AlbaNaia. Teatro Filodrammatici


albanaia-color - piccolaA cura di Alberto Figliolia

Con una facile campagna dalle montagne albanesi si sarebbero spezzate le reni alla Grecia. Questi gli intenti di Benito Mussolini. Ma la baldanzosa guerra di conquista del suolo ellenico si sarebbe rivelata un ben duro ostacolo. L’impresa tanto agognata e vagheggiata dal regime sarebbe infine costata decine di migliaia di morti e feriti e dispersi e congelati. I nazisti riuscirono laddove aveva fallito l’esercito di Re e Duce. Ah la vana follia della guerra e l’ottusità di ogni regime! A che valse, oltre ogni abusato concetto di vittoria o sconfitta, il sacrificio di quei nostri giovani soldati?
Vittorio Bellei – nome assunto in scena dal protagonista della vicenda Giovanni Bianchi – è un ufficiale medico, convinto fascista ma anche un idealista macinato dai dubbi che pian piano insorgono riguardo all’assurda e paradossale situazione in cui la Patria li ha cacciati. Ha abbandonato un figlio di pochi giorni Vittorio-Giovanni per partire per il fronte e la nostalgia lo assale e strugge. La visione sognante della pace domestica contro il presente di fame freddo sangue morte, e il nemico invisibile, sempre un po’ oltre. E poi perché? Se il nemico fosse il tuo Paese? Se tutti fossero carne da macello per la gloria di un re che sfila insensibile in parata?
Un solo attore in scena, in un monologo potente, interprete di più voci, e i canti e le note di un coro alpino sul palcoscenico a far da supporto/contrasto, in un tentativo di conciliazione che accende ancor più la fiaccola della malinconia facendo impietosamente rimbalzare le dicotomie. L’armonia dell’amicizia che nasce in situazioni estreme non basta a dare un senso, un qualsivoglia significato, all’orrore che si sta vivendo, all’abbrutimento. E il peso delle parole sovrasta.
AlbaNaia, il nuovo spettacolo in scena al Teatro Filodrammatici, si discosta dal cartellone cui ci ha abituati lo storico teatro milanese. Non è un testo sperimentale, contemporaneo o classico, né contaminazione di generi; è una storia semplice, ma potente, il dramma di un uomo in guerra, volontario e pure non disposto a rinunciare a una visione critica del mondo, alla necessità di un fraterno rapporto sociale o al suo dovere di medico. Uno che andrà fino in fondo con le proprie scelte, sino a morire nella tragica Russia innevata e battuta dal vento, in un’altra folle campagna bellica. AlbaNaia è tratto dalle pagine del diario (28 aprile 1940-22 aprile 1941) di quell’uomo, trasformato prima in libro (edito dalla Mursia) dal figlio Augusto, poi evoluto in pièce teatrale.
“Lo lessi con attenzione e rispetto. E via via che la lettura proseguiva mi emozionai, mi commossi. Più volte cacciai indietro le lacrime.
“Quando giunsi al termine della lettura, recuperai le piccole foto degli alpini al fronte greco-albanese che mia madre aveva preservato dal fuoco e le passai in rassegna, ad una ad una. Dentro di me avevo già preso la mia decisione: la storia di quegli uomini, con i loro patimenti e le loro speranze, avrebbe dovuto essere pubblicata. Avrebbe dovuto essere conosciuta”, così commenta l’autore Augusto Bianchi Rizzi.
Riuscita la drammaturgia per opera di Tommaso Amadio e Bruno Fornasari, senza sbavature e di grande forza la prova d’attore di Tommaso Amadio. Una bella sorpresa (anche a orecchie pacifiste) il Coro ANA di Milano coi suoi 18 alpini diretti dal Maestro Massimo Marchesotti, perfetto contraltare delle vicissitudini che s’accalcano dolorose e della tristezza che azzanna. Sullo sfondo una troneggiante e indifferente Natura, la mole del Guri i Topit, quella sacra maestà così estranea all’uomo costretto invece a rifugiarsi nelle trune, tanto lontano dal bello e dal giusto.
Scrivono a proposito del lavoro Bruno Fornasari e Tommaso Amadio: “Dal romanzo emerge la figura di un uomo che, di fronte alla morte e alla distruzione fisica e interiore causata dalla guerra, lotta per difendere il proprio credo ma soprattutto crede che sia necessario difendere l’essere umano, i suoi affetti e le sue speranze. Il racconto si prestava quindi all’indagine di un dilemma, complesso se approcciato soltanto in astratto, tra etica degli ideali e coscienza individuale nel momento in cui le circostanze possano decidere della vita e della morte di qualcuno”.
Al di là dell’analisi storica e della condanna, lucida o sprezzante, che tocca a Stati e regimi colpevoli di avere sacrificato genti, nazioni e generazioni, la vicenda raccontata è toccante, vera, profonda, avendo il pieno merito di stimolare alla riflessione su casi, destini e scelte individuali (ma sempre impattando sulle relazioni). Ed è commovente, senza retorica.

Alberto Figliolia

AlbaNaia. Teatro Filodrammatici (via Filodrammatici 1, Milano). Sino all’1 febbraio.
Orari: gio e sab ore 21; ven ore 19,30; dom ore 16.
Info e prenotazioni: tel. 02.36727550; e-mail biglietteria@teatrofilodrammatici.eu; sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu.

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