Alessandro Baricco – La Sposa giovane


A cura di Mario Ughi

Ogni volta che penso di scrivere qualcosa – impressioni, mai la trama – su di un sempre ultimo romanzo di Baricco, faccio un giro veloce sul Web, per leggere le opinioni di altri. Trovo molti articoli costellati di critiche, imbevuti di delusione, dove spesso l’autore viene tagliato a fettine sottili. Non tutti, ma una buona parte. C’è addirittura chi si consente critiche feroci, pur affermando di non aver mai letto niente di questo scrittore. Sembra che di Baricco si possa dire e fare di tutto, e soprattutto affermare che con l’ultimo romanzo ha fortemente deluso la gran parte dei suoi estimatori. E ce ne saranno, visto che la libreria vicino casa ha dedicato una intera vetrina a ‘La Sposa giovane’.
Ma c’è chi ricordando ‘Oceano mare’ lamenta di non trovare la stessa visone onirica, e altri che rimpiangendo ‘Seta’ provano nostalgia per un certo tipo di poesia e musicalità nella prosa. Ma voglio dire, mica si può pretendere che Baricco scriva sempre il medesimo libro, sarà figlio di una evoluzione, nello stile, nella capacità narrativa. Anzi, credo si possa affermare che anche lui, come ognuno, sia in cerca di qualcosa di nuovo, di più forte, potente.
Di diverso.
E quindi, se lasciamo perdere la perniciosa abitudine che ci spinge a cercare in Baricco qualcosa di già detto, e già visto e provato, possiamo affermare che ‘La Sposa giovane’ è un romanzo magnifico, suggestivo e ricco di colpi di scena, in cui la visione onirica si dispiega con una potenza mai vista.
La lettura di questo romanzo si può paragonare – o almeno io la paragono – allo sfogliare un album di vecchie fotografie in bianco e nero, dove personaggi sconosciuti si alternano in pose apparentemente consuete ma che sempre suggeriscono qualcosa di altro, di misterioso, una solida determinazione nel resistere, con garbo, alla vita.
Un uomo dorme disteso sul divano, tra le dita un calice pieno. Lo Zio. Una giovane donna, bellissima, sembra col suo sorriso sfidare l’eternità, e nulla, nella sua posa, potrebbe far capire che la sua bellezza, una volta in piedi, viene delusa dal fatto che risulta sciancata. La Figlia. Un uomo seduto alla scrivania nasconde con serena decisione la malattia destinata ad ucciderlo, e la feroce determinazione a voler mettere ordine nel mondo, ma non tutto naturalmente: solo quella piccola porzione che lo vede coinvolto. E non nasconde solo questo, il Padre, ma io non posso dirlo, e non voglio. Sfogliate con lentezza le pagine: troverete la Madre, e il Figlio. E la Sposa giovane.
Ognuno custode di una storia.
Possiamo rimanere spaesati, già alla seconda pagina, quando improvvisamente si passa da una narrazione in terza persona, senza interruzioni e preamboli o giustificazioni, alla prima persona plurale. Si può pensare a un errore di stampa, si torna indietro, si rilegge, si resta perplessi. A che gioco giochiamo? Concediamo il dubbio, e proseguiamo. Dopo poco, il narratore, che sembra diventato un personaggio della storia, torna a colpirci dove meno ce lo aspettiamo, passando direttamente all’io.
Sono la Sposa giovane, dissi.
Bum. Chi è che parla a chi? Qualcuno ci prende per i fondelli? Con uno scettico sorriso, riprendiamo la lettura sino a quando il narratore stesso, con i suoi pensieri e paure e porzione di vita, entra nel romanzo. Sgraniamo gli occhi, questa poi. Metaletteratura. Parlando di sé, il narratore ci riporta nel romanzo, uscendone, per poi rientrare di nuovo, più in là, in modo devo dire molto elegante, piacevole, sfoggiando lo stesso garbo col quale la Famiglia affronta la vita.
Sono queste, le inutili acrobazie di cui qualcuno ha parlato? Personalmente, non ho mai trovato inutili le acrobazie, vado al circo per vederle, e chi riesce ad eseguirle ha tutta la mia ammirazione, perché ci vuole tempo e passione, e dedizione, per imparare a volteggiare dove i più si tirerebbero indietro.
E in conclusione, a quanti affermano che Baricco come scrittore non ha niente da dire, vorrei lasciare questo passo:
Abbiamo questa forza incredibile con cui diamo un senso alle cose, ai luoghi, a tutto: eppure non riusciamo a fissare nulla, torna tutto subito neutrale, oggetti presi in prestito, idee di passaggio, sentimenti fragili come cristallo. Perfino i corpi, la voglia dei corpi: imprevedibile. Possiamo bersagliare qualsiasi pezzo di mondo con tutta l’intensità di cui siamo capaci e quello, un’ora dopo, è di nuovo appena nato. Puoi capire una cosa, saperla fino in fondo, e lei si è già voltata,non ne sa nulla di te, ha una sua vita misteriosa, che non tiene conto di quanto hai fatto di lei. Quelli che ci amano ci tradiscono, e noi tradiamo quelli che amiamo. Non riusciamo a fissare niente, mi creda. Quando ero giovane, cercando di spiegarmi il sordo dolore che mi stava appiccicato addosso, mi ero convinto che il problema stesse nella mia incapacità di trovare il mio cammino: ma vede, in realtà si cammina molto, e anche con coraggio, intuito, passione, e ciascuno per il proprio giusto cammino, senza errori. Ma non lasciamo tracce. Non so perché. Il nostro passo, non lascia tracce. Forse siamo animali astuti, veloci, cattivi, ma incapaci di segnare la terra. Non so. Ma, mi creda, non lasciamo tracce neanche in noi stessi. Così non c’è nulla che sopravvive alla nostra intenzione, e quel che costruiamo non è mai costruito.

Mario Ughi

Titolo: La Sposa giovane
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Data di Pubblicazione: Marzo 2015
Prezzo: € 17.00
ISBN: 8807031310
ISBN-13: 9788807031311
Pagine: 183
Reparto: Narrativa

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