Alda Merini – Diario di una diversa

| novembre 3, 2009 | 0 Commenti

alda merini

Quando ero in manicomio, e vedevo l’erba dalla parte delle radici, ero convinta (e ancora lo sono) che il grande arazzo della volontà divina lo vedano gli angeli, mentre noi, incamminati verso l’indolenza o il sacrificio estremo, non comprendiamo nulla.

La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l’amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.

Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro.

Ascolta il passo breve delle cose.
Assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.

Del resto ero poeta», scrive Alda Merini nella prima pagina del suo L’altra verità. Diario di una diversa (1986) – a evidenziare, anzitutto, la sua più vera, peculiare condizione. Il suo essere poeta è prima del manicomio, è durante ed è dopo. «Il mio animo era rimasto semplice, pulito, sempre in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte»: apertura alla vita, quindi, con occhi vergini di veggente bambino.
No, non mi importa molto della poesia: la poesia è una delle tante manifestazioni della vita. È un modo di parlare, e può essere cattiva, buona, iraconda, inutile. È un modo di far teatro, è un modo di mascherarsi. La poesia può essere una maschera greca, un carnevale. Può essere una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. Sono tante le definizioni della poesia. Diciamo che la letteratura può essere anche un modo di sentirsi pazzi.
Un modo di parlare, di sentire e di sentirsi, di essere al mondo: ma modo irrinunciabile; investitura divina che non consente abiure; personalissimo, esclusivo esserci; condanna e dono insieme.
«Padre, se scrivere è una colpa perché Dio mi ha dato la parola per parlare con trepidi linguaggid’amore a chi mi ascolta?» (di Paolo Di Paolo)
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