiano attenti, perché niente sarà più come prima, nemmeno mangiarvi una brioche. Bye Bye.
Miriam Ravasio
Titolo: Splatter baby
Autore: Alessandro Cascio
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8876063501
ISBN-13: 9788876063503
Pagine: 160
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea















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