Recensione: Albert Camus – Lo straniero


L’estraneità al mondo
“Oggi è morta mia mamma. O forse ieri, non so”
Già l’incipit, che riporto sopra, offre una visione, se pur ancor approssimativa di quel che è Meursault, il protagonista, un francese che risiede in Algeria e che in prima persona descrive la sua vita come se questa gli fosse estranea, come se lui vedesse solo da osservatore il procedere degli eventi. E in effetti, insensibile a qualsiasi approccio affettivo, lascia scorrere l’esistenza di cui appare più  soggetto passivo che artefice. Diviso in due parti il romanzo porta alla conclusione un Meursault che uccide senza motivo, che viene condannato alla ghigliottina e che solo quando avverte che la sua fine è imminente prova per la prima volta un desiderio, quello di ricominciare, di ricostruirsi una nuova vita, come aveva fatto sua mamma quando lui l’aveva rinchiusa in un ospizio. Lo straniero è un’opera di grandissimo spessore, anche se di primo acchito e affrontata con superficialità potrebbe apparire dimessa. La forza straordinaria del libro è che in realtà non porta nessun insegnamento, ma dopo averlo letto si avverte chiaro che in noi è cambiato qualcosa e che se anche non è stata una lezione però ha avuto un risultato eccezionale, nel senso che ci apre la piccola porta attraverso la quale entriamo nel mondo, ingresso che sarà tanto più redditizio quanto più giovani saremo, perché è evidente che è pressochè impossibile ritornare a vivere da vecchi. Alla luce di questo Lo straniero non è il classico romanzo con una trama che avvince, che appassiona, bensì è una meditazione sull’approccio di una persona con il mondo e il vero valore dell’opera, che la rende più che mai attuale, risiede nell’incompletezza dell’essere umano, nella sua assurdità di essere al contempo né morale e nemmeno amorale, un’ambiguità da cui non riusciamo, ma anche non vogliamo uscire.
Non è certo un libro di facile lettura, o meglio ancora quella che invece può apparire una facile lettura richiede continue riflessioni e approfondimenti, senza i quali la sola trama sarebbe ben poca cosa e appunto come ho scritto prima è alla fine che ci si accorge che senza che lo vogliamo qualcosa è cambiato in noi, che in fondo, sia pur su scala diversa, potremmo essere dei Meursault e che, forse, siamo ancora in tempo per ricominciare, per rapportare diversamente la nostra vita con il mondo che ci circonda.
Non aggiungo altro, se non l’invito a leggerlo.

Titolo: Lo straniero
Autore: Albert Camus
Prezzo copertina: € 12.00
Editore: Bompiani
Collana: I grandi tascabili
Traduttore: Perroni S. C.
Data di Pubblicazione: febbraio 2015
EAN: 9788845277634
ISBN: 8845277631
Pagine: 157

Scrittore, filosofo, saggista, drammaturgo e anarchico francese, importantissimo esponente dell’esistenzialismo. Albert Camus nacque in Algeria, dove studiò e iniziò a lavorare come attore e giornalista. Affermatosi con il romanzo “Lo straniero” e con il saggio “Il mito di Sisifo”, raggiunse un vasto riconoscimento di pubblico nel 1947 con “La peste”. Dal 1940 a Parigi, partecipò alla resistenza. Nel dopoguerra fu caporedattore del giornale “Combat”. Nel 1957 ebbe il nobel per la letteratura (con questa motivazione: “per la sua importante produzione letteraria, che con chiarezza e onestà illuminai problemi della coscienza umana nei nostri tempi”). Morì in un incidente automobilistico, a Villeblevin. Fra i titoli più celebri di Camus , oltre ai già citati “Lo straniero” e “La peste”, possiamo citare “Caligola”, “Il rovescio e il diritto”, “La caduta”, “L’uomo in rivolta”, “Il primo uomo”.

Renzo MontagnoliSito

 

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